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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Farsopoli di N. REDAZIONE del 11/05/2011 07:39:06
Requisitoria Narducci. I requisiti

 

La requisitoria del dott. Giuseppe Narducci si fonda su un assunto piuttosto elaborato: l’esistenza di un’associazione a delinquere nata nella notte dei tempi, caratterizzata, nel periodo oggetto di inchiesta, da interessi contrapposti degli stessi associati (emblematica la questione della Fiorentina, ma anche le frizioni tra lo stesso Bergamo e Pairetto, ovvero ancora la posizione di De Santis che, sdoganandosi di tanto in tanto, sembrava più simile ad una porta girevole), e dove a capo del torbido sistema (la FIGC) è posto (per volontà degli associati a delinquere) un non associato a delinquere (Franco Carraro).
Un’associazione a delinquere più sgangherata mi pare difficile trovarla.
Ed è singolare, oggi, rileggere alcuni articoli di stampa pubblicati già nel maggio del 2006 ( il vaticinio), quando le indagini erano in corso: sono anticipate tutte le tesi della Procura di Napoli (neanche avessero avuto la sfera di cristallo).

Ciò che ha stranito tutti, da quello che si è avuto modo di ascoltare finora della requisitoria, è che il P.M. non ha minimamente considerato ciò che è emerso in dibattimento (fatta eccezione per la deposizione di Ancelotti, tacciata ovviamente di falsità perché contraria all’ipotesi accusatoria).
Per provare l’esistenza di un’associazione a delinquere sono state richiamate una decina di telefonate (su un totale di 170.000 intercettate), dalle quali l’unica cosa che emerge è che il mondo del calcio professionistico, i cui protagonisti si conoscono tra loro da una vita, era (ed è) un sistema di potere, come tale condizionato da continue pressioni da parte di tutti (se si fossero considerate anche le telefonate “sfuggite”), visto e considerato che un errore arbitrale può costare molto caro (anche e soprattutto dal punto di vista economico) non solo a chi è continuamente in lotta per le posizioni di vertice (come erano la Juventus e il Milan negli anni in questione), ma anche a chi lotta per non retrocedere.
Del resto, che tra tutti gli imputati intercorresse un vincolo associativo è circostanza paradossalmente scontata, per il semplice fatto che tutti facevano parte a vario titolo della FIGC (che è, per l'appunto, un’associazione).

Il punto è che da qui a dimostrare che il sistema era un’associazione a delinquere pilotata da Moggi, per favorire illegalmente la Juventus e alcune squadre amiche, ce ne corre (e di molto).
Anche perché, da quella che era l’ipotesi investigativa, la prova dell’esistenza dell’associazione sarebbero state le varie frodi sportive (i c.d. delitti scopo) che i singoli associatati avrebbero consumato per perseguire illecitamente i propri obiettivi.
Sennonché, proprio con riguardo alle frodi sportive, il dibattimento finora ha dimostrato l’esatto contrario.
Se è vero che la frode si può consumare anche a prescindere dalla materiale alterazione delle partite, è pur sempre necessario che qualcosa di illecito sia stato fatto per cercare di alterare i risultati.

L’esempio emblematico è quello dei “sorteggi pilotati” (uno degli originari cavalli di battaglia dell’accusa): i notai e i giornalisti, mai interrogati durante le indagini, portati a deporre in tribunale hanno clamorosamente smentito gli assunti investigativi, con specifico riferimento alle modalità di estrazione delle palline (nel senso che quella dell’arbitro veniva estratta sempre per ultima da un ignaro giornalista, e solo dopo che i designatori estraevano la pallina della partita).
Di tutto questo il PM, almeno finora, non ha detto parola.
Per non parlare delle ammonizioni dolose, che si aspetta ancora di capire quali e cosa siano.

In mancanza di prove su questo, parlare di associazione a delinquere rimane un esercizio dialettico, non molto diverso da quello che da oltre cent’anni si ascolta il lunedì mattina al bar.
Richiamare a riscontro un articolo pubblicato da Bergamo sulla Gazzetta dello Sport “concordato” con Moggi (il che, anche se fosse vero, fa ridere), piuttosto che una telefonata dove Bergamo, parlando con Mazzini, dice di avere detto a Moggi che “il mio obiettivo intanto è arrivare a giugno con la stessa dignità con quale ho iniziato il primo luglio del 99’”, suscita, se non altro, incredulità.
E dopo quello che è stato ancora detto sulla patente di Baldas, è difficile azzardare ipotesi su come andrà a finire per il povero Ignazio Scardina.

di Francejuve

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