La morte non è un fatto triste, è un detersivo col quale si pretende di lavare la memoria delle persone. La moralità, la statura, le opere e le azioni, tutte centrifugate a dovere per cercare di portare via gli aloni. Purtroppo (e per fortuna) ci sono macchie che resistono anche allo strofinio delle più indefesse lavandaie di regime. Ci sono incrostazioni della coscienza che, per quanto ostinatamente nascoste e sottaciute, prima o poi saltano fuori.
Sono quelle macchie che finiscono per rivelarsi imperiture e non sbiadite dalla menzogna o dall'oblio. Sono esse rivelatrici della vera essenza di chi magari non è più di questo mondo.
Quando si passa a miglior vita quello che racconta le persone sono le azioni che hanno commesso e le opere che hanno lasciato. Si può, come in un sonetto d Cecco Angiolieri, ingannare i superstiti sulla propria santità, ma non si può gabbare la verità, che prima o poi inesorabile restituisce ciascuno al proprio valore
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