Tutti, da ragazzini, abbiamo fatto qualche scemenza. Io stesso, anche oggi che ho una figlia di sette anni e un secondo bimbo in arrivo, ne faccio.
C'è chi si piglia una sbronza colossale, chi si becca una multa da idiota, chi è uscito con un ragazza che non è la sua... insomma, scemenze che tutti abbiamo fatto almeno una volta nella vita. E allora scatta immediato un meccanismo vecchio come il mondo. La necessità di costruire un alibi comune, una giustificazione buona per tutti con la collaborazione di coloro che erano con noi a bere in quel locale, o in quella macchina fermata dalla Polizia, anche a costo di inventare scuse inverosimili, tipo che “avevamo chiesto degli analcoolici e si sono sbagliati” o “scappavamo dalla Polizia perchè pensavamo che le luci blu fossero quelle di un'astronave aliena”.
Anche chi scrive... cioè, non io, eh? Un mio cugino... anzi, un amico di mio cugino, in occasione del suo addio al celibato, venne portato in un locale equivoco dove si esibiva una fanciulla -diciamo così- molto estroversa. E ovviamente la fanciulla dimostrò tutta la sua espansività col festeggiato. Tornato a casa alle tre di notte passate, si sentì al telefono come da accordi con la “quasi-sposa” e dovette inventare che erano andati in un locale dove c'erano sì delle ballerine, anche un po' sul piccante, ma che non era successo assolutamente nulla di male. Il problema è che le sue (di lei) amiche erano in maggioranza fidanzate coi suoi (di lui) amici. Che fare per evitare fughe di notizie? Giro di telefonate alle case degli amici nonostante l'ora impensabile per concordare una versione comune, nonostante le giustificate improperie degli amici e dei loro genitori. Diciamo tutti la stessa cosa, e ci crederanno.
Che poi è un po' una rivisitazione del Goebbelsiano “una bugia ripetuta all'infinito diventa la verità”, no? Gli amici juventini ormai sanno da anni quanto i princìpi del “Doktor” Joseph siano l'abc quotidiano di tutto l'immenso organismo politico-economico-informativo che ruota intorno a Farsopoli. Oggi volevo però soffermarmi in modo particolare su di un aspetto quantomeno singolare della vicenda, probabilmente sfuggito ai più.
Nelle celebri Aule del Tribunale di Napoli risuonava ancora l'eco del famoso “Piaccia o non piaccia” narducciano, con il quale si escludeva tassativamente anche solo l'esistenza di una qualche telefonata dei “Signori” Moratti e Facchetti (che, ricordiamo, passava molti weekend a casa di uno degli arbitri. Da che si evincerebbe che arrivava lì senza nemmeno avvisare e si piazzava in casa d'altri a mangiare e a dormire. Maleducato!) quando -chi l'avrebbe mai detto- le telefonate saltano fuori. E tante, pure! L'immagine che, a questo punto, mi viene per prima in mente è quella di tre-quattro personaggi che corrono in giro con le mani nei capelli gridando “Siamo perduti, moriremo tutti!”. Fino a che uno dei tre-quattro ritrova la calma e detta la nuova linea di condotta. Nell'aula di Napoli tanto il PM Narducci quanto il Tenente Auricchio si affrettano a precisare che “sì, vabbè, le telefonate c'erano, ma si intendeva che non c'erano telefonate giudicate rilevanti” . Cioè, a monte venne fatta una doverosa selezione tra le telefonate dove Moggi organizzava i suoi “piani per tifentare patrone ti monto (segue risata diabolica d'obbligo)” e quelle dove il povero Facchetti chiedeva a Nucini la ricetta della Carbonara. A questo punto fa quasi specie leggere queste parole: “che Facchetti minimamente venga considerato così come è stato considerato è una cosa grave, offensiva, stupida. I tifosi dell'Inter lo conoscono perfettamente. I signori che saranno seduti attorno a quel tavolo per decidere, non so che cosa, lo conoscono perfettamente. Io credo che questa sia stata proprio... Non c'è nessun elemento nuovo, cose che altri avevano già giudicato come del tutto poco consistenti.” Chi le dice? Bravi, il Presidente Moratti. Allineati e coperti, insomma. Finchè diciamo tutti la stessa cosa siamo tutti salvi, come quella banda di buontemponi ai tavoli del localino equivoco. E come altri buontemponi seduti ad un altro tavolo, quello dove alcune persone “male assortite” parlavano fitto fitto.
Il PM di un processo. Il graduato dei Carabinieri che ha condotto le indagini. Il Presidente della squadra che da quelle vicende ha tratto beneficio.
Per carità, niente di illecito. Ma penso che anche il più garantista dei lettori possa trovare quantomeno “sconveniente” che queste persone -in virtù dei loro ruoli- si ritrovino a mangiare, bere e suonare la chitarra. Fino ad arrivare ad oggi. Già, perchè ora si scopre l'ennesimo altarino. Le telefonate non solo c'erano, ma chi le aveva valutate era stato impietoso. Scarsa importanza a quella dove il figlio di Moggi vantava presunte imprese con una giornalista di bella presenza (nota del redattore: chiamalo fesso) ed estrema rilevanza a quella dove un personaggio rivestito da un alone di presunta santità chiedeva espressamente un trattamento di favore per far vincere una partita alla sua squadra (il famoso 4-4-4). Eppure la prima è stata trascritta, utilizzata, sbattuta in prima pagina. La seconda è caduta nel dimenticatoio del “Piaccia o non piaccia”.
In questi giorni non si riportano reazioni, per così dire, ufficiali. Si ignora la questione? Si sta concordando una nuova versione comune? O si sta cercando un “volontario” che si addossi tutta la colpa, sperando che poi tutto sia messo a tacere? A quel “mio cugino” è andata bene, non è mai saltata fuori una foto che lo ritraesse con una procace fanciulla seduta sulle ginocchia. Invece in questo caso la vedo male. O bene, dipende dai punti di vista, s'intende. Perchè a quel trio di simpatici personaggi che assistevano alla presentazione di un libro dandosi di gomito, ridendo e scherzando, forse non è mai venuto in mente quanto ricordava in un suo film un grande personaggio del Cinema Italiano.
“Chi caca sotto la neve, pure se fa la buca e poi la ricopre, quanno a neve se scioje a merda viè sempre fori” (T. Milian)
|