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Attualità di N. REDAZIONE del 08/01/2019 13:49:17
Agguato o regolamento di conti?

 

Al verificarsi dei tragici fatti precedenti Inter-Napoli il questore di Milano ebbe a dire, tra le altre cose, che si era trattato di «agguato con spranghe e bastoni, mentre scappavano l'ultrà (dell'Inter, ndr) è stato investito. ...L'agguato è stato degli ultrà dell'Inter ai pullman degli ultrà del Napoli». Ricostruzione che appariva frettolosa e non corroborata dalle immagini diffuse sul web: pullman di tifosi azzurri non si vedevano.

Confinare le indagini verso una sola direzione era riduttivo. E infatti, laddove il questore meneghino si focalizzava sui tifosi di casa, la magistratura indagava anche nell'altra direzione. Ma non bisogna dimenticare che ad essere coinvolte erano quattro e non due sole tifoserie; oltre alle due citate vi erano anche esponenti di quelle del Nizza e del Varese. Questi ultimi presenti forse solo per solidarietà ai cugini milanesi, i primi invece potrebbero aver aderito o co-organizzato gli scontri per vendicarsi di precedenti aggressioni subite qualche anno fa in una trasferta napoletana.

Di sicuro un clima simile non si crea perché da una parte ci sono i diavoli e dall'altra i santi. È noto che chi è rimasto vittima degli scontri fosse stato destinatario di due daspo, uno nel 2007 e l'altro nel 2012. Il padre ha ricordato che «i suoi amici dicevano che era un pochettino ultrà.... gli piaceva sfogarsi negli stadi». Con lo stesso metro devono essere considerati i "poveri aggrediti". Ancora non è stata confermata la veridicità dell'audio trapelato nei giorni successivi: «sono scese duecento persone e le abbiamo picchiate. Ne abbiamo investiti quattro o cinque con l’auto e siamo scesi con le mazze di ferro. ... Ci sono tante persone ferite sia dei nostri che dei loro. A loro però è andata peggio perché ne abbiamo feriti gravemente sei/sette. Ci sono quattro accoltellati, uno di Napoli e tre di Milano. C’è confusione! Ora stanno controllando i feriti Interisti, cinque/sei sono molto gravi, uno è morto. ... Siamo tutti insieme, li abbiamo distrutti! Ci siamo fatti valere con onore. La Napoli ultras è scesa in campo. Eravamo in cento e ne abbiamo picchiati centodieci, li abbiamo uccisi». Sentire questi reportage fa maturare un'altra idea a quella accreditata nelle prime ore.

Se un po' di chiarezza v'è stata è grazie a un giovane tifoso nerazzurro che ha collaborato e che ora viene minacciato insieme a tutta la famiglia. Un peccato capitale per tribù e clan che amano e preferiscono risolvere da sé, da "galantuomini", le dispute in corso. È indubbio che gli scontri di Santo Stefano non rappresentano un capitolo chiuso, ma l'apertura di una faida tra tifoserie che, intrise di sottocultura dell'onore, si muovono come tribù per provare ad ammazzarsi l'un contro l'altro, mischiando calcio, campanile, politica.

È quindi eretico pensare a un regolamento di conti fra gruppi di invasati che forse si erano dati appuntamento tramite social e di cui facevano parte, con eguali colpe e responsabilità, napoletani, varesini, nizzardi e interisti? Distribuzione delle colpe che trova riscontro con gli ultimi sviluppi investigativi e con l'iscrizione anche di otto tifosi napoletani nel registro degli indagati.

Se il questore di Milano ha chiesto «di vietare le trasferte ai tifosi dell'Inter fino al termine della stagione», quali provvedimenti chiedere per gli ultras del Napoli? È un caso che gli atteggiamenti dei tifosi del ciuccio li faccia trovare sempre al centro di disordini? Non è stato un caso che le loro intemperanze li hanno tenuti lontano dallo Stadium per qualche anno e che i tifosi juventini non possono andare a Napoli, pena la loro incolumità. Non è stato un caso che abbiano tenuto in scacco le autorità in occasione di una finale di coppa Italia. E non sono neanche episodici i casi di aggressioni alle tifoserie straniere ospiti nella città partenopea. I tifosi del Nizza per quello erano a Milano.

Quale sia il modello da adottare per estirpare la violenza dal calcio è difficile dirlo. Ma se non è possibile espellere i violenti, si potrebbe provare a tenerli al guinzaglio e decidere di confinare ciascuno a casa propria. Vietare tutte le trasferte per tre o più anni è ipotesi tanto utopistica? In fondo gli ultrà sino tutti della stessa pasta, anche se i napoletani giocano troppo a fare le vittime innocenti.



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