“Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare”. Così Gabriele D’Annunzio invitava i pastori d’Abruzzo alla transumanza, rievocando nella memoria e nei versi i suoni e i colori della terra natia. Inizia una nuova stagione, non senza l’eco di cose già viste.
Il processo di calciopoli riprenderà il 20 e c’è attesa per il 27, giorno della difesa di Moggi. La mancata ricusazione della Casoria ha permesso di andare avanti a Napoli, dove si sente ancora echeggiare lo scoppiettio degli ultimi eventi. In primis l’accusa a due dei cervelli più illustri di calciopoli, in fuga sulle poltrone della politica. Auricchio e Narducci, chiamati in causa dagli avvocati Picca, difesa dei Della Valle e Bonatti, difesa di Pairetto, che hanno puntato l’indice sulle responsabilità del pool investigativo che ha condotto le indagini operando una selezione delle intercettazioni che ha distorto la realtà calcistica degli ultimi cinque anni. Che il rapporto con i designatori non fosse esclusivo per la Triade è stato finalmente chiaro anche a Palazzi, autore di una relazione, corredata di illeciti, regalini, pretese di ottenere vantaggi in classifica e prescrizione per l’Inter, utile alla revoca dello scudetto 2005-2006, ma vanificata dalla dichiarazione di incompetenza della Federazione. In disaccordo Diego Della Valle, che ha invitato Moratti a sedere a un tavolo per discutere le sue responsabilità, ricevendo in cambio dinieghi e sberleffi. La stessa FGCI provvedeva a radiare Moggi e Giraudo, lasciando il responso definitivo all’Alta Corte del Coni. L’estate laboriosa procedeva con scommessopoli, ovvero se non c’è la Juve l’illecito non fa serie B, e la grana dello sciopero dei calciatori. Figli di un dio maggiore. Venduti, invenduti, strapagati. Campioni che dall’Italia vanno e non vengono più.
In casa Juve piace l’arrivo di Pirlo, Vucinic e Vidal, ma rimane irrisolto un po’ tutto il resto. A Conte far quadrare i conti sul campo. Un campo nuovo per la Juventus, prima società di calcio italiana a disputare un campionato in una struttura di proprietà. Sull’erba rifatta dell’ex Delle Alpi si giocano i destini della squadra bianconera, che ritorna di fatto nel perimetro del tempio di tante vittorie, ristabilendo il continuum spaziotemporale fra la Juve di ieri e quella di domani. Figlio della Triade e di qualche polemica, dal numero dei posti, ai tiranti imprevisti, alla stella rimossa di Boniek, alla scelta del nome, in bilico tra lo sponsor e il cuore, trasuda memoria e racconta che sono sempre 29.
Come ha promesso Andrea Agnelli il 10 agosto, impegnandosi a ricorrere a tutte le sedi per riscrivere la storia bianconera con l’errata corrige di calciopoli. Su di lui pesa la potenza evocatrice di un cognome che ha fatto la storia della Juventus e dell’Italia. L’ultimo Agnelli. Il baluardo sul quale si fissano i ricordi e prendono forma le speranze. Al bivio tra i fasti del passato e il mutare dei tempi e delle cose, ritrovi la via della Juve. |