Pubblicato su CALCIO GP del 13.06.2011 n. 23
Si è conclusa l’ennesima 24 ore di calciopoli, grazie alle udienze concatenate della giustizia sportiva e di quella ordinaria, che hanno avuto per tema rispettivamente la radiazione di Moggi e la richiesta di risarcimento danni da parte delle parti civili nel processo di Napoli.
Palazzi ha aperto le danze al solito Parco dei Principi di Roma, illuminandoci sulla possibilità della quale Luciano Moggi proprio non ha voluto servirsi di chiedere la grazia per qualcosa che da 5 anni ripete di non aver commesso, autobollandosi inesorabilmente come colpevole. Naturalmente il procuratore rifiuta di esaminare i fatti nuovi, perché la responsabilità dell’accusato è già dimostrata, ma siccome il tempo si ferma e va avanti a suo piacimento, prende per buone e anzi ad esempio la sentenza di primo grado di Giraudo e la richiesta di condanna a Napoli. In un procedimento del quale è convinto non vi sia alcuna normativa in cui ci sia un termine per negare l'estinzione del potere di sanzionare la preclusione.
Mentre l’avvocato Tedeschini ricorda a Palazzi che l’art. 6 della Corte europea dei diritti dell’uomo prevede una tempistica per processi e irrogazione di sanzioni, a detta dell’avvocato Rodella le sue argomentazioni sono da filosofia del diritto. Ci stiamo abituando infatti a una mutazione delle intenzioni dell’accusa, che aveva iniziato proprio con le motivazioni della condanna a Giraudo a parlare di sesso degli angeli in mancanza di prove. E siccome prove di illeciti nel 2006 e prove di reati in seguito non si riesce a trovarne, bisogna ingegnarsi. Non è più funzionale il reato, quanto l’intenzione di commetterlo, e lo credo bene, visto che con gli arbitri amici la Juve vinceva meno che con gli altri, e di creare a tale scopo un’associazione che definire oggi a delinquere fa proprio stupore.
Dinanzi alla baraonda delle notizie centellinate, ma continue, che vanno emergendo dal nuovo filone scandalistico del calcio italiano già noto come scommessopoli. Anche questo ci aveva spiegato ante litteram Narducci, nella sua requisitoria finale a Napoli. Non solo aveva cercato di convincerci che per truccare una partita un arbitro non ha bisogno di assegnare rigori fasulli o ammonire calciatori diffidati, basta solo che faccia la voce grossa o la faccia brutta a centrocampo, aveva anche esordito riciclando la storia del calcio scommesse degli anni ottanta, della quale calciopoli sarebbe l’evoluzione sopraffina. Invece, guarda guarda, pare proprio che l’estate del 2011 venga a riportarci indietro nel tempo, con un revival del solito tran tran dell’imbroglio finalizzato non a vincere prestigiosi titoli, ma a procurarsi un bel po’ di grana. Come la mettiamo? Se ti radiano per un paio di telefonate e una griglia, se nel 2006 ti hanno mandato in serie B e ti hanno scippato due titoli per causa di illecito strutturato, alterare cioè i campionati senza alterare le partite, che succede se nel 2011 si scopre che qualcuno i risultati di un paio di match li ha alterati davvero?
Lo so, non siamo giustizialisti. Non possiamo permetterci il lusso di esserlo. Noi esistiamo perché la giustizia nel 2006 è stata vergognosamente calpestata con un processo sommario e senza prove che ha giustiziato senza diritto di difesa l’amore della nostra vita. Una squadra di calcio che avevamo e abbiamo nel cuore come cosa cara e ragione di vita. Vallo a spiegare a Palazzi. Cionostante, il 6 giugno 2011 è una data importante. Perché, lasciatemelo dire con soddisfazione, “piaccia o non piaccia”, finalmente è accaduto: in un procedimento della giustizia sportiva sono stati portati e discussi quei nuovi fatti e quelle nuove prove che spianano la via all’art. 39 e alla revisione del processo del 2006. E se Palazzi ci riesce anche stavolta a mettere la testa sotto la sabbia e a tirarne fuori quanto basta per cambiare ancora le carte in tavola, come noi ci permettiamo di osservare da tempo e da ieri si domanda anche Oliviero Beha, allora è possibile che ce lo ritroviamo presidente della repubblica.
Il neoeletto sindaco di Napoli ha scelto come suoi collaboratori per amministrare il comune nientemeno che Narducci e Auricchio, rispettivamente all’assessorato ai problemi della sicurezza e all’ufficio di gabinetto del sindaco. Fossi in lei, De Magistris, prima di prendere decisioni affrettate, mi informerei su un incontro avvenuto esattamente un anno fa nel corso del quale fu presentato un libro sui desaparecidos. Io di Narducci quel giorno smisi di fidarmi. Mi sembrò spazzatura. E lei a Napoli ne ha già tanta.
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