8 dicembre 1985. L’hanno definita la finale di Coppa Intercontinentale più bella della storia. L’hanno definito il gol più bello della storia della Coppa, forse della storia del calcio. Mauro, Bonini, Platini che dentro l’area stoppa la palla di petto, la alza di destro con un sombrero sulla testa dell’avversario e la calcia di sinistro in rete. Ancora oggi non abbiamo capito se Roth, l’arbitro di Juventus Argentinos, abbia visto un fuorigioco o gli abbia fischiato un inverosimile gioco pericoloso. Platini corre inseguito dai compagni incontro al pubblico, l’abbraccio di smorza, come la gioia. Michel si sdraia di fianco sull’erba del campo, si risolleva seduto, applaude. La Juventus vince l’edizione dell’Intercontinentale ai calci di rigore, dopo il 2 a 2 siglato da Laudrup, al quale Roth aveva negato annullandola per fuorigioco un’altra rete.
In quel gesto ironico e composto c’era il
Platini che amavo. E anche il calcio che amo. Quello che piaceva anche all’Avvocato quando diceva che nei momenti più bui bisogna essere in grado di tirare fuori qualcosa di più. E che per questo la Juve aveva vinto un’altra volta. Platini, 3 volte Pallone d’Oro con La Juventus. Platini, che un francobollo commemorativo, sdraiato di fianco sull’erba, lo avrebbe meritato.
E sarà forse per questo che
non aveva voglia di apporne uno e aveva fatto – forse - inizialmente solo una battuta, come ha sottolineato Andrea Agnelli alla cena tenutasi a Palazzo della Cancelleria a Roma, adesso che si ritrova burocrate con qualche chilo e molti grattacapi in più, sulla lettera da spedire alla FIGC perché spiegasse i motivi per i quali la Juventus di Andrea Agnelli ha chiesto all’UEFA di cui è presidente:
1) di pronunciarsi sulla maniera con la quale la Figc ha svolto l'inchiesta sui fatti che riguardano la Juventus e - soprattutto - l'Internazionale di Milano;
2) di sanzionare l'Internazionale Milano dichiarando il club non in diritto di partecipare all'Uefa Champions League 2011.12;
3) di informare la Juventus sulle misure che prenderà contro l'Internazionale Milano e la Figc.
Come risulta dalla traduzione che nemmeno la Gazzetta dello Sport ha potuto esimersi dal pubblicare del testo della risposta che Pierre Cornu, consigliere capo degli affari legali della UEFA, ha inviato eccome alla FIGC, che entro il 19 ottobre dovrà rispondere se “abbia svolto bene il suo lavoro".
Non lo ha fatto. E non perché non abbia revocato lo scudetto 2005-2006 all’Inter. Quella è una conseguenza dell’aggrovigliarsi di tante decisioni prese male perché indagini, inchieste e processi sono stati condotti “male”.
E lo scudetto di cartone ha finito per essere interpretato dal comune sentimento popolare sempre cavalcato da certa stampa come un pomo della discordia. Non è così.
Non è un contentino da dare a nessuno. E’ un trofeo vinto sul campo. Dalla Juventus. Che la Juventus rivendica sulla base di un articolo del codice di giustizia sportiva. Per il quale sussistono nuovi fatti e nuove prove che avrebbero dovuto convincere la FIGC a revisionare il processo del 2006.
Ma c’è un altro argomento che può aiutarci a capire gli
equilibri che dovranno prima o poi dare una soluzione a calciopoli. Interessante a questo proposito l’intervento di Paco D'Onofrio, legale di Moggi nei processi sportivi, alla trasmissione radiofonica “Stile Juventus”. D’Onofrio detta i tempi e afferma che se la risposta della FIGC alla UEFA è attesa per giorno 19 ottobre, essa
sarà preceduta il 13 dal responso dell’Alta Corte di Giustizia del CONI sulla radiazione di Moggi. Scopriremo se s’è davvero un
conflitto tra FIGC e CONI, basato sul mancato rispetto da parte della Federazione del suggerimento di prendere atto di un'attualizzazione dei fatti dal 2006 a oggi, che dovrebbe vanificare le due sentenze avverse sulla radiazione di fronte a una superiorità di giudizio del CONI.
Dal canto suo Andrea Agnelli ha ribadito anche in occasione della cena romana che l’iter intrapreso dalla Juventus andrà avanti “per il rispetto che abbiamo di milioni di tifosi che vogliono par condicio”.
La UEFA
impone un atto di controllo, dettato dalla responsabilità degli organi sportivi a garantire la par condicio. Ha sollecitato l'uscita del Fenerbahce dalla CL in seguito alla scommessopoli turca. Non intende evidenziare
disparità di trattamenti, come ha fatto la FIGC adottando nei confronti di illeciti riconosciuti alla società Internazionale dalla relazione di Palazzi la prescrizione.
Sarà per il momento il
CONI a rappresentare il capolinea della giustizia sportiva?
Segnali di competenza sono arrivati anche dal
TNAS. Nel momento in cui la FIGC accetta, perché costretta, che il quadro delineato è diverso dal 2006, il processo va revisionato. La rimozione del cartone sarebbe stata solo un altro segnale in questa direzione.
Incompetenza verso l’Inter e radiazione verso i dirigenti juventini sono le facce della stessa medaglia, coniata dallo spregio assoluto della par condicio. Lo hanno capito anche in casa Inter. Con le esternazioni inopportune di Ranieri e quelle parzialmente rientrate di Moratti.
Che hanno dato una lettura di Inter Napoli nel senso di una ritorsione della Federazione per non aver restituito lo scudetto da revocare.
L’Inter come vittima sacrificale del sistema è l’ultimo vagito di un’onestà che con lo sport non ha niente a che vedere.
Ci pensino i molti commentatori dalla penna facile che per salvare la credibilità di un sistema che ha le ore contate non si ispirano più ai valori etici, ma intendono risolvere la questione in un derby d’Italia nel quale non ci siamo mai riconosciuti.
La giustizia non è un trofeo da vincere. Tanto meno a tavolino. Commenta l'articolo sul nostro forum!