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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di L. BASSO del 23/06/2011 07:31:49
Era il campionato più bello del mondo

 

Qualcosa non quadra...

I più appassionati di storia ricorderanno certamente il celebre aneddoto, a metà tra realtà e leggenda urbana, secondo il quale nel periodo del Fascismo il Duce era solito in passare in rassegna le truppe e, per dare lustro e prestigio da potenza militare alla nostra italietta, si mettevano in mostra sempre gli stessi quattro aerei in croce.
Intendiamoci, chi scrive sa bene che i caccia delle Reggiane non avevano niente da invidiare a livello di prestazioni ad uno Spitfire inglese o ad un Messerschmitt tedesco, anzi, ma purtroppo era come mandare Bruce Willis a fare a botte, da solo, contro un battaglione di teppistelli di provincia; la quantità avrà inevitabilmente ragione sulla qualità.
L'importante, però, era dare un'immagine di forza. Di grandezza. Anche se quella grandezza in realtà non c'era.
Un'immagine fittizia, che può fare da specchietto per le allodole ed ingannare chi la osserva con fiducia, ma che non riesce a coprire le magagne appena appena si decide di guardare al di là della facciata.

Questa è anche la situazione del calcio nostrano. Si fa bello del Mondiale 2006 (ma tace sulle ultime figuracce rimediate nelle manifestazioni successive) mette in mostra le coppe ed i trofei vinti dalle nostre squadre (ma sempre più coperti di polvere) e porta come fiori all'occhiello i grandi nomi che hanno reso il nostro il “Campionato più bello del Mondo” (e che risalgono ormai al tempo che fu: Platini, Zico, Maradona, Van Basten.... e poi?).
Il tutto per nascondere, o perlomeno provarci, l'inevitabile declino del nostro calcio.
Un'inquietante “spia” di questo degrado è ormai in piena luce su tutti i giornali, anche se a molti piace fingere di non vederla.

Da qualche giorno è infatti scoppiato il “Tormentone estivo 2011”: chi sarà l'allenatore dell'Inter?
Dopo le dichiarazioni di amore contrastato e il buon risultato ottenuto nella stagione appena conclusa, pareva cosa fatta la permanenza di Leonardo sulla panchina nerazzurra. E invece come un fulmine a ciel sereno, il brasiliano che già aveva tradito il suo primo amore (il Milan) abbandona tra le coltri del talamo nuziale anche la nuova amante per correre a Parigi, alla corte del PSG.
Potere dei soldi, si dirà. E molto probabilmente è così.
Soldi che comunque non mancano neppure all'Inter, da che mondo è mondo. E poi vuoi mettere? Non appena si spargerà la voce che la squadra più “titulata” dell'Orbe terracqueo, quella del triplete, del quadriplete e del quintuplete cerca un allenatore, ci saranno frotte di allenatori alla porta dell'ufficio di Moratti, da Oronzo Canà al Mago Herrera reincarnato. Almeno cinquantamila secondo gli organizzatori, ventimila secondo la Questura.
...e invece no...
Contattato dagli emissari di Moratti, “El Loco” Bielsa -chissà, magari sarà chiamato così a ragion veduta- dice “no, grazie” a questa occasione d'oro.
Poco importa, avanti un altro. Per ripetere i fasti dell'Inter di Mourinho si chiama il suo pupillo, Villas Boas. Ma anche lui rifiuta: ha già un impegno col Porto. Anche se poi l'impegno si scioglie come neve al sole quando alla porta bussa il Chelsea di Abrahmovic.
Si fa allora il nome di Capello, ma il mister della Nazionale Inglese preferisce restare in terra d'Albione. Anche se il passatempo preferito dei tabloid inglesi è farlo a pezzi settimanalmente con apprezzamenti tipo “incapace”, “incompetente” e “inutile”. Una situazione paradisiaca, direi.
Fioccano altri nomi come la neve a Natale: Spalletti, Mihailovic, Gasperini: nulla si muove.

Come si spiega questa “epidemia” di rifiuti, seppur garbati, alle proposte interiste?
Solo questione di soldi? Come abbiamo detto, non sono di certo i soldi che mancano a Milano, qualsiasi sia la sponda calcistica. E soprattutto parliamo della squadra “dominatrice” del “Campionato più bello del Mondo”... alzi la mano chi, tra i lettori, avendo l'opportunità di passare una serata da “Mille e una notte” con Belen Rodriguez, si farebbe tante domande sul fatto se la cena la paga lei o no...
La spiegazione a questo punto può essere solo un'altra. Che Belen non sia tale.
Che ci abbiano proposto le fotografie della Rodriguez sensualmente sdraiata sulla spiaggia di un atollo del Pacifico, ma che in realtà ci stessero rifilando la figlia di Fantozzi sul lido vicino al Petrolchimico Marghera.

Guardiamoci in faccia, signori. Siamo come quelle vecchie signore che, sedute in poltrona, sfogliano un vecchio album di fotografie e si illudono di essere ancora giovani e belle. Negli anni '80 Platini e Maradona facevano a gara per venire da noi. Ora acquistiamo gente che all'estero fa panchina, e i nostri giovani migliori fuggono all'estero.
Solo pochi anni fa portavamo tre squadre in semifinale di Champions' League, ora dobbiamo consolarci con articoli patetici tipo “c'è un po' di Italia nella Finale di C.L.” perchè magari c'è un guardalinee belga, ma nipote di emigranti calabresi “e ama tanto la cucina italiana”.

Dalla mia adolescenza porto con me l'immagine di un ragazzo che urla, con la faccia distorta in una smorfia che ha poco di umano, dopo una rete. E un'altra immagine di un uomo anziano, un presidente che, alla faccia del politically correct, si rivolge al suo collega tedesco dicendo “Non ci pigliate più, non ci pigliate più”.
Girata la boa dei quaranta, quelle immagini si fanno sbiadite, sfocate. E vengono pian piano sostituite da quelle di giocatori dai nomi impronunciabili, con indosso le casacche di Nazionali di paesi appena nati geograficamente.
E sullo sfondo, giocatori con la maglietta azzurra, con la faccia tra le mani,ancora increduli per una sconfitta imprevista, a cercare di nascondere le lacrime.
O forse, chissà, a cercare tra i loro pensieri quella rassicurazione sempre più impalpabile, sempre più flebile.
Siamo noi il Campionato più bello del Mondo.
 
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