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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Farsopoli di G. FIORITO del 21/07/2011 11:08:36
Guido Rossi e lo scudetto conteso

 

A volte hanno il coraggio di ritornare

Come l’assassino che torna sul luogo del delitto, un paio di incompetenti autoconclamati, ma travestiti da ignavi del III canto dell’inferno dantesco, sono arrivati a piagnucolare sul latte versato del pastrocchio dello scudetto di cartone, senza nemmeno la decenza di battersi contriti la mano sul petto proclamando un mea culpa.

Continuamente trafelati a inseguire la bandiera nerazzurra e pungolati dalle api del principe degli onesti, un bel sepolcro imbiancato sarebbe per loro una dimora ideale. Chi non ricorda come nel 2006 la farsa fosse iniziata sotto il segno dell’etica? Ed etico, per quanto manchevole di un grado di giudizio, di non certa competenza territoriale, senza contraddittorio, basato su intercettazioni accuratamente selezionate di un altro procedimento di un’indagine di là da concludersi, celebrato anzitempo sui giornali dei quali quelli a sfondo rosa di perspicacia sbalorditiva nell’intuire le sentenze ed esagerato nella sproporzione della pena per la Juventus, fu anche il processo.

Piero Sandulli, giudice della sentenza di appello, ebbe a dire a Tuttosport il 10 febbraio 2010: “E’ stata una condanna etica”. Nel nome dell’etica furono sacrificate le più elementari norme di giustizia e legalità, tanto che il giudice L. De Biase, anche lui in odore di saggezza, dichiarò che si era trattato di “un aborto giuridico”.
Inevitabile spargerne almeno un poco a caldo, ufficializzata la decisione di lasciare lo scudetto 2005/2006 ai nerazzurri, magari sotto forma di cenere sul capo, tanto per coprire le vergognose nudità da tempo esposte del re e dei cortigiani suoi tutti.

Il capo degli incompetenti si è detto convinto di aver rispettato le regole e quasi per non ignorare il doppiopesismo scongiurato da Andrea Agnelli nel famoso esposto, ha detto testuale: “Mi sarei augurato una rinuncia della prescrizione da parte dell’Inter. L’etica non è mai andata in prescrizione”. Difficile credergli e altrettanto improbabile che il presidente dell’Inter ci ripensi. Per quanto sia strano che i colpevoli radiati anelino a farlo e i presunti innocenti no. Del resto per Abete, “anche se ci fosse stato un atto amministrativo a monte, la proposta del presidente federale sarebbe stata la non revoca dello scudetto".

Per cinque anni si era ritenuto che il deus ex machina capace di architettare nei dettagli la disgrazia della Juventus in serie B e dello scudetto passato all’Inter, fosse stato Guido Rossi, nominato commissario straordinario della FIGC il 16 maggio 2006. Invece in questi giorni di un altro luglio caldo per la giustizia sportiva abbiamo dovuto ricrederci. Non fu l’ex componente del cda dell’inter ed ex presidente Telecom, carica alla quale ritornò il 15 Settembre 2006 dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera, a decidere, nonostante il parere della Commissione dei tre saggi, Aigner, Coccia e Pardolesi, lo avesse vincolato ai requisiti di etica sportiva, di assegnare lo scudetto 2005/2006 all’Inter, perché in realtà si assegnò da solo, con un comunicato anonimo della stessa FIGC. Per effetto di uno scivolamento, etico anche quello, protrattosi nella classifica del campionato decretata dal campo fino alle maglie linde dell’onestà. Per la cronaca la classifica recitava: Juventus, 91 punti; Milan, 88 punti, autore dell’unica sconfitta ai danni dei bianconeri; Inter, 76 punti.

Guido Rossi è uno che di etica se ne intende. Pur essendo un eminente giurista e avvocato di diritto societario ma non di diritto sportivo, nel 1982 ha scritto tra gli altri un libro dal titolo eloquente: Trasparenze e vergogna. La società e la borsa. Per questo non avrà suscitato nel clima etico che si respirava nel 2006 scalpore e disapprovazione il fatto che fosse di specchiata fede interista. Ecco la testimonianza della signora Milly Moratti, consorte del presidente nerazzurro: “E’ un uomo passionale, tutt'altro che compassato. Ricordo un gol importante dell'Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l'uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”. Non è inusuale vederlo allo stadio con sciarpa interista al collo, come nella finale di CL dello scorso anno.
A sgomberare il campo dall’idea di un qualsivoglia conflitto di interesse, suscitata dall’onorevole Paniz all’epoca del suo commissariamento della FIGC, ci ha pensato l’8 Marzo 2008 Fabio Tamburini del Sole 24Ore, scrivendo che da alcune settimane lavorava per l’IFIL. Stimato consulente finanziario, infatti l’avvocato Rossi, amico personale di Massimo Moratti, è stato pure considerato vicino agli Agnelli, a Gabetti e a Grande Stevens, oltre a essere stato eletto senatore indipendente del PCI nel 1987.

L’8 luglio Gerhard Aigner, uno dei tre saggi del 2006, ha scaricato su Guido Rossi, secondo Libero, le responsabilità in merito allo scudetto di cartone e l’ex commissario della FIGC, che già nel momento in cui si erano venute a conoscere a Napoli le telefonate che coinvolgevano l’Inter aveva cercato di incastrare Carraro, il quale con calciopoli secondo le sentenze rese non ha niente a che fare, è riapparso sulla scena del delitto. Il 19 luglio Valerio Piccioni sulla solita Gazzetta dello Sport ci ha informato delle preoccupazioni del professor Rossi su un silenzio che ne avrebbe danneggiato la posizione. Perciò si sarebbe deciso a rendere al Consiglio Federale una comunicazione scritta con la sua verità. Per Piccioni “E' stato Abete a svelare il contenuto delle parole di Rossi, secondo cui non risultavano a lui e all'Ufficio Indagini presieduto allora da Francesco Saverio Borrelli, informazioni su «tesserati diversi da quelli oggetti di deferimento»". Insomma, non sapevano niente di altri individui coinvolti nell’affaire calciopoli. Insomma, tutta colpa di Auricchio e Narducci. Nonostante la vicenda dei passaporti falsi fosse arrivata a una condanna penale per Oriali e Recoba il 25 maggio 2006. Nonostante Nucini si fosse già improvvisato “Che Guevara” e “Cavallo di Troia” in un’intervista a Mensurati di Repubblica l’11 maggio 2006. Nonostante De Santis e Bergamo avessero parlato di rapporti non univoci con i dirigenti juventini.

"Vogliamo lo scudetto perché è un diritto e perché deve essere chiaro al mondo intero che non tutti in Italia hanno fatto parte di un certo sistema. Lo scudetto ci spetta perché è necessario fare un distinguo fra chi ha portato avanti un certo sistema e chi invece si è sempre comportato secondo le regole: fra chi ha barato e chi è onesto". "Sarebbe un messaggio sbagliato non assegnare lo scudetto. Un brutto segnale non solo all'Italia sportiva, ma a tutto il mondo. Un qualcosa che autorizzerebbe a pensare che proprio tutti erano sporchi. Noi no, alziamo la mano e urliamo: ‘Noi no. Con questo sistema sporco proprio non c'entriamo’". Queste le parole di Massimo Moratti il giorno dopo le sentenze della giustizia sportiva del 16 luglio 2006.

L’etica non è stata prescritta, è morta.

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