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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di M. LANCIERI del 18/05/2011 08:07:33
Adieu Blanc!

 

C’è da aspettarsi che prima o poi il vecchio sogno di vincere all’Enalotto venga sostituito da qualcosa di più allettante: “Fare il lavoro di Blanc”. Non conoscevamo questo distinto signore francese fino al nefasto 2006, l’anno in cui la Juventus fu massacrata: inizialmente, il danno più grande sembrava essere quello della retrocessione (con penalizzazione) e della sottrazione di due scudetti. Negli anni successivi, i tifosi dovettero ricredersi: la rapina nella nostra bacheca, la Serie B (che provocò tanta soddisfazione anche al nostro avvocato “difensore”, per l’“ottimo lavoro” compiuto) e lo smembramento di una delle rose più competitive al mondo si rivelarono aspetti secondari, rispetto alla sostituzione di una dirigenza vincente sotto tutti i profili con un gruppo di dilettanti allo sbaraglio. La nuova “triade” era composta da Cobolli-Gigli, un avvocato esperto in liquidazioni societarie (sic!), Alessio Secco, il guru di mercato che fino alla stagione precedente si occupava dell’approvvigionamento di giornali e caffè per i dirigenti, nonché di portare il bigliettino con le sostituzioni al quarto uomo, e soprattutto Jean Claude Blanc, il super-manager fortemente voluto dall’incarnazione della più grande disgrazia mai capitata alla Juve, John Elkann.

Blanc presentò un curriculum ineccepibile: nato nel 1963, aveva organizzato olimpiadi invernali, gare automobilistiche e importanti tornei di tennis, nonché il Tour de France e la Paris-Roubaix. Peccato solo che di calcio non sapesse niente… Ma sono particolari irrilevanti: in fondo, andava a sostituire una dirigenza che negli ultimi 12 anni aveva vinto solo 7 Scudetti e centrato 4 finali di Champions League! E infatti, con l’umiltà che l’ha sempre contraddistinto, sentenziò immediatamente: «Il calcio è una cosa più facile di quello che pensassi». A dargli ragione sono stati i risultati che hanno caratterizzato la Juve da lui guidata: dopo una strabiliante vittoria in campionato (peccato solo che si trattasse della Serie B…), la Juve collezionò una terza ed una seconda posizione, per poi uscire definitivamente anche dal giro della Champions League. Il suo “projectò” quinquennale ha trovato la degna conclusione in questa stagione, nella quale la Juve molto probabilmente non riuscirà neppure a qualificarsi per la prossima Europa League (c’è da dire che se si doveva partecipare per poi fare la figuraccia di quest’anno, è stato effettivamente meglio esimersi) e ha accumulato un debito mostruoso.
Del resto, fu il suo stesso mentore John Elkann a spiegarci che la gestione finanziaria pre-farsopoli era “insostenibile”: effettivamente, era assurdo comprare giocatori spendendo poco e rivenderli guadagnando molto. Quel sistema di plusvalenze andava assolutamente rivisto. Ci ha pensato Blanc a correggere il tiro, insieme ai suoi degni compagni, inaugurando la sua “belle époque” con operazioni oculate, quali le cessioni a titolo quasi gratuito di Ibrahimovic all’Inter e Mutu alla Fiorentina e gli acquisti di fuoriclasse del calibro di Andrade, che tutti ci hanno invidiato.

In seguito ai grandi successi bianconeri, il manager francese decise di prendere in mano la società in maniera completa, rivestendo per qualche tempo il triplice ruolo di presidente, amministratore delegato e direttore generale. Da quel momento, la sua carriera è diventata il sogno di tutti i bambini, che alla domanda della mamma “cosa vuoi fare da grande?”, potevano rispondere senza esitazioni: “Mi piacerebbe fare il lavoro di Blanc, anche se non ho ancora capito cosa sia”. Effettivamente, considerando lo stipendio faraonico dell’amico di Elkann e il completo disinteresse che la proprietà dimostrava rispetto ai suoi risultati, è difficile immaginare una situazione migliore.
Terminata con successo la fase della Trinità e con l’avvento del cugino di Elkann ai vertici societari, Blanc si è dedicato anima e core al suo progetto più ambizioso: lo stadio di proprietà della Juve. Una trovata brillante ed innovativa, almeno in Italia, che potrebbe rivelarsi una grande opportunità per la Juve. Peccato solo che l’idea non fosse del manager francese, ma di chi l’ha preceduto ed è stato cacciato dalla proprietà, a causa di colpe tuttora ignote. Di suo, Blanc ci ha messo comunque l’impegno e i continui ritardi che hanno costretto a rimandare ripetutamente l’inaugurazione della nuova casa juventina. Senza contare un buon numero di incredibili imprecisioni progettuali, come quei fastidiosi tiranti che faranno compagnia ad alcune migliaia di malcapitati spettatori negli anni a venire.

Ora il compito di Blanc volge al termine e nell’ultimo CDA gli sono state tolte anche le ultime deleghe, lasciandogli però uno “speciale incarico” per terminare il lavoro relativo allo stadio (Elkann non poteva togliere al suo amico quest’ultima chance di vantarsi ancora un po’). Lo sostituirà nel ruolo di amministratore delegato Aldo Mazzia. Anche il suo curriculum non contiene nulla che c’entri con il calcio. In compenso, Mazzia ha un pedigree di tutto rispetto, certificato dalla stessa Exor. Come si dice in questi casi? Vuoi vedere che si stava meglio quando si stava peggio?

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