Anche quest’anno cadono le stelle alla vigilia del dieci agosto. Arrivano le
“durissime” sentenze di primo grado della giustizia sportiva in merito alla nuova edizione dello scandalo denominato scommessopoli.
A cadere sono, tra gli altri, nomi illustri del campionato di serie A.
L’Atalanta e un paio di stelle che hanno scritto il loro nome nella storia del calcio italiano:
Beppe Signori, Cristiano Doni e
Thomas Manfredini. Riconosciuta all’Atalanta la responsabilità oggettiva in merito agli illeciti che riguardano i suoi giocatori, la penalizzazione richiesta da Palazzi di sette punti in classifica da scontare nel prossimo campionato di serie A si riduce a sei. Sei punti in meno ai nastri di partenza nel campionato di serie B anche per l’Ascoli, più un’ammenda di 50.000 euro. Nove e sei punti per Benevento e Cremonese, più ammenda di 30.000 euro. Retrocessione all’ultimo posto in classifica per l’Alessandria. Penalizzazione e ammende di varia entità per tutte le altre squadre giudicate, con l’eccezione del Ravenna, escluso dal campionato di competenza.
Polvere di stelle per Beppe Signori, Cristiano Doni, Thomas Manfredini e Marco Paoloni, ex portiere di Cremonese e Benevento, pesantemente coinvolti nelle indagini penali della procura di Cremona. Squalifica di cinque anni con preclusione per Signori e Paoloni, squalifica di tre anni e sei mesi per Doni, di tre anni per Manfredini. Probabile la loro fine amara dell’avventura nel mondo del calcio. Squalifiche e inibizioni di varia entità per gli altri calciatori implicati.
Le 55 pagine delle motivazioni delle sentenze parlano di
comportamenti illeciti che indicano
«un rilevante allarme generale, palesemente incompatibili con i principi di lealtà, correttezza e probità» e ancora una volta fanno riferimento al presunto
clima omertoso che ci sarebbe tra i tesserati, nonché tra i tesserati e il sottobosco di figure definite “pseudo appassionati”.
Ruolo di vertice riconosciuto a Signori nell’organizzazione che truccava le partite a scopi di lucro, illeciti riconosciuti per Doni in merito all’illecito sportivo aggravato per Atalanta-Piacenza del 19/03/2011 e per Manfredini riguardo all’illecito realizzato per Ascoli-Atalanta del 12/03/2011. Per Paoloni accertata la responsabilità per la realizzazione di ben nove illeciti sportivi.
Annunciata la
richiesta di ricorrere in appello per l’Atalanta, Doni e Manfredini. Per i quali i legali, stando ai documenti a disposizione, sono convinti dell’estraneità ai fatti dei giocatori, ai quali è legata la posizione del club. In particolare l’avvocato
Luigi Chiappero, dello studio
Chiusano, definisce ai microfoni di SKY un errore infliggere punti di penalizzazione all’Atalanta, poiché
non ci sarebbe responsabilità da parte dei giocatori e di conseguenza della società. Per Manfredini si allude ad
accuse costruite su una battuta all’interno di una telefonata, per Doni non c’è n’è nemmeno una di telefonata.
Inevitabilmente scorrono nella memoria
cinque anni di storia del calcio trasformate in un calvario giudiziario per chi nel 2006 è rimasto vittima di indagini e processi che lentamente, ma pervicacemente sono stati smontati e rimontati in ogni pezzo rimasto incastrato in un ingranaggio farraginoso e avvolto dalle ombre.
Volenti o nolenti, nonostante il presidente della FIGC la consideri una vicenda già superata,
il filo conduttore che riconduce a calciopoli non si spezza. Intorno ai problemi e agli scandali ricorrenti del calcio continuano a ruotare gli stessi personaggi.
A rivedersi le stesse facce dipinte su chi si erge di volta in volta a giudice e/o a garante.
Lo stesso Abete, Palazzi, il giudice Sergio Artico.
Una congregazione di funzionari che non ha mai adottato la stessa linea di pensiero e di azione per tutti. I media si stanno sforzando di rappresentare il procedimento che ha sanzionato i presunti responsabili di scommessopoli come guidato da un consesso di giudici che opera per la pulizia e il rinnovamento del calcio.
Le pene sembrano anche oggi esemplari. Ma non è così.
Occorre ripetere ancora una volta che nel 2006 la Juventus fu condannata per un illecito strutturato, ideato ad hoc per stendere le motivazioni di una sentenza oltremodo dura, ma, per diretta ammissione del giudice Sandulli, dettata da
un diffuso sentimento popolare.
La Juventus ha pagato perché i suoi dirigenti truccavano i campionati senza che fossero truccate le partite. Sempre secondo le parole di Sandulli, che ammise non essere stati commessi illeciti nel campionato 2004/2005.
Oggi, pur dispiacendo la lettura di nomi cari alla nostra memoria calcistica, bisogna osservare con lucidità rigorosa alcuni dati. La FIGC sentenzia
l’esistenza di illeciti e non si spinge a condannare alla B l’Atalanta, né alla C l’Ascoli,
pur riconoscendo la responsabilità oggettiva dei club. Pur rimanendo come nel 2006 aperta la spiacevole situazione per la quale sulla giustizia sportiva
grava la fretta di assicurare l’inizio dei nuovi campionati senza che gli organi inquirenti abbiano terminato ancora la fase istruttoria.
Si trova a giudicare cioè a indagini in corso, lontanissimo dall’aspettare le sentenze dei tribunali della giustizia ordinaria.
Non sempre è stato così. C’è il caso del processo della giustizia sportiva sui bilanci gonfiati condotto a termine nel 2007, una manciata di minuti dopo che l’entrata in vigore del nuovo CGS sancisse le scappatoie offerte dagli articoli 23 e 24, cioè gli sconti di pena garantiti dai patteggiamenti e dai pentimenti. Dei quali si giovarono, come hanno già fatto nell’odierno procedimento il
Chievo e Micolucci, tutte e sei le squadre allora coinvolte, tra le quali
Inter e
Milan, che fecero ricorso al patteggiamento. Beneficiando anche di essere processate dalla giustizia sportiva dopo il pronunciamento di quella ordinaria. Continuando a iscriversi ai campionati in barba alle dichiarazioni del pm Nocerino soprattutto riguardo alla posizione della squadra che intanto mieteva successi nell’era del calcio pulito instaurata un anno prima.
Nel 2007
il nuovo CGS tornò utile a molti per aggiustare le spinose situazioni economiche già rivedute e corrette da bilanci creativi e cessioni del brand.
Anche alla Juventus, che il brand non lo ha mai ceduto alle banche per ricavarne esose somme di denaro sulla parola e sulla promessa di future vittorie per grazia ricevuta di una federazione che archivia e punisce ad libitum, fu destinato un processo per doping amministrativo, dal quale uscì indenne perché “il fatto non sussiste”.
A onor del vero, a uscirne indenne fu la Triade, vista l’intenzione della società di patteggiare e accusare i Tre ignoti per nulla aver commesso.
Il patteggiamento fu anche la mossa vincente di Grande Stevens nel 2008, quando si inventò il procedimento della giustizia sportiva per le sim svizzere. Un altro teorema antijuventino smontato a Napoli.
Chiappero e gli altri legali dell’Atalanta sanno che la posizione della società dipende da quella dei calciatori, che difendono.
La Juventus deve a Moggi e ai suoi legali tutto quello che sappiamo e che tanti non avrebbero voluto sapere o far sapere su calciopoli. Quello stesso Moggi che è stato radiato dalla Federazione a causa di sentenze rese quando ancora non si sapeva o si fingeva di non sapere.
E c’è uno scudetto che continua ad avere dimora in casa d’altri. Per i quali Palazzi ha ammesso gli illeciti, ma ha deciso di prescriverli in ordine al vecchio CGS.
Calciopoli, bilanciopoli, premiopoli, scommessopoli. Di illeciti ne sono stati scoperti tanti.
Solo la Juventus, solo Moggi e Giraudo hanno pagato il prezzo anticipato di un illecito mai provato. Forse perché mai commesso. Di errori e orrori giudiziari a catena.
E’ giunto il momento che la società bianconera ne prenda atto. Restituendo a se stessa la dignità di una storia che ha visto tra i suoi protagonisti più degni di merito Bettega, Giraudo e Moggi.
Ai quali spetta l’orgoglio della società per la quale hanno lavorato con successo, non solo l’affetto e la riconoscenza dei tifosi.
E’ un dieci agosto romano di stelle cadenti e di stelle da riaccendere, non solo nel nuovo stadio. Commenta l'articolo sul nostro forum!