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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Farsopoli di G. FIORITO del 02/06/2011 14:21:05
Zamparini: 70 anni in amicizia

 

Giulemanidallajuve su calcio GP del 30.05.2011

Nell’imminenza della finale di Coppa Italia e del suo settantesimo compleanno, Giulio Mola intervista Zamparini, giostrando a 360° sulla sua personalità e i suoi interessi.
Ne viene fuori il ritratto di un uomo sfuggente, se non altro perché “capire gli spostamenti del presidente, friulano d’origine, con una squadra di calcio in Sicilia e gli uffici in Lombardia, non è semplice”.
70 anni sono una bella tappa per tirare le somme e, a parte aspettarsi la gioia di una vittoria stagionale contro l’Inter, densa di motivazioni nonostante le maggiori quotazioni dei nerazzurri, il presidente del Palermo ci informa di essere un uomo realizzato, di sentirsi addosso 40 anni di meno, di desiderare più tempo da dedicare al calcio e il regalo di uno Stato diverso. Per questo non entrerà in politica, ma sta “creando un movimento sul modello di quelli spagnoli, che si interessi dei problemi della gente”.

Fin qui ci siamo. “Non solo ma anche”, alternativa spiazzante all’”o questo o niente”. Questa è l’Italia. Lo sa pure Mola, che ritorna al pallone. Delio Rossi rimane, ma al 60-70%. Allenatore del cuore: Guidolin. Di questi tempi tutti lo cercano e nessuno lo vuole, ma con Zamparini c’è stata davvero una love story tormentata, di quelle che non si dimenticano.
Tra la grande soddisfazione di aver riportato il Palermo in serie A e la delusione del 7 a 0 con l’Udinese in casa, c’è il caso Pastore, “che arriverà sui livelli di Messi”. Parola di Zamparini, che pertanto pretende “solo soldi sul banco” in caso di cessione. Sia che vada al Barcellona, alla Juve o all’Inter. Giustamente non si sbilancia nella previsione, perché non gli piace “fare le trattative sui giornali” . Del resto secondo lui i soldi ancora ci sono e stanno nei grandi club, che hanno gli sponsor e non possono fare a meno dei fuoriclasse. Questione diritti televisivi, presunto embargo delle grandi contro le piccole: "Ma quale embargo, siete voi giornalisti che interpretate male qualsiasi cosa. Poi se l’ottimo Paolillo fa un’affermazione, io vi dico che all’Inter conta Moratti. E lui l’embargo non lo farebbe mai".
Soliti giochi di potere, anche il presidente della Juventus ha fatto la voce grossa. Ma mi torna in mente un’osservazione del giornalista Paolo Bernacchio, che il 19 dicembre 2007 scriveva che Moratti, pur operando “fuori dalla giustizia sportiva”, cioè per i fatti suoi, senza alzare “un sopracciglio quando sapeva che un suo uomo di fiducia intratteneva rapporti con gli arbitri”, tra un presunto incontro al Concord e un dossier Ladroni, “entrava in consiglio di Lega assicurando a Sensi il suo voto e poi regolarmente si associava alla Juventus e al Milan contro la Roma”.

Mi rendo conto che sto pensando di nuovo a calciopoli, la maledizione del calcio italiano. E Mola infatti chiede diretto: “Cinque anni fa, di questi tempi, scoppiava calciopoli. Cosa è stato per lei?”. Zamparini risponde: "La verità è che hanno colpito le persone invece di colpire le istituzioni. Calciopoli è nata perché in 50 anni abbiamo avuto a che fare con istituzioni sbagliate, e alla fine ha pagato un solo dipendente. E colpire Giraudo e Moggi non è servito a nulla, loro sono solo stati i più bravi a muoversi nel sistema che poi li ha fatti fuori perché erano pure i più forti". Il presidente del Palermo si permette pure un filo di sarcasmo, rispondendo alla domanda sulla radiazione di Moggi se non sia il caso di dargli pure la condanna a morte. Mola incalza: “Bello vedere che non rinnega gli amici… ma quanti consigli le ha dato Moggi in questi ultimi anni?”. Zamparini non si sottrae: "Intanto preciso che in Lega io ho sempre combattuto la Juve sulla questione dei diritti tv. Se poi parliamo di Moggi come uomo di calcio le dico che è un vincente, il più bravo direttore sportivo che c’è in Italia, anche se il sistema e il suo club gli hanno permesso di avere qualche favore arbitrale di troppo. Ma quando lo incontro o ci vediamo in tv certo che ci confrontiamo e gli chiedo consigli..." .

E pensare che questo signore, al termine della fase dibattimentale del processo di Napoli, ha deposto come testimone chiave dell’accusa al fine di provare il potere della triade sulle designazioni arbitrali, dicendo che “l’amico Moggi”, in un incontro avvenuto nel 2004, avrebbe fatto una telefonata per procurare alla sua squadra la designazione di Rizzoli. Lo stesso Moggi che Zamparini, nell’intervista a Radio Radio del 17 aprile 2010 che aveva fornito a Narducci uno dei pretesti per un supplemento di indagini, si era preoccupato di definire non amico.

Lo stesso Moggi del quale il 9 gennaio 2009, dopo la sentenza di primo grado del processo GEA, Renato Farina, dichiarandosi di fede interista e iscritto all’Inter club, ha scritto in un articolo apparso su Libero: “Non lo sopportavo anch'io, come ogni interista che si rispetti. Ma se il rigore non c'è, non c'è. E a lui è stato confezionato, prima di qualsiasi valutazione seria dei fatti, il pigiama a righe del delinquente… Si è sdraiata la bestia sul tavolaccio, ma poi proprio non si poteva tagliargli la gola a causa dell’insussistenza assoluta di prove e di indizi. Allora si è deciso per salvare la faccia alla giustizia... di ferire Moggi un tantinello alla guancia… I risultati saranno, andando avanti in questa maniera, la rovina proprio della magistratura e l’assassinio del calcio pur di far fuori Moggi”.

La Commissione Disciplinare Nazionale discuterà il 6 giugno la proposta di radiazione di Luciano Moggi, dopo che la sua istanza di ricusazione di un giudice e di alcuni suoi collaboratori che lo avevano già giudicato nel procedimento delle schede svizzere è stata respinta.

Tra persone e istituzioni, calciopoli è ancora una partita aperta?

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