Relazione su dieci anni di onestà e probità non solo sportiva
11 maggio 2006. Danilo Nucini, negli stessi giorni in cui scoppia lo scandalo calciopoli e le colonne delle prime pagine dei giornali vanno in fila di otto a fare il cuci e scuci delle intercettazioni coperte da segreto istruttorio che incastrano Moggi e Giraudo e con essi la Juventus, rilascia un’intervista a Mensurati di Repubblica nella quale si descrive come il Che Guevara del calcio per cambiare il sistema.
L’antefatto. Il 14 gennaio 2001 arbitra Juventus Bologna e concede un rigore contro i bianconeri. Squalificato, si ritrova in B. Sollecitato, avrebbe chiesto scusa a Pairetto e va ad arbitrare Inter Udinese. Risparmia un’ammonizione a Di Biagio e Facchetti gliene è grato. Sboccia l’idillio. Il flirt prende quota. Come l’ex arbitro testimonierà al processo di Napoli, il rapporto si fa intimo e confidenziale. Nucini diventa il cavallo di Troia per sgominare la cupola moggiana.
25 maggio 2006. Oriali e Recoba patteggiano sei mesi di reclusione davanti al Gip del tribunale di Udine, Giuseppe Lombardi, a causa di un passaporto falso procurato al giocatore (ribaltatore Baldini intermediario, altri dirigenti interisti coinvolti e poi scagionati) per farlo passare per comunitario senza che avesse antenati europei e di una patente rubata alla prefettura di Roma. Il prezzo dell’onestà è di 21.420 euro, che convertono in multa la pena.
16 maggio 2006. L’interista Guido Rossi, vedere per credere le immagini della futura finale di CL dell’inter, ma leggere anche la deliziosa intervista della signora Moratti, moglie di Massimo, che lo descrive come tifoso_caloroso_sciarpa_al_collo_neroblu, viene scelto a commissariare la FIGC.
30 Giugno 2006. L’Inter approva il bilancio, continuando nei mesi successivi a compiere laboriose operazioni finanziarie per limitare le scabrose perdite, quelle che hanno fatto dire a Carraro che non si poteva mandare in B la società di un presidente che aveva sganciato tanti di quei soldi senza vincere niente di rilevante. Sul campo. All’ombra di calciopoli si prepara l’estate del 2008. La giustizia sportiva, due anni prima assetata di sangue e etica, chiude più di un occhio per salvare molte squadre, tra le quali Inter e Milan, colpevoli di aver giocato con i bilanci a tal punto che non si sa più se la loro iscrizione ai campionati sia da considerarsi valida, secondo le dichiarazioni dello stesso pm Nocerino. Vengono introdotti nel CGS gli articoli 23 e 24, cioè il patteggiamento e il pentimento. Dopo aver atteso gli esiti della giustizia ordinaria e il decreto salvacalcio del governo Berlusconi.
Luglio 2006. La Juve perde due scudetti e va in B. Moratti lamenta che il calcio italiano non può passare interamente per corrotto e siccome lui si reputa onesto, si becca lo scudetto 2005/2006. A tavolino. Malgrado il parere dei tre saggi che lo vincolasse ai requisiti di etica e probità sportiva e fosse sufficiente stilare la semplice classifica al netto delle sanzioni, senza vincitore di fatto del tricolore, per ottenere le indicazioni per la partecipazione ai campionati europei.
Settembre 2006. Muore Giacinto Facchetti. Marco Tronchetti Provera si dimette dalla presidenza di Telecom, rimpiazzato il 15 Settembre dallo stesso G. Rossi, già componente dei cda di Telecom e Inter, che abbandona la FIGC.
Ottobre 2006. Saverio Borrelli ascolta le dichiarazioni di Nucini e Moratti in merito ai pedinamenti e ai dossieraggi Telecom. E’ possibile che il presidente dell’Inter menta sulla data dell’incontro con Tavaroli e sulle deroghe a Cipriani, titolare dell’agenzia investigativa Polis d’Istinto. La maga Clara gli avrebbe predetto di sei mesi il presunto incontro del Concord. Scoperte le ricevute dei pagamenti dell’Inter, che a partire dal 1999/2000 avrebbe attraverso una dozzina di suoi dirigenti organizzato pedinamenti, dossieraggi e intercettazioni ai danni di Bobo Vieri, che intenterà un processo per risarcimento danni di immagine e nella professione, dell’arbitro De Santis e di molti altri esponenti del mondo del calcio. La Boccassini ascolta Nucini. Il sospetto è che Facchetti e/o Moratti abbiano sporto denuncia. Il fascicolo, richiesto agli atti del processo di Napoli dall’avvocato Gallinelli, non arriverà mai. Anche il legale di De Santis ha presentato a Palazzi un’istanza per l’acquisizione, di cui non abbiamo notizie.
22 Giugno 2007. La FIGC con un comunicato stampa archivia il procedimento sui dossieraggi illegali Telecom.
Aprile 2010. Scopriamo che anche Facchetti grigliava con Bergamo, che aveva una sfida da vincere insieme a lui. E chiedeva l’arbitro n. 1 a Mazzei. Dopo avergli consigliato di scegliere bene per domenica sera, Ivaldi e Pisacreta e che lì non dovevano fare i sorteggi. Naturalmente che alle cene partecipava anche lui. Che l’Inter elargiva golfini di cachemire. Che Facchetti invitava Bergamo a passare da Moratti a ritirare un regalino. E si lamentava con l’arbitro Bertini del 4 4 4, che non era lo schema adottato dall’Inter nella partita. Imbarazzante. Come disse Bertini a Bergamo. Sempre al telefono.
Aprile 2011. Il memoriale portato nell’aula 216 dal figlio di Facchetti disvela nuovi altarini nerazzurri. Giacinto sognava di tessere una rete di relazioni che lo aiutasse a rendere l’Inter vittoriosa. Bufi dirà sul Corriere della Sera più o meno che la voce dell’onestà è echeggiata per le fredde aule della giustizia e quelle buie di calciopoli. Ma perché Facchetti poteva e Moggi no? Perché in juventino si chiama illecito strutturato e in interista etica? Dalla deposizione di Nucini ricaviamo degli intensi rapporti con Facchetti, culminati, in virtù del loro amore platonico ma non troppo, con uno scambio “io faccio la spia e tu mi procuri colloqui di lavoro”.
Trascorrono 14 mesi. Abete promette entro il 30 giugno di chiudere il caso di cartone. Invece la patata bollente passa al Consiglio Federale, che non ravvisa ancora tutti gli elementi per la revoca e ha tempo fino al 18 luglio.
Nelle due settimane a venire avrei un’idea per le riflessioni dei consiglieri. Tempo fa un sacerdote mi suggerì come fare per ritrovare una coscienza etica, non religiosa in senso stretto. E mi ispirò alla lettura di Sant’Agostino, di Teresa di Lisieux e di Karol Wojtyla. Ecco, lor signori potrebbero fare altrettanto. E se trovassero noiosi questi autori, potrebbero ripiegare sul libro di Giorgio Meletti “Nel paese dei Moratti“ e sul documentario “Oil” di Massimiliano Mazzotta.
Le parole non sono state inventate perché gli uomini s'ingannino tra loro ma perché ciascuno passi all'altro la bontà dei propri pensieri. (Sant’Agostino)
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