Ora si dice che la legge sulle intercettazioni va cambiata, e dopo la scelta del Governo (resa nota per bocca del ministro della giustizia) che punta alla discussione parlamentare e non al decreto legge, anche coloro che hanno sempre offerto copertura alla magistratura dagli avversari politici indagati vogliono una rottura.
L'elemento preponderante nella posizione di una delle correnti politiche è corretto: non ha senso incaponirsi a punire chi pubblica. Questo naturalmente senza rinunciare a condannare un giornalismo velinaro e asservito alle procure. Ma l'aspetto che indigna è chi mette in circolazione le carte giudiziarie, e soprattutto la legge che lo consente. E non basta sostenere che non si devono rendere pubbliche le intercettazioni non rilevanti, perché chi è che dovrebbe giudicare se lo sono o meno? Il problema di rilevanza o irrilevanza (se il deposito avviene perché si possa valutare) sarà, come da tempo immemore avviene,
tema discusso nei bar, dopo la lettura pubblica. L'unica proposta che abbia un minimo di decenza sarebbe la salvaguardia della sicurezza collettiva e dei diritti delle parti, anche perché le intercettazioni sono strumenti d’indagine, che non costituiscono prova e, pertanto, non vanno depositate. Si ascolta per scoprire la prova, ma quel che gli intercettati dicono non lo è. Ciò fa cadere ogni fumoso distinguo fra rilevanza e irrilevanza, accedendo a categorie più concrete: utile o inutile. Comunque sempre riservato e non pubblicabile.
Tutto questo dovrebbe far riflettere, tutto questo, in relazione al tema di
Calciopoli, dovrebbe far rendere conto a chi ha ancora un minimo di dignità e coscienza di quale
scempio mediatico, e di conseguenza di quale
aborto giuridico, si ebbe modo di assistere nell'estate del 2006,
dove le intercettazioni furono tema di discussione all'interno dei Bar, il cherosene che alimentò quel sentimento popolare capace di sostituirsi, questa volta si in maniera rilevante, ai tribunali. Commenta l'articolo sul nostro forum!