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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Farsopoli di E. LOFFREDO del 07/11/2011 10:50:02
Calciopoli dal tramonto all'alba

 

Il processo calciopoli iniziò avvolto dal crespuscolo. Davanti a un tribunale non potevano valere le considerazioni dei tifosi, c'era da confutare le accuse, da smontare un castello accusatorio sostenuto dalla baldanza di un paio di pm molto convinti di sé stessi e del lavoro che avevano portato all'attenzione del collegio giudicante della nona sezione penale del tribunale di Napoli.

Eravamo nella primavera del 2009, quando le sentenze sportive dell'estate di tre anni prima sembravano avere ancora gambe solide per stare in piedi, quando sull'onda di quelle sentenze rese incombeva a Moggi e compagni di disgrazia l'onere della propria innocenza. Gli unici elementi che potevano far sperare gli juventini rancorosi erano solo le convinzioni dell'assurdità delle accuse mosse a Moggi e alla Juve.

Un processo che nasce da subito travagliato, con l'esclusione di tutte le parti civili (sette delle quali ricorrenti in Cassazione e poi riammesse), proseguito poi ad intervalli regolari con ben tre richieste di ricusazione del giudice Casoria e finito con il pm Narducci che scappa dal processo dopo che era già stato abbandonato dal collega Beatrice, suo primo compagno d'accusa. Il tutto senza farsi mancare nemmeno un procedimento disciplinare davanti al CSM a carico della stessa presidente del collegio giudicante, contro la quale si sono presentati a testimoniare gli stessi pm che l'avevano ricusata per ben due volte.

Ripercorrere esaustivamente quello che è stato il dibattimento processuale sarebbe impresa proibitiva. Dovremmo cominciare ricordando il primo teste dell'accusa, tale Armando Carbone, proseguire con i vari Coppola (quello a cui i carabinieri dissero «a noi l'inter non interessa»), Sanipoli (afflitta da sindrome da dequalificazione professionale), Manfredi Martino (asso dell'accusa rivelatosi poi un due di briscola tanto da far arrabbiare lo stesso Narducci), Cellino (accompagnato dai carabinieri dopo due assenze poco giustificate), Nucini & Nucini bis (entrambe le volte molto indisponente e che quasi certamente sarà denunciato per falsa testimonianza). Soprattutto dovremmo ricordare gli assi migliori dell'ufficio di procura: i carabinieri Michele Di Laroni e Attilio Auricchio (oggi stranamente nella giunta comunale di Napoli insieme al pm Narducci!).

Tra avvocati, giudici, testimoni, e imputati molti sono stati i protagonisti nell'aula 216 del tribunale di Napoli, il motivo conduttore però resta indiscutibilmente uno: il crollo miserevole delle accuse agli imputati. Abbiamo scoperto che Moggi non era l'unico a chiamare i designatori, cosa comunque ammessa e incentivata dalla FIGC. Abbiamo scoperto che era forse l'unico a non chiamare gli arbitri o a scendere nei loro spogliatoi prima o durante le partite. Non era l'ex dg juventino a chiedere arbitri o a suggerire le griglie, e non era Moggi ad estrarre le palline (non riconoscibili) con gli arbitri dopo che i designatori avevano sorteggiato la partita. Ci siamo resi conto che la paventata associazione a delinquere era suscettibile di sdoganamenti e ridoganamenti tali da far dubitare fortemente del vincolo stabile tra i presunti consociati. E che dire delle sim straniere «presumibilmente attribuite», spacciate per inintercettabili e però mute alle orecchie dell'assessore ex pm diligentemente messosi all'ascolto? Il tutto per non parlare delle migliaia di intercettazioni da catalogare alla voce «qualcosa sarà sfuggito».

Cosa resta delle originarie accuse di Narducci? Per chi scrive nulla. Conta però quello che statuirà il collegio giudicante, e per quello non ci resta che attendere poco. Di sicuro resta il dato inconfutabile che il crepuscolo iniziale è stato rischiarato dalla emergenze processuali.

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