Aveva iniziato
Diego Della Valle con la denuncia a
Guido Rossi; ha proseguito nella giornata di ieri
Dondarini con il suo esposto dove precisa: “Non si sa se questo stato di cose risalga a scelte di metodo, ad omissioni od altro, ma certamente pare doveroso in questo momento che attorno a
questi fatti venga fatta debita luce e si giunga a chiarezza piena sul punto, essendone ovvia anche la potenziale decisività di ricaduta rispetto all’esito dei processi ancora in corso: e, si badi, non suoni questa iniziativa come impropria, essendo soltanto diretta a far
emergere la verità intorno a circostanze, oggettivamente riportate, di certo anomale ed allo stato del tutto inspiegabili; anzi, proprio il rispetto per la legalità e per chi deve interpretarla come esempio, essendone ontologico Tutore, obbliga ad attivarsi per segnalare la descritta situazione, essendo sacrosanta l’esigenza di capire quanto è accaduto.”
Ma la novità più clamorosa è l’intervista/confessione di un
investigatore della squadra di Auricchio pubblicata oggi dal Corriere Dello Sport (attesa e annunciata la scorsa estate), dove
conferma l’opera di selezione e indirizzo dell’indagine. Potete leggerla integralmente nel nostro
forum. Da Manfredi Martino (
«Prima non sapeva niente, poi sapeva tutto, sapeva di questo, di quell’altro, di Pairetto, della Fazi...» ), il testimone chiave dell’accusa, quello del colpo di tosse che provava il taroccamento dei sorteggi; al presunto sconto tra Auricchio/Arcangioli (
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».); le intercettazioni ascoltate senza rogatoria (
«Quando vai ad intercettare una scheda straniera, in questo caso Svizzera, devi chiedere l’autorizzazione. E loro che cosa hanno fatto? L’hanno chiesta ma, nello stesso tempo, hanno già attaccato il telefono. Ma a quel telefono non parlavano. In quindici giorni, questa scheda, non ha fatto niente».); l’audio scomparso perché non conteneva nulla di rilevante dell’incontro dei Dei Valle con Bergamo (
«Non secondo me. L’audio c’è».); le intercettazioni che scomparivano… (
«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire.... Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t’ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..» ); le anomalie (
«Nel corso di questa indagine sono nate delle cose che inizialmente non c’erano, mentre cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più»); le cene (
«Mi hanno raccontato di alcune cenette: Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. In qualche caso, mi sono chiesto che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci. Sono andati a cena a Napoli, di fronte al Vesuvio, a Castel dell’Ovo. . . da Zi’ Teresa. E non c’erano solo gli investigatori»)... Insomma un bel panorama non inedito ma confermato dall’interno…
Intempestiva la sua uscita? Il testimone può essere citato (sembra essere anche un suo desiderio) in appello chiedendo la parziale rinnovazione del dibattimento. Le motivazioni, se depositate nei termini, devono pervenire entro 90 giorni. In ogni caso possono anche ottenere un'ulteriore proroga di altri 90 gg dal presidente del Tribunale, ma non di più. Vero è che si tratta di termini ordinatori (nel senso che se anche sono superati non succede niente, si guadagna solo un po' di tempo per "ottenere" la prescrizione).
Se le motivazioni sono depositate nei termini, ci sono 45 gg per fare l'appello (che decorrono dalla scadenza del 90° gg). Se sono depositate fuori termine ci sono sempre 45 gg. per fare l'appello, ma il termine decorre per ciascun imputato dall'avviso di deposito notificato dalla Cancelleria del tribunale.
Tempo che il fascicolo arrivi in Corte d'Appello e il presidente fissi il processo passeranno sia e no altri 5-6 mesi (dal depositato della motivazione). Ragionevolmente il processo di appello dovrebbe aprirsi per fine anno (2012 ovviamente!). Ma siamo pur sempre in Italia...
Atteso esposto anche dall’arbitro
Pieri e da
Luciano Moggi (dopo il deposito delle motivazioni).
L’impressione è che la verità la fanno uscire un pezzo alla volta e solo se proprio costretti e tirati per i capelli. Forse calciopoli è finita da un pezzo, il finale già c'è ma noi non lo conosciamo.
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