Gian Piero Gasperini da Grugliasco classe 1958, alias “Gasperson” perché il mitico giocattolaio “Prez” lo definì il suo Ferguson. Visti i risultati degli ultimi tempi, è meglio lasciare perdere paragoni troppo azzardati ed accontentarsi dell’altro alias più semplice ed appropriato: Gasp. Il nostro Gian Piero all’età di 9 anni entra a far parte delle giovanili della Juventus e percorre tutta la trafila della sua crescita calcistica con i colori Bianconeri. Nella Primavera gioca con Paolo Rossi e Sergio Brio, dopo un fugace apparizione in prima squadra lascia la Juventus per traferirsi alla Reggiana, per poi legarsi al Palermo, dove milita per 5 stagioni. Infine, raggiunge il palcoscenico della seria A con i colori del Pescara, per poi terminare la sua carriera nel 1993 alla Vis Pesaro. Dopo solo un anno da quando appende le scarpe al chiodo, il Gasp viene chiamato ad allenare le giovanili della Juventus, fino ad arrivare sulla panchina della Primavera, chiudendo così il proprio “cerchio bianconero”. Finita l’avventura alla Juventus, il Gasp va a sedersi sulla panchina del Crotone, per approdare nel 2006 alla corte del Giocattolaio Prez. Qui la sua incoronazione come giovane tecnico emergente, come migliore tecnico italiano e come miglior erede di Sir Alex Ferguson. Ma lo sappiamo, il Prez è il mentore dei veri talenti calcistici, vedi Milito, Thiago Silva etc. Fatta un po’ di noiosa biografia del nostro Gasp dai tempi in cui vestiva la casacca dei pulcini bianconeri, arriviamo ai giorni nostri, o meglio alla calda estate 2011. Il Boss della Banda Bassotti dei Navigli Massimo Moratti è stato appena tradito da quel Leonardo strappato agli odiati cugini Milanisti. Ma del resto il Moratti dovrebbe sapere che chi tradisce spesso finisce a sua volta tradito. Moratti, dicevamo, tradito da Leonardo, che vola sulle rive della Senna, si ritrova senza allenatore: la ridda di nomi che dovrebbero sedersi sulla panchina della Banda Bassotti si spreca e si sprecano anche i rifiuti da parte dei vari candidati. Possiamo immaginare come sia andata: nottetempo, un Moratti ormai sull’orlo della disperazione telefona all’amico Giocattolaio per chiedergli consiglio. Il Prez, da amico sodale, non può esimersi dal consigliargli il Sir Alex Ferguson “de noantri”: chi, se non Gasperini, può essere l’uomo giusto per ripetere la triplette? È con grande affetto verso il Gasp e il suo passato bianconero, che quando fu annunciato il suo arrivo all’inter molti tifosi juventini provarono tristezza per il futuro che lo attendeva. Non serviva un chiaroveggente per capire che Gasperini sarebbe stato triturato dalla (dis)organizzazione nerazzurra. Ora, dopo la sconfitta di Palermo ed ancor di più dopo quella di Champions League in casa contro i turchi del Trabzonspor, il suo futuro di in quel di Appiano Gentile è molto ma molto precario. Il Boss Moratti lo ha scelto perché nessuno di quelli che lui stimava da inter accettarono. Ma, essendo un ripiego, non l’ha mai stimato ed è finito per criticarlo e “umiliarlo” ancor prima che iniziasse la stagione ufficiale. Forse Gasperini sta già maledicendo il giorno in cui accettò quell’incarico. La seconda squadra di Milano sta tornando ai livelli che le competono, dopo essersi illusa di essere una grande squadra, grazie al famigerato “Triplete”, centrato profittando del cataclisma italiano del 2006 e delle successive enormi sviste arbitrali in Italia ed in Europa. I nerazzurri hanno intrapreso la strada per tornare ad essere i mediocri “piangina” di sempre. Ed il capro espiatorio è lui: Gasperson o Gasp da Grugliasco, con alle spalle una storia Juventina. Anche perché Moratti, memore di quanto accadde ai tempi di Lippi, molto probabilmente sta già pensando che le sconfitte interiste siano frutto del passato bianconero del Gasp. È difficile pensare che l’attuale allenatore nerazzurro possa arrivare a mangiare il panettone seduto sulla panchina dell’Inter e probabilmente, il giorno in cui verrà cacciato, andando così ad ingrossare ulteriormente la falange dei mister epurati dal Boss interista, si dirà che ha perso l’occasione della vita. Ma, alla fine dei conti, il vero sconfitto sarà sempre il vero specialista dei fallimenti: Moratti.
|