Un documento da condividere e predisposto da Petrucci e Pagnozzi, doveva essere il piatto forte del famigerato “tavolo della pace”.
Il capolavoro della mediazione in una frase che la solita
gazzetta propone in anteprima:
«...adottando in qualche caso provvedimenti che avrebbero pure potuto essere differenti...», che lo stesso Palombo definisce come
“Una frase e un modo di ripercorrere la storia di calciopoli buona a tutti gli usi: a togliere scudetti a tavolino, a modificare sentenze, magari anche ad assolvere qualche condannato. Ma senza dirlo esplicitamente”. Scopriamo anche, questa volta in un altro articolo a firma del duo Galdi e Piccioni, che, dopo l’incompetenza della Figc e dell’Alta Corte del Coni, nuova pronuncia di
«non competenza» è arrivata anche dal Prefetto di Roma a cui la Juventus aveva chiesto il commissariamento della Figc (solo il Coni ha l’autorità di commissariare). All’interno dello stesso articolo, c'è un accenno anche al ricorso al Tar della Juventus che rischia di essere dichiarato
«inammissibile» (ne bis in idem e precedente sentenza emessa dal Consiglio di Stato sull’«arbitrato con accordo compromissorio ad hoc» su analogo ricorso dell’Arezzo).
Anche
La Stampa, tratta l’argomento con Bucchieri che stigmatizza la mancata firma del fantomatico documento:
“un foglio giudicato dai bianconeri inconsistente e dai nerazzurri inaccettabile...” Ricordando che per rinunciare al ricorso al Tar,
“l’Inter dovrebbe scucirsi di dosso lo scudetto del 2006”. E con Marco Ansaldo che scrive:
“Andrea Agnelli ha usato modi e toni meno duri di quanto ci si aspettasse” , chiudendo l'articolo invitando i dirigenti a trovare la pace per il futuro.
Il Giornale ricorda che a gennaio, una
“commissione dei 7 saggi, istituita dal Coni” si riunirà
“per capire come difendersi dai continui ricorsi alla giustizia ordinaria”.
Repubblica, con Fulvio Bianchi, dopo aver plaudito per giorni all’iniziativa di Petrucci, parla di un siparietto tra gli eterni nemici:
“Agnelli e Moratti si erano scambiati una stretta di mano, qualche battuta sul campionato e anche le sigarette. L’opera preventiva di mediazione del Coni li aveva convinti a non litigare sullo scudetto 2006” . Ma pur avendoci provato, Petrucci ha comunque fallito.
Sempre
Repubblica, con F. Bocca, ricorda che
“Formalmente quello che ne guadagna di più è Moratti che si tiene stretto quello scudetto avuto a tavolino” (come sempre!) e “forse Juve e Inter potranno incontrarsi di nuovo (qualcuno pensa che il Coni possa riprovarci)” per trovare una soluzione.
Il direttore di
Tuttosport scrive che:
“Non è andata male. Si poteva ottenere di più, ma il tavolo della pace è stato un primo, significativo passo sulla strada della revisione di un periodo difficile per il nostro calcio. La pietra miliare è stata posta con l’ammissione da parte di tutti i partecipanti che «Calciopoli fu giustizia frettolosa». Vede una “strada ancora aperta”. “Davanti alle telecamere nessuno dei protagonisti ha mostrato ottimismo perché su questo argomento c’è ancora molto da lavorare...”. “Ci saranno tempi e modi per allontanare lo scontro dalle aule di un tribunale… ma tutti facciano un passo indietro rispetto all’intransigenza delle proprie posizioni: lo compia Agnelli sulla richiesta danni, lo realizzi Moratti sullo scudetto ricevuto a tavolino, lo esegua Abete sul ruolo della federcalcio”. Anche Vaciago, conferma che
“Andrea Agnelli ha comunque intravisto la possibilità di trovare una via d’uscita a Calciopoli.” Ricapitoliamo. Tavolo fallito ma ventilata la possibilità di risolvere senza scontri in tribunali, trovando una via d’uscita attraverso un passo indietro da parte di tutti… Chissà perché non mi sembra così rassicurante questa soluzione… Poi quelle parole di Petrucci su Andrea Agnelli:
“ha sempre agito nell'interesse certamente della Juve ma anche dello sport italiano”… Un altro compromesso per il bene del calcio? Quanto ancora deve pagare la Juventus per l’incompetenza altrui? Non sarebbe ora, oltreché necessario, che fossero le istituzioni calcistiche a ristabilire un po’ di giustizia?
Al di là
del tentativo di chiudere calciopoli con un documento, mi chiedo come questo poteva essere considerato un atto di giustizia. Una nuova pagina, ancora più subdola della precedenti, voleva essere portata in trionfo come un capolavoro di mediazione politica. Un po’ come lo scudetto di cartone assegnato dall’interista Guido Rossi per motivi etici; un po’ come le stucchevoli dichiarazioni di Moratti, che nonostante quanto emerso continua a sentirsi vittima di un complotto; ed un po’ come la carta stampata che continua a rimbambire il popolo dei lettori.
Abete e Petrucci volevano nascondere la loro incompetenza, dichiarata palesemente dalle istituzioni che rappresentano, per salvare la situazione voluta e ottenuta con calciopoli, cercando un compromesso con
altre chiacchiere in cui “non ufficialmente”, ma “ufficiosamente” e senza conseguenze pratiche ammettevano delle responsabilità sulla gestione di calciopoli del 2006. E vissero tutti felici e contenti…
Ma il problema del calcio per
Fabrizio Bocca è dovuto ai ricatti di Agnelli e Moratti tenuti sotto scacco dai tifosi, non dalla manifesta incapacità dimostrata da chi dovrebbe gestirlo. La sua soluzione: lasciare da parte i fatti e le novità emerse da Napoli, dove è stato ricostruito un mondo di opportunisti dove
il più pulito aveva la rogna, perchè
“La verità di calciopoli a 5 anni dallo scandalo è ormai ribadita dalla storia: quei due scudetti la Juventus non se li meritava ed è stato giusto toglierli. Il secondo dei due non andava assegnato a tavolino all’Inter”. Bisogna guardare avanti e farlo nello stesso modo e con le stesse figure; l’importante è non mettere in discussione calciopoli - questo rimane il punto fermo - perché facendolo tutti quelli che hanno sponsorizzato la farsa finirebbero per essere ancora meno credibili di quello che sono oggi.
Quello scudetto, mai conquistato dall’inter e non dovuto per nessun motivo etico e divino, è il simbolo dell’incapacità totale di amministrare
equamente la giustizia sportiva. E questo difenderlo a prescindere è la manifesta dimostrazione della
collusione delle istituzioni, che ha portato una squadra che intratteneva rapporti con arbitri in attività, che spiava l’intero mondo sportivo, ad ergersi quale rappresentante dell’onestà.
Fanno schifo, lo sanno anche loro, ma fin quando è conveniente, continueranno a prestarsi alla farsa. Magari la prossima volta chiederanno di chiudere calciopoli davanti all’uovo di pasqua. Vediamo cosa troviamo nella sorpresa…
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