E alla fine radiazione fu. Moggi, Giraudo e Mazzini sono stati definitivamente fuori dal calcio italiano. Almeno per ora...
All'inizio dell'anno Abete aveva escogitato un procedimento
ad hoc da celebrarsi davanti alla commissione disciplinare della FIGC, che
nel contraddittorio con le parti doveva decidere se radiare o meno gli ex dirigenti juventini, Mazzini e circa altri quaranta inibiti. Tra una impugnazione della norma al CONI (Mazzini), una ricusazione (Moggi), una caritatevole questua (Giraudo) si è giunti a quella che è, né più né meno,
un'esecuzione capitale. Non ci aspettavamo niente di diverso, anche perché la non radiazione avrebbe in buona misura sconfessato le sentenze della giustizia sportiva del 2006. Ci limitiamo a condividere un solo interrogativo:
che senso ha chiamare al contraddittorio Moggi, Giraudo e Mazzini se poi si rimane con pervicacia avvinghiati alle «sentenze rese» cinque anni prima? Tralasciando anche da parte ogni disquisizione sull'indicazione data dall'Alta Corte del CONI, e cioè di agire «con un'ulteriore valutazione ... in relazione alla posizione attualizzata», resta il dato che la FIGC sentenziando oggi tenendo ferme le decisioni del 2006, in sostanza si è arrogata il diritto di
condannare due volte le medesime persone con (e per) la stessa sentenza. Forse ci saranno giudici che avalleranno tutto ciò (purtroppo siamo sempre il Paese dei Narducci), e ci sarà anche chi dirà che in fondo trattasi di cose meramente sportive, a noi però sembra una cosa da Paese molto incivile.
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