L’Alta Corte di Giustizia Sportiva ha dichiarato
inammissibile il ricorso presentato da Innocenzo Mazzini contro la FIGC sulla legittimità del procedimento di radiazione escogitato per estromettere definitivamente dal mondo del calcio Moggi, Giraudo e lo stesso ex vice presidente della federazione. Facciamo il punto della situazione.
La Commissione Disciplinare Nazionale si era portata avanti con il lavoro e aveva comunicato in giornata che si sarebbe riunita lunedì 6 giugno presso l'Hotel Parco dei Principi a Roma, per discutere la proposta di radiazione nei confronti di Luciano Moggi. Dopo che giovedì 19, nel tempo record di 24 ore scarse, aveva rigettato l'istanza di ricusazione proposta dall'ex DG della Juve. Una maledetta
fretta a un mese dalla scadenza della condanna a 5 anni con proposta di radiazione che per Giancarlo Coraggio, presidente della Corte di Giustizia Federale che aveva firmato il parere chiesto dal presidente della FIGC il 28 aprile scorso, era da considerarsi implicita “dopo aver erogato la sanzione della sospensione nella misura massima” e per Palazzi, secondo quanto ammesso lo scorso giovedì 19 maggio, era da respingere: “ho sottolineato che non c’era automatismo”.
Stesse argomentazioni per Giraudo, nonostante la linea difensiva diversa, improntata al bastone dell'avvocato Galasso, che ha lanciato a Palazzi l'accusa di
scarsa moralità della giustizia e alla carota dell’avvocato Krogh, che ha illustrato la buona condotta dell’ex AD della Juventus in questi cinque anni.
Il procedimento di ricusazione, ricordiamo il terzo dall’inizio del processo di Napoli, nei confronti della giudice Teresa Casoria, previsto per il 20 maggio scorso, è
slittato al prossimo 28 giugno a causa delle ferie anticipate di uno dei relatori. Il processo va avanti e per domani è prevista un’altra giornata di requisitorie per i pm. Come è ormai noto, la ricusazione della Casoria provocherebbe la sostituzione del collegio giudicante e una botta di arresto per il processo, che comunque non può arrivare a sentenza senza la decisione in merito alla ricusazione. Anche qui sembra si abbia una gran fretta, quella di
rallentare il processo e di non farlo arrivare a sentenza. L’avvocato Prioreschi ha già lamentato nel corso della trasmissione radiofonica “Il bianco e il nero” di giovedì scorso la difficoltà di portare avanti il lavoro delle difese in queste condizioni in cui tutto è
indefinito, ma si è detto ancora fiducioso di avere a disposizione un altro anno prima che intervenga la prescrizione a spegnere gli ardori difensivi di Luciano Moggi e dei rancorosi a oltranza. Tuttavia con la doppia velocità della giustizia sportiva e ordinaria non si può mai sapere. Soprattutto il tempo che ci vorrà a scegliere un paio di giudici che
capiscano di calciopoli. In sottofondo le dichiarazioni odierne di Abete, che imbeccato da Massimo Moratti che ci ha subito messo il becco, osservando che è un affare tra la Juve e la FIGC, si è sentito in dovere di rispondere alle lagnanze di Andrea Agnelli per i tempi lunghi della FIGC in merito all’esposto del 10 maggio dell’anno scorso, ai microfoni de "La politica nel Pallone", su Gr Parlamento. Secondo Abete la Federazione e la Procura, che ci tiene a precisare operano sulla base di quel principio di
autonomia sancito dallo statuto federale, contano di poter completare i lavori entro la fine della stagione sportiva, avendo ricevuto dal tribunale di Napoli i documenti validati, cioè le telefonate compromettenti per l’Inter, solo il 22 Aprile scorso. Il presidente della FIGC si è giustificato così: “La federazione comprende che risulta il terminale di tanti problemi, questo non vale per il singolo club, ma per tutti, c'è un modo di essere un po' italiano: ‘piove governo ladro’. .. fa parte della dimensione del nostro paese”. Nel quale si mettono le ali ai piedi o si striscia a passo di lumaca al ritmo dei “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”. Andrea Agnelli aveva accusato la FIGC di avere la coscienza sporca. Le parole di Abete sono suonate come il monito di Virgilio a Dante: “e più non dimandare”.
Riuscirà il presidente della Juventus a ottenere le risposte? Impegnato com’è nel difficile compito di rifare grande la Juve, potrebbe aver capito che qualcuno si accontenterebbe di ripulire le coscienze con nuove vittorie, qualcun altro no. Commenta l'articolo sul nostro forum!