Al processo calciopoli la parola sta per passare alle parti civili e ai responsabili civili. È terminata infatti la sovrabbondante (in termini di tempo) requisitoria dei pm Narducci e Capuano. L'ufficio di procura ha cercato di
tenere la scena il più a lungo possibile, tanto che è riuscito a strappare una ulteriore giornata al calendario delle udienze. I pm sembravano una di quelle squadre che cercano di nascondere il pallone agli avversari e, nei giorni della finale di champions league, il parallelo non poteva non correre alle doti di palleggio del Barcellona campione d'Europa.
In tale ottica possiamo dire che Narducci ha tenuto il pallino per molto più tempo, ma ahilui non abbiamo sentito gli olé di circostanza. Anzi, se proprio dobbiamo continuare con la metafora strettamente calcistica dobbiamo dire che il suo è stato un possesso di palla sterile, con giocate in orizzontale e senza nessun affondo in verticale. Nemmeno possiamo parlare di melina, essendo questa una tattica cui si fa ricorso quando c'è un vantaggio da mantenere. E difatti in tutta la fase dibattimentale la pubblica accusa non ci pare abbia messo a segno punti a proprio favore. Basta ricordare a tal proposito che
tutti i testi citati da Narducci & C. hanno smentito le tesi accusatorie. Su tutti ricordiamo gli imbarazzi a cui sono stati ridotti gli inquirenti Di Laroni e Auricchio, le ammissioni di Manfredi Martino e la squalificante indisponenza di Nucini.
I pm hanno incredibilmente varcato
en passant tutta la fase dibattimentale per presentarsi (controvoglia) a pronunciare la requisitoria rimanendo fermi alle ipotesi di reato, senza tener in alcun conto le emergenze dibattimentali. Narducci è arrivato persino a rifiutare la testimonianza di un teste d'accusa pur di tentare di mantenere in piedi il suo teorema!
Il temporeggiare della pubblica accusa è stato molto più evidente nell'ultima udienza dedicata alla requisitoria, quando il pm Capuano a un certo punto
ha fatto un estremo tentativo per conquistarsi e perdere un'altra udienza: “Presidente io ancora non ho finito, che faccio vado avanti?”. Grazie alla risolutezza del presidente del collegio giudicante il pm dopo solo una cinquantina di minuti ha finalmente pronunciato le richieste di condanna.
Se si può scorgere nei pm una minima consapevolezza di quanto il dibattimento ha evidenziato, questa sta proprio nelle richieste di condanna, che sono state formulate in misura ridotta rispetto alle attese dei più attenti osservatori del processo. Tuttavia a nostro parere più che una mezza ammissione dei pm,
le richieste sembrano essere un patto offerto al collegio: condannateli meno, purché li condanniate.
Il palleggio dei pm è finito qui (per il momento), la porta non l'hanno vista nemmeno da lontano. Dopotutto Narducci e Capuano non sono Messi e Iniesta, i due pm nello stretto di intercettazioni, griglie e sorteggi non hanno saputo districarsi molto bene. La palla sta per passare alle difese degli imputati, confidiamo che almeno loro sappiano farci divertire.
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