Gasperini non ce l’ha fatta. Dopo appena tre mesi dall’inizio della sua avventura, è stato esonerato dalla guida dei nerazzurri. Nonostante le frasi di circostanza di Moratti, si era capito che
la trasferta a Novara rappresentava l’ultima spiaggia per l’ex tecnico genoano. Forse, non gli sarebbe bastata neppure una vittoria, per convincere il patron nerazzurro a non epurarlo: la sua squadra avrebbe dovuto regalare una prestazione maiuscola, contro una neopromossa che tutti davano per spacciata ancora prima del fischio d’inizio. E invece, già nei primi minuti, si è capito che qualcosa non girava per il verso giusto. O forse, volendo vedere le cose da un altro punto di vista, questo è proprio il normale scorrere delle cose.
Non fosse stato per farsopoli e per tutte le conseguenze che stravolsero l’ordine naturale degli eventi, chi si sarebbe stupito di una sconfitta degli interisti a Novara?
In passato, i nerazzurri ci hanno regalato prestazioni incredibili più di una volta: la più famosa resta la sconfitta del 5 maggio, in uno stadio laziale tinto di nerazzurro e con una buona metà degli avversari che giocavano per farli vincere. Ma il cielo morattiano è costellato di memorabili sconfitte.
Nel 2006, con un colpo di teatro tanto abile quanto disonesto,
si volle premiare colui che negli ultimi vent’anni aveva il primato di soldi buttati nel calcio. Sì, soldi buttati, perché quando si stipendia Recoba più di Zidane e Davids messi assieme, quando si scambiano Pirlo e Seedorf con Coco e Guglielmimpietro, oppure Cannavaro con Carini, non si può parlare di investimenti, altrimenti sarebbero investiti anche i soldi spesi da un alcolizzato per comprarsi la bottiglia di vodka con cui tirare a sera. Ma
Moratti era stanco di mettere mano al portafogli e guardare vincere personaggi antipatici in casacca bianconera. E allora accolse come una manna dal cielo i regali di farsopoli. La squadra più forte d’Italia (e tra le più forti al mondo) cacciata in serie B e depredata dei suoi gioielli, il più splendente dei quali (Ibra) addirittura portato nella propria cassaforte, la sua bacheca rapinata, i suoi dirigenti demoliti… cosa pretendere di più?
E allora,
come d’incanto, gli eterni perdenti cominciarono a vincere e a convincersi di essere davvero forti e capaci. Azzeccarono perfino qualche colpo di mercato e, di riffa o di raffa, portarono a casa addirittura una Champions League.
Ma prima o poi la natura fa il suo corso e raddrizza le storture artificiali. Un assaggio l’abbiamo ricevuto l’anno scorso, quando la squadra di Moratti non ha vinto nulla, se non un paio di trofei derivanti dalle stagioni precedenti. E ora siamo al capolinea: non ci sono più Ibra, rubato alla Juve, ed Eto’o, arrivato all’Inter in cambio dello stesso svedese. I pochi campioni interisti rimasti sono vecchi o demotivati, se non entrambe le cose. Moratti è tornato ad essere il depresso perdente di sempre. E, come al solito, se la prende prima di tutto con l’allenatore che lui stesso volle, poi passerà ad attaccare gli arbitri ed il sistema corrotto (cosa che accennò a fare anche Gasperini, con poca convinzione e senza alcun seguito). Ma il risultato con tutta probabilità sarà il medesimo pre-farsopoli: guardare gli altri vincere.
E allora diamo a lui e agli amici della federazione un consiglio.
Anziché perdere tempo a cercare un nuovo allenatore, perché non richiamano alle armi il buon Guido Rossi? Lui ha già dimostrato di essere in grado di portare titoli anche in situazioni più tragiche di questa: nel 2006 gli interisti non vincevano uno scudetto da 150 anni, adesso in fondo è solo un anno che stringono pugni di mosche. E allora perché non richiamarlo? Sarà sufficiente retrocedere in serie B tutte le squadre che precedono in classifica la squadra di Moratti (in pratica l’intera serie A) e razziare le rose avversarie (magari potrebbero riprendersi anche Ibra). Purtroppo, Auricchio e Narducci non sono più a disposizione per il lavoro di grana grossa. Ma vuoi proprio che non ci sia nessun altro in giro per l’Italia a dare una mano agli amici nerazzurri?
Forza ragazzi, non tutto è perduto! Una telefonata a Petrucci, un’altra ad Abete… e la più importante a Guido Rossi. Poi, vedrete che tornerete a vincere. E state tranquilli: a voi non vi intercetta nessuno!
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