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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di M. VIGHI del 24/10/2011 07:32:12
Gli obiettivi e le statistiche di Conte

 

Le statistiche prima del match contro i grifoni davano complessivamente una discreta immagine della Juventus. Imbattuta, poche reti subite, costanti percentuali molto alte di possesso palla nel corso degli incontri, ed una media punti di 2 a partita. La quale, proiettata come costante fino al termine della stagione, significherebbe raggiungere quota 76 punti: quanto bastò alla seconda squadra di Milano, nello scorso campionato, a classificarsi al secondo posto.
Il mister Conte ha proposto due differenti moduli di gioco, il 424 (o 442 come si preferisce), ed il 451. I risultati di entrambi gli schieramenti hanno avuto la stessa media punti, risultante di un numero di vittorie equivalente a quello dei pareggi. Nessuna sconfitta. Diversissimo, tuttavia, è stato il modo con cui la Juve ha ottenuto tali punti. Gran possesso palla con il 451, molto meno con l’altro schema. Molte occasioni da goal create con il 424, molte più reti segnate, ma anche più pericoli subiti e goal incassati.

Un discreto numero di giornalisti, si parli di calcio come di economia, evidenziano sovente il vizio di lasciarsi trascinare un po’ troppo dai numeri e dalla cabala. I numeri sono importanti, e questo è innegabile, ma se parlassero da soli, come alcuni sostengono, analisti e consulenti finanziari e di business, nonché alcune strutture portanti delle aziende, come quelle preposte al controlling, non avrebbero altro da fare che rivolgersi a brillanti sistemi informativi capaci di creare solidi strumenti informatici con certificati algoritmi di calcolo, ed il loro lavoro terminerebbe nient’altro che con le scelte di quali layout adottare nella presentazione dei dati. In realtà, invece, dietro ai numeri ci sono le azioni che hanno determinato il loro avvenimento. I fattori esterni. E non ultimo, le casualità. Ed un buon analista, o un buon giornalista o semplice osservatore, ha il dovere di guardare proprio a tutti questi fattori: non al numero tel quel, ma a tutto ciò che lo ha determinato.

Tornando alle statistiche delle prime 6 partite della Juventus, senza correre in voli pindarici, esse davano il quadro di una squadra molto solida, duttile nella forma con cui presentarsi in campo, e con due schieramenti dalle caratteristiche specifiche da sublimare in un unico modello: il possesso palla e l’ermeticità della difesa del 451, e la prolificità del 442. Facile a dirsi, no? Peccato che poi sul campo non sia così banale: vuoi per i diversi stati di forma, per la pericolosità degli avversari, per i diversi interpreti in campo dei due moduli. E così, verso la partita con i rossoblu, si attendevano risposte e nuovi e costanti miglioramenti.

Juventus-Genoa, invece, non è stata la partita alla quale ogni tifoso juventino avrebbe desiderato alla vigilia di assistere. Speranzoso di assistere ad una fuga in solitaria in classifica, per quanto di prematura euforia dopo poche giornate, il sostenitore di Madama ha preso invece visione di una gara nella quale i propri beniamini hanno messo in luce alcune contraddizioni. Lacune difensive (come l’anno scorso), stanchezza, personalità di gran lunga meno rassicurante rispetto agli impegni precedenti, e diversi aggiustamenti tattici nel corso dell’incontro (con il risultato di dare l’impressione di una identità molto meno definita, rispetto a quanto era apparso nelle scorse settimane).
Un passo indietro dunque? Meglio il 442, meglio il 451, o meglio tentare nuove strade, come il 433 in certi tratti abbozzato? Meglio Pepe di Krasic, meglio Estigarribia di tutti, o meglio Matri di Vucinic? O magari non meglio Matri con Vucinic? E non abbiamo forse voglia di rivedere in campo Quagliarella, l’eroe dell’anno scorso, che fino al suo infortunio ci aveva addirittura tenuto in corsa per lo scudetto? E a proposito...ma ci pensate alla Juve dell’anno scorso prima dell’infortunio di Eta Beta, semplicemente con Lichsteiner per Motta e Pirlo per Aquilani? Non sarebbe stata forse non prima, ma primissima?

Non si fa certo fatica ad immaginare quanto i giornalisti sguazzeranno in tali ambiguità. Del resto in casa Juve, bisognerebbe essere abituati a tutto (e invero un tempo lo si era). Le telefonate le facevano tutti (alcuni però agli arbitri, quello sì illecito sportivo), ma farsopoli l’hanno scatenata sulla Juve. Giocatori di altre squadre si sono lamentati di strani costumi nell’uso di sostanze per incrementare le prestazioni in campo (come Georgatos dell’inter), altri si sono sottratti al controllo antidoping (Seedorf), ma il processo per doping (con assoluzione!) è stato istituito solo nei confronti dei bianconeri. Sono stati accertati i regali di Rolex agli arbitri (Sensi della Roma), di elettrostimolatori (Facchetti dell’inter), ma agli albori della cronaca è finita solo la Maserati della figlia di Pairetto (regolarmente pagata, con semplice usufrutto del massimo sconto commerciale, grazie alla conoscenza di Moggi). Ed ora arrivano le inchieste sui materiali scadenti nella costruzione del nuovo stadio...

E allora che dire? Credo che un buon tifoso abbia il dovere di lasciare lavorare Conte, non attendersi i miracoli in due mesi, osservare con letizia i miglioramenti (evidenti) e con spirito costruttivo anche osservare le lacune e gli eventuali errori.
Domani, come sempre, il tifoso bianconero, specie se rancoroso, si sentirà schernire per la mancata fuga. E qualche buontempone, con compiaciuto sorriso disegnato sulle labbra, chiederà: “ma allora, è più facile che vinciate lo scudetto, o che vi ridiano quelli di calciopoli?”. Un po’ come chiedere se riponiamo più fiducia nel lavoro di Conte rispetto a quello di Briamonte.
Dato per scontato che una storia più che centenaria di costanti successi, nel dna degli juventini, non può che spronare a volere fortissimamente volere entrambi senza condizioni, non c’è dubbio che nella sordida battutina si celino spunti di riflessioni, anche perché i punti di convergenza ci sono.
In entrambi i casi, infatti, parliamo di due professionisti relativamente giovani, con poca esperienza ed ancora in formazione, e con le spalle coperte da mostri sacri, siano essi rappresentati dalla più celebrata squadra di calcio, o da uno dei più famosi studi legali. Invero Conte qualche successo rilevante, ottenuto sul campo, l’ha già colto, così come mangiato un po’ di polvere per poter dimostrare il proprio valore.
Confidiamo nel massimo sforzo di entrambi per ottenere ciò che spetta: la posizione da sempre occupata, ed i titoli limpidamente conseguiti.
Fossimo costretti al gioco della torre per ottenere solo uno dei due obiettivi, dovendo scegliere chi buttare giù, dopo 5 anni di fandonie lette sui giornali, fango ricevuto in faccia ovunque, falsi storici propinati per veri, e irrisioni da parte dei tifosi avversari, è verosimile che sceglieremmo gli scudetti dell’era Capello.
Ma tornando al fattore statistico, non è così scontato che sia il risultato più probabile. E del resto non lo possiamo proprio sapere. Siamo infatti certi solo per Conte che a patti (o patteggiamenti), il vecchio capitano non sia tipo da scendere, e che l’obiettivo del suo mandato, senza dubbio, sia quello di portare titoli in bacheca.

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