Pubblicato su CALCIO GP del 06.06.2011 n. 22 Sembra avviarsi alla conclusione l’esperienza di
Montali alla Roma. Il cambio di proprietà produrrà l’allontanamento proprio di colui che sembrava destinato a essere l’uomo di Unicredit da affiancare a Di Benedetto. Esce di scena il presunto intermediario tra squadra e tecnico e nuova e vecchia gestione, dopo una riunione fra Sabatini, Baldissoni e Cappelli. Sabatini ha posto il veto e a nulla è servita la
mediazione sperata di Baldini. Nel postcalciopoli i due sembravano filare d’amore e d’accordo, con
Baldini che raccomandava Montali per la presidenza del Parma e Montali che proponeva Baldini alla Juventus come successore di Blanc. Invece Baldini ha rifiutato di incontrarlo a Londra. Rientrato a Trigoria, l’ex ct dell’Italvolley sembra avviato all’esonero. Questo ci racconta in data 31 maggio
forzaroma.info . Perché a volte ritornano.
Baldini non ha certo bisogno di presentazioni, lo ricorderete tutti come uno dei protagonisti della celeberrima intercettazione
Baldini/Mazzini conosciuta per
“il ribaltone” . Nel gennaio 2010 Moggi annunciava dagli studi di Studio Stadio un’intercettazione telefonica datata 4 aprile 2005, avente per protagonisti il suo storico accusatore, Franco Baldini e il vicepresidente della FIGC, Innocenzo Mazzini. Nei contenuti l’ex ds della Roma dice che porrà in essere un ribaltone nel mondo del calcio le cui vittime saranno Moggi, Giraudo e Galliani, ma salverà l’interlocutore, al quale chiede una sistemazione per
Renzo Castagnini in qualità di ds dell’Arezzo, se si comporterà bene. Come sono andate le cose? Che fine hanno fatto i protagonisti tirati in ballo in quella telefonata già nota agli inquirenti?
Si discute in queste ore la proposta di radiazione per Moggi, Giraudo e Mazzini. Disarcionati e ribaltati. Galliani è fresco vincitore dello scudetto 2010-2011, in sempiterna gloria dell’idea “preservativo”. Baldini ha seguito in questi anni Fabio Capello come manager, ma nel suo curriculum figura un ruolo rimarcato da Oriali nella questione dei passaporti falsi in una intervista a La Stampa. Attraverso Baldini si sarebbe rivolto a un certo Krausz per ottenere il passaporto italiano di Recoba.
Ancora oggi, a risentire quella telefonata, un brivido passa per la schiena. Perché, piaccia o non piaccia, la trascrizione dei carabinieri non è stata fedele nei secoli. Avendo omesso alcuni particolari piuttosto indecenti che testimoniano non solo il solito pressappochismo in stile Auricchio, con annessa direzione delle indagini contro il solo Moggi, ma una contiguità con il vicepresidente della FIGC davvero pruriginosa. Mazzini deve avere davanti una sfera di cristallo, poiché allude a cose che accadranno un anno e mezzo dopo, in piena calciopoli, mentre Baldini lo rassicura che non ha fatto il suo nome. A chi? Baldini che si arroga la potenzialità di mandare all’aria lo strapotere di Moggi, non ne manifesta uno proprio? Tanto più che Mazzini è considerato un cardine della cupola più dei designatori. Eppure i due confabulano di posti vacanti nella Fiorentina in un momento in cui per i viola non tirerebbe buon vento verso la cupola, e non è Mazzini, ma
Carraro a sconsigliare ai Della Valle l’ingaggio di Baldini. Proprio quel Carraro presidente della FIGC per la terza volta dal 28 dicembre 2001 all’8 maggio 2006, quando ne fu dimissionario per essere stato coinvolto nello scandalo calciopoli in seguito a un’intercettazione nella quale dava indicazioni a Paolo Bergamo di favorire la Lazio nelle designazioni arbitrali. Squalificato per 4 anni e 6 mesi in primo grado, fu multato per 80.000 euro dalla Corte Federale e prosciolto il 29 maggio 2009 dall’accusa di frode sportiva. Non a caso La Stampa lo ha definito “l’uomo che cade sempre in piedi”. Uscito indenne anche dalla mancata assegnazione degli europei di calcio all’Italia nella sua carica di membro del consiglio esecutivo dell’UEFA. Ma non basta. Nella telefonata, Mazzini suggerisce a Baldini di chiamare addirittura Veltroni per perorare l’assunzione di Castagnini ad Arezzo. C’era anche una cupola facente capo all’allora presidente dei DS? O forse anche il mondo del calcio si è spesso adeguato all’esistenza di cordate nelle quali convergono interessi diversi?
Nell’estate del 2006 John Elkann propose a Baldini il ruolo di ds della Juventus, che benché rifiutato provoca ancora un’orticaria diffusa. Per curare questa allergia, l’azionista di maggioranza della Juventus, con la gentile collaborazione della società, ha offerto in questi anni alcune terapie. A partire dalla difesa portata avanti per retrocedere dall’avvocato Zaccone nel processo sportivo del 2006. Nel 2008 si ebbe il patteggiamento nel processo sportivo delle sim svizzere, con il “congruo” pagamento di 300.000 euro al settore giovanile e scolastico della FIGC, magnanimamente descritto dall’avvocato Franz Stevens, che aveva reputato necessario stavolta seguire il caso in prima persona, non come un’ammissione di colpa, bensì un atto di generosità. Tutto sommato poca roba al confronto con uno scudetto regalato. Come se la cura avesse sortito benefici effetti, si bissò il tentativo un anno dopo nel processo per doping amministrativo ai danni della Triade, ma inutilmente, poiché il fatto, pur avendo presentato denuncia contro ignoti ben noti, non sussisteva. Del resto qualche risvolto positivo era stato individuato anche da
De Meo, all’epoca chief marketing officer della FIAT, che nel 2008 aveva dichiarato senza tema di smentita che Lapo Elkann e le sconfitte della Juventus erano stati talmente utili da consentire alla fabbrica torinese di automobili un posizionamento mai avuto prima.
E perché non darsi ancora da fare per la buona salute della Juventus e dei suoi tifosi? All’inerzia dell’avvocato che difende la società bianconera nel processo di Napoli, si aggiunge in questi giorni un’annunciata sponsorizzazione della nazionale azzurra. Mentre sprofonda nel dimenticatoio l’esposto presentato alla FIGC da Andrea Agnelli oltre un anno fa.
Forse perché, come ha scritto Montali nel suo libro “Scoiattoli e tacchini. Come vincere in azienda con il gioco di squadra”, datato 2008, quando era consigliere di amministrazione della Juventus,
“E’ possibile insegnare a un tacchino a salire in cima a un albero, però per quel lavoro sarebbe meglio assumere uno scoiattolo”. Forse perché calciopoli è ancora un grande rompicapo. E tanti, troppi tacchini non saranno mai scoiattoli.
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