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Attualità di F. DEL RE del 14/11/2017 11:10:41
...E venne il giorno

 

Sono passati 11 anni e mezzo dalla distruzione scientifica della Juventus, elaborata sull'asse del Male Torino-Milano-Roma, "le capitali" dell'Italia economica, politica, industriale, pallonara.
Una vergogna nazionale che ha distrutto proprio la nazionale, il calcio italiano, dopo aver distrutto l'onore e la storia del suo club più rappresentativo.

Nella vita si paga sempre, si paga tutto. Non sappiamo quando, perché il tempo è galantuomo, ma alla fine il conto va saldato. Sempre. E così alla fine venne il giorno. Il giorno della tragedia nazionale, della disfatta "apocalittica" di un movimento che aveva cominciato a marcire a metà degli anni '90, quando, mentre il mondo del football globale andava verso investimenti strutturali, professionismo dirigenziale specialistico, riscoperta di valori tecnici, di vivai prolifici, di progetti industriali applicati al calcio, In Italia andava in scena la riedizione del ricco scemo, della macchietta piena di soldi che, spendendo e dilapidando fortune ad undici zeri, non poteva che essere tutelato da un ambiente di mentecatti, di ladri e di puttane, di lacchè e di traditori della peggior specie, che a quella tettona vizza che sprizzava latte rancido si attaccavano a ciucciarne il lurido nutrimento.

Solo un'azienda aveva le idee chiare per stare al passo con la storia che stava cambiando, con l'evoluzione del sistema calcio: la Juventus di Bettega, Giraudo e Moggi; così, nell'ordine gerarchico: Vice Presidente Esecutivo, Amministratore Delegato, Direttore Generale. La Juventus che programmava il suo nuovo stadio di proprietà, che programmava investimenti immobiliari per dare solide basi economiche alla società, che programmava il settore giovanile impostandolo come una risorsa vera e non come un inghippo imposto dalle norme federali, che donava alla nazionale, sì: donava, infami che non siete altro, tutti quanti, Commissario Tecnico, giocatori, esperienza, carattere, storia, alta qualità per vincere l'ennesimo mondiale in bianconero, almeno il terzo su quattro nella storia patria.

Tutto questo fu raso al suolo per calcolo politico, per dare il contentino ai ricchi scemi, per stabilire rapporti nuovi e far fuori personaggi vecchi, ormai troppo ingombranti per via delle loro spalle larghe fatte di competenza, capacità, serietà. Non potevano durare in un movimento di deficienti che negli anni si è piegato alle paturnie e ai denari volatili dei suddetti ricchi scemi e di tutta quella pletora di ruffiani di cui si circondavano. Hanno distrutto un'eccellenza perché svelava le miserie umane e professionali delle tre capitali d'Italia e dei loro rispettivi burattinai, un branco di farabutti da esiliare immediatamente. E non solo perché la nazionale non si è qualificata al mondiale, alla fin fine un fatto meramente sportivo, ma perché germi, virus, batteri di tal fatta non possono che minare l'intero organismo della nazione. Si parli di calcio come di industria, editoria, telecomunicazioni, alta finanza, banche, politica.

E si badi bene: il cancro è talmente esteso, si è talmente evoluto in metastasi, che il 13 Novembre 2017 è e sarà il giorno della Fine, il giorno del non ritorno, una fine procrastinata di due anni grazie, di nuovo, come sempre, al lavoro, alla professionalità, alla classe di uno juventino.
Già, la Juventus: fu la vostra delizia, nonostante la dipingeste come croce. Sarà per sempre la vostra dannazione. Che siate maledetti in eterno!

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