Martedì 12 luglio. Si torna nell’aula 216. E’ la volta delle difese. La Giudice Casoria legge la lettera dell’avvocato Morescanti, che lamenta la mancata sospensione delle udienze in seguito al suo stato, ma rimarca la sua decisione di conferire nomina all’avvocato Prioreschi per i suoi assistiti Bergamo, Fabiani e Fazi.
Gli avvocati Furgiuele e Picca difendono i Della Valle. Furgiuele lancia l’accusa di ipertrofia mediatica che avrebbe nascosto una gracilità della fattispecie di reato. Possiamo capirlo, l’ipertrofia e l’ipotrofia mediatica a orologeria non hanno mai reso giustizia a calciopoli, poiché non è dalla media tra amplificare e occultare i fatti che emerge un’informazione corretta. Contrariamente a quanto affermato dal pm, contesta che l’atto fraudolento possa intendersi nella sola istigazione, poiché la punibilità deriva dalla reale consumazione di un atto che presenti i caratteri della fraudolenza. Ciò vanifica anche la richiesta dei risarcimenti delle parti civili. Più volte messo in difficoltà dalla scarsezza degli elementi e delle testimonianze a prova delle sue tesi, Narducci ha preferito spesso ripiegare sull’intenzionalità dell’alterazione del campionato piuttosto che sulla verifica dei vantaggi raggiunti e dell’eventuale qui pro quo ottenuto in cambio della corruzione.
E’ uno dei fili conduttori di calciopoli, riconducibile al concetto stesso di illecito strutturato nel processo sportivo del 2006 e riconoscibile nelle motivazioni della sentenza di primo grado del processo breve di De Gregorio. I Della Valle lamentavano in pubblico di sentirsi penalizzati e dalle intercettazioni tra Mazzini e Mencucci si evince che l’ex vicepresidente della FIGC spingesse per un chiarimento, avvenuto in un incontro non posto sotto controllo dagli inquirenti nell’albergo dove risiedeva Della Valle, successivo a una telefonata con Bergamo.
L’osservazione dell’avvocato riecheggia altre situazioni simili: si è intercettato di tutto, ma non gli incontri importanti. O forse sì, ma non essendo stato detto niente di rilevante, si è preferito lasciare il dubbio. Dopo l’incontro la Fiorentina pareggiò 0 a 0 con l’Atalanta e in casa della Lazio, come lo stesso Rosetti ha ammesso, le fu erroneamente negato un rigore. La gara fondamentale era quella con il Brescia, che valeva la serie A, ma arbitrò Collina, il super partes e nelle sei partite successive non accadde nulla di strano. Gli avvocati insistono nel contestare le interpretazioni delle intercettazioni, mirate a provare la salvezza pilotata della Fiorentina, una volta decontestualizzate. Riguardo alle partite sotto esame, le testimonianze rese hanno ampiamente sconfessato la teoria dell’alterazione delle griglie e del sorteggio. A essere contestato è il metodo di Auricchio, poiché l’investigatore non si curò di indagare su tutte le gare rilevanti. Assistente, quarto uomo e osservatore arbitrale hanno confermato l’arbitraggio di De Santis in Lecce Parma del 29 maggio 2005. Zeman e i giocatori si sono espressi per una gestione arbitrale regolare. Chi stabilisce se un comportamento arbitrale è conforme o no, Auricchio o la Gazzetta dello Sport? Picca si domanda soprattutto se Auricchio e Narducci non abbiano scelto opzioni investigative incoerenti con quanto dichiarato in aula, al fine di deliberatamente diffondere suggestioni e carenze per mantenere in piedi le tesi accusatorie e finalmente assistiamo alla richiesta di verificare l’attendibilità dell’ex maggiore, promosso frattanto colonnello, poiché i fatti c’erano e non sono stati dichiarati. Chiesta l’assoluzione per non aver commesso il fatto per i tre imputati Andrea e Diego Della Valle e Sandro Mencucci.
Intanto Tuttosport ha pubblicato un importante documento: il sollecito, in data 19 novembre 2004, da parte della polizia giudiziaria a Telecom, firmato dalla Boccassini per ottenere i file di alcune intercettazioni per un indagine delicata e di particolare interesse. Nel corso delle udienze è stato chiesto conto a Nucini di un incontro avvenuto con la Boccassini, in merito a una denuncia inoltrata secondo il teste da ambienti interisti, ma non da Facchetti. L’avvocato Gallinelli ha fatto richiesta da quasi due anni del noto fascicolo 45, al fine di chiarire il coinvolgimento della società nerazzurra, che potrebbe aver violato la cosiddetta clausola compromissoria secondo la quale l’autorità sportiva non sarebbe stata avvisata dell’esposto in procura motivato dalle teorie ricavate dai rapporti tra Nucini e Facchetti. Nucini avrebbe anche tentato di spostare l’attenzione sull’arbitro Casarin, spiegando che sarebbe stato chiamato dalla Boccassini in seguito alle sue dichiarazioni rese a Tele Lombardia nel febbraio 2004, ma datando il colloquio alla fine del 2003. Gallinelli difende De Santis. Si entra nel cuore di calciopoli. L’avvocato ne ricostruisce la genesi e smonta la teoria della cupola, sfondando la porta principale dal retroscena quasi ignorato del processo Telecom di Milano.
Utile ricordare: 1) il commissario straordinario Guido Rossi lasciò la FIGC nel settembre 2006 per sostituire il presidente Tronchetti Provera, dimissionario proprio a causa del coinvolgimento in quel processo, alla guida di Telecom; 2) a ottobre Borrelli ascoltò Moratti e Nucini intorno ai dossieraggi illegali Telecom e presumibilmente ottenne una dichiarazione non veritiera dell’attuale presidente dell’Inter sulle date di compilazione dei dossier, che derivati a suo dire dal presunto incontro del Concord di Torino, sarebbero invece precedenti di sei mesi buoni; 3) la FIGC archiviò nel giugno 2007 il fascicolo.
Non a caso Gallinelli richiama il verbale dell’interrogatorio di Tavaroli a Milano, che avrebbe fatto dichiarazioni su un cd contenente conversazioni tra Nucini e Facchetti, per citare l’incontro alla SARAS tra Moratti, Facchetti e Tavaroli nel quale si conferì al responsabile della sicurezza di Telecom l’incarico di spiare De Santis, Moggi e altri rappresentanti del mondo del calcio. Sarebbe questa la vera genesi di calciopoli e delle distorsioni che hanno visto accusare alcune persone al posto di altre. Secondo Tavaroli, il cavallo di Troia di Facchetti avrebbe incontrato Moggi per entrare a far parte della cupola, ma ciò non emerge da indagini condotte dai carabinieri di Roma, bensì dal processo Telecom di Milano. Nel quadro di un’impostazione accusatoria che non trova alcun riscontro in attività di investigazione neutra ed obiettiva, De Santis diventa funzionale a costituire uno sviluppo all’indagine di Milano e Torino, ma soprattutto a determinare l’esistenza di un’associazione che coinvolgesse come parte attiva gli arbitri. Nel luglio 2004 nasce l’ipotesi della combriccola romana, sostenuta dalle dichiarazioni di Dal Cin, che in aula ha invece parlato di voci di corridoio, senza che si ottengano le autorizzazioni ad intercettare. Il coinvolgimento di De Santis viene desunto dalla partita Juventus Parma, quando l’arbitro si vuole non abbia convalidato un goal ai gialloblu. Gallinelli si chiede perché De Santis si ritrova dentro calciopoli e Collina, successivamente divenuto anche designatore, no, alla luce dell’importante intercettazione già nota nel 2006 che lo vede protagonista con Meani, nella quale i due discutono di un incontro con Galliani nel ristorante dell’addetto agli arbitri milanista. Chiara l’allusione ad una selezione delle intercettazioni, essendo accaduto nel corso delle indagini non solo che alcune importanti siano state ignorate, ma che non si sia tenuto conto nemmeno di quelle che sembravano scagionare Moggi e le teorie di manipolazione dei risultati sportivi. Le arringhe di questa giornata insistono nel voler sconfessare i metodi di indagine dei carabinieri, ma sotto accusa è anche l’operato dei pm Narducci e Beatrice, che hanno ormai abbandonato il processo. De Santis viene dallo stesso Auricchio indicato come collaboratore a singhiozzo della cupola, senza l’apporto di intercettazioni in cui si rivelino risarcimenti in denaro o vantaggi. Procedendo ad ammonire giocatori non di primo piano. Arbitrando meno incontri di Collina, Paparesta, Trefoloni e Rosetti e senza interpretare come l’indiscusso super partes spot pubblicitari lautamente retribuiti.
Gallinelli, per sottolineare l’alto numero di incongruenze prodotte dagli investigatori e dai pm, non fa a meno di citare il famoso “piaccia o non piaccia” di Narducci e la disinvoltura di Beatrice che ebbe a dire che nei brogliacci c’era l’indicazione di tutti gli interlocutori delle telefonate, mentre di recente ha ammesso con la stampa che le indagini furono condotte in maniera frettolosa e imprecisa per la mole di intercettazioni. La conclusione è che l’ipotesi della combriccola romana abbia condizionato il processo, ma sia stata smentita. Le tesi accusatorie sarebbero state elaborate contro un singolo segmento di persone che sono state colpevolizzate a torto.
Piaccia o non piaccia, calciopoli è una spy-story. Oltre che una farsa.
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