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Attualità di S. BIANCHI del 08/02/2019 09:17:55
A due settimane dall'Atletico - Champions League

 

Essere arrivati primi del girone H di Champions, dopo averle tentate di tutte per arrivare secondi, ci ha fatto il regalo dell’Atletico Madrid negli ottavi, mentre la Rometta, senza grossi meriti ma senza affannarsi per il suo secondo posto nel girone, ha avuto in sorte il molto più abbordabile Porto. Il Dio Eupalla di Breriana memoria ogni tanto si distrae: peggio degli spagnoli poteva toccarci solo il Liverpool.

I nostri iberici non sono proprio una squadra materasso, anche se il loro nomignolo “colchoneros” significa materassai e il soprannome ha una genesi che li avvicina proprio alla Juventus. Infatti, come nei suoi primi anni, la nostra Juventus aveva casacche di percalle rosa, il tessuto in cotone più resistente e a buon mercato, così l’Atletico giocava con maglie a strisce bianche e rosse, quella stoffa economica e resistente con cui erano rivestiti i materassi.

Detto questo, c’è da dire che l’unico precedente in Champions League non è del tutto beneaugurante, ammesso che andare a vedere i risultati ormai scritti nella storia, possa dare indicazioni su incontri di là da venire. Il precedente risale alla fase a gironi della Champions edizione 2014/15, e come allora, i tecnici erano Allegri per i bianconeri e il “Cholo” Simeone per i “rojiblancos” (l’altro loro soprannome: biancorossi). Sconfitti nell’andata di Madrid per la rete di quell’Arda Turan che oggi, in Turchia, rischia il carcere per aver picchiato una popstar ed è addirittura indagato per colpo di stato, il pareggio a reti bianche di Torino dell’ultima giornata ci consentì di accedere alla fase successiva come secondi del girone per poi andare a giocarci la finale col Barcellona. Inutile ricordare l’esito di quel confronto.

Se il precedente in sé ha poco valore, più importante il fatto che l’Atletico abbia un rendimento esagerato tra le mura amiche, con una squadra che, nella fase difensiva, incarna lo spirito guerriero che animava Simeone anche da calciatore. La situazione infortuni degli spagnoli, che aveva fatto temere per Saul, Koke e Diego Costa, prevede a breve il rientro in squadra dei primi due e l’inizio del reinserimento del terzo. Nel frattempo, Simeone sta cercando di inserire al meglio negli schemi il neo acquisto Alvaro Morata, per ovviare alla Griezmann-dipendenza che, per la scarsa prolificità del francese negli ultimi tempi, è costata la perdita di tanti punti in classifica.

La borsa, spesso il miglior giudice delle azioni dei governi, tra il “prima” e il “dopo” l’accoppiamento Juve – Atletico scaturito dalle urne di Nyon ha fatto passare le azioni di Juventus Football Club S.p.A da +1,4 a -1,5. Qualcosa vuol dire. Vorrà dire certamente di più la voglia della Juventus di dimostrare cosa vale veramente, la voglia di Ronaldo di mettersi in luce, il sentimento di rivalsa di Griezman nei confronti del portoghese, la voglia di vendetta sportiva di Marione Mandzukic, l’ex di turno, mai amato da Simeone. Soprattutto varrà il fatto se, a prevalere, saranno le individualità del “4-3-casino” di Allegri, verosimilmente Ronaldo, Dybala e Mandzukic, o la difesa superattenta, il disinteresse per il possesso palla e il contropiede orchestrato dalla squadra del “Cholo”.

Il bilancio complessivo contro l’Atlético Madrid sarebbe positivo, poiché di altri cinque incontri ne abbiamo vinti quattro e perso uno, eventi che portano il conto totale a sette gare giocate, con quattro vittorie, un pareggio, due sconfitte, con dieci reti fatte e sette subite. La prima doppia sfida si svolge nell’ambito della “Coppa Internazionale delle città di fiere industriali”, opportunamente abbreviato in “Coppa delle Fiere”, sostituita dalla Coppa UEFA nel 1971. Erano gli ottavi di finale dell’edizione 1963/64, e il 4 dicembre, la Juve allenata da Monzeglio, con Sivori capitano, regola gli spagnoli con una rete di Stacchini alla mezz’ora: non granché, in vista del ritorno. Al Bernabeu però, il primo gennaio, sì, proprio per Capodanno, la Juventus si ripete con un due a uno esterno dovuto alle reti fulminee di Dell’Omodarme e Menichelli: al nono minuto del primo tempo la gara è già praticamente chiusa. La stagione successiva, col nuovo allenatore Heriberto Herrera, per superare le semifinali occorrono tre partite. Tutto dal 19 maggio al 3 giugno 1965: allo Stadio Metropolitano è 3-1 per l’Atletico, con la tripletta di Aragonès che ribalta la rete siglata da Combin a fine primo tempo. Rispondiamo con uguale moneta al Comunale, con le reti di Menichelli, un’autorete spagnola e Bercellino I°, con gli avversari che riescono a portarsi sul tre a uno col solito Aragonès. La bella, al Comunale di Torino, vede sul tabellino il medesimo risultato: in svantaggio per un’autorete di Salvadore, Stacchini ristabilisce la parità, poi è vantaggio interno per un’autorete spagnola, col risultato fissato sul tre a uno finale da Salvadore, che si riabilita dell’infortunio iniziale. Quella coppa, ne avevamo già parlato, fu sollevata dai magiari del Ferencvaros.

Tante volte voi pensaste che questa statistica possa essere un fattore predittivo per la prossima sfida, mi permetto di ricordare che questi dati sono gravemente inficiati dal fatto che sono riferiti a periodi in cui era appena apparso in Italia il secondo canale RAI… e l’Atletico era una squadretta. E’ una doppia sfida tutta da giocare, ma ricordiamoci di una cosa: prima del sorteggio, quasi tutti parlavano di Juventus come favorita per la vittoria finale. Dimostriamo che è vero.



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