Ripercorriamone le tappe tra udienze, incompetenze, testimonianze, radiazioni, prescrizioni, ricorsi, tavolini e una sentenza che lascia l’amaro in bocca.
Il 2011 si apre con le intenzioni della giudice
Casoria di
accelerare il processo di Napoli, che convergono con quelle dei testimoni della difesa, che rinunciano a sentire in aula alcuni testimoni legati a doppio filo con il processo Telecom di Milano, tra i quali lo stesso Moratti, che già aveva trovato un espediente per non presentarsi a deporre. In controtendenza il pm Narducci chiede di sentire e risentire alcuni testimoni in seguito al supplemento di indagini concluso alla fine di dicembre 2010.
E’ l’inizio di un periodo molto caldo, che mette in evidenza come i nodi cruciali di calciopoli siano ancora tutti da venire al pettine e che riuscirà a dilatare i tempi del processo, facendo scivolare la sentenza di primo grado dalla prevista primavera a novembre.
Giorno 1 marzo 2011 vengono ascoltati i dirigenti del Parma Baraldi e Minotti, che producono un documento in fotocopia che non viene assunto agli atti. Si
sgonfia l’attacco portato a Giraudo e Moggi nel tentativo di dimostrarne lo strapotere nel mondo del calcio e si apprende che anche
Sacchi organizzava cene con i designatori. Nemmeno la deposizione di Cobelli, ex presidente del Napoli, scredita Moggi, contro il quale
non vengono confermate le accuse di sfavorire Zeman.
Ascoltato anche Zamparini in merito a un’intervista antecedente di quasi un anno a Radio Radio, nella quale aveva affermato che Moggi aveva procurato al suo Palermo un arbitraggio favorevole. Altro
buco nell’acqua, la telefonata con la quale Moggi avrebbe ordinato Rizzoli in realtà è molto probabilmente successiva al sorteggio.
Le testimonianze più attese sono quelle di
Gianfelice Facchetti e di
Danilo Nucini. Il 15 marzo entra in scena il memoriale del fantasma, una specie di diario con gli appunti del padre Giacinto che non viene assunto agli atti perché privo della firma. L’intenzione di dimostrare le convinzioni del defunto dirigente dell’Inter che la Triade ordisse trame per creare una cupola nel mondo del calcio vengono
ridicolizzate quando si apprende che anche da parte interista si cercava di tessere una rete di rapporti per aumentare il prestigio della società nerazzurra al fine di ottenere più facilmente risultati sportivi. Un vero autogol i cui effetti risultano dirompenti alla luce della deposizione di un Nucini piuttosto nervoso e riluttante a interpretare il ruolo di pentito dell’accusa. Non solo testimonia di essere stato in
rapporti confidenziali con Facchetti per un paio di anni, ma anche di essere stato all’epoca di quelle frequentazioni un arbitro in attività. Al quale i dirigenti dell’Inter si preoccupavano di
garantire colloqui di lavoro in cambio di informazioni contro Luciano Moggi.
Il vademecum non sortisce per
Stefano Palazzi gli effetti sperati. Il 31 marzo il procuratore incontra a Milano Massimo Moratti in merito alla questione sollevata dall’esposto del maggio 2010 di Andrea Agnelli sulla legittimità dell’attribuzione dello scudetto 2005/2006 all’Inter, che continua a rimanere alla società nerazzurra.
Intanto giorno 3 marzo, dopo che Abete si è visto restituire la patata bollente dal CONI, la Federazione elabora una norma che prevede un
procedimento disciplinare nuovo, con primo e secondo grado di giudizio comprendente un contraddittorio, per risolvere la questione della proposta di radiazione di Giraudo, Moggi e Mazzini, già condannati nel processo sportivo del 2006 a cinque anni di inibizione.
Curiosamente le date di questo procedimento si intersecano con quelle del processo di Napoli, a causa delle contemporanee richieste di ricusazione di Teresa Casoria. La signora di ferro, nota per i processi alla camorra, si era da subito rivelata un
personaggio scomodo, avendo in mente di portare a termine in tempi brevi il processo di calciopoli per lasciare spazio ai procedimenti più importanti della procura di Napoli.
Perciò aveva escluso le parti civili, procurandosi
la prima richiesta di ricusazione nel novembre 2009.
La seconda e la terza, richieste inusualmente dai pm, arrivano per problemi con le giudici a latere e per una paventata mancanza di serenità della giudice, sottoposta a
un procedimento del CSM, davanti al quale si difende l’8 di aprile, rivelando che il procuratore di Napoli,
Giandomenico Lepore, avrebbe sollecitato il presidente del tribunale di Napoli, Carlo Alemi, affinché la signora, che nel frattempo ha subito un provvedimento di censura, si
astenesse dal processo. Tra rinvii vari il 28 giugno la richiesta di ricusazione è respinta.
Il 19 maggio si apre il procedimento della
radiazione.
Mazzini presenta un’istanza che il CONI rigetta il 23 maggio 2011 sulla legittimità dell’iter, in quanto diverso rispetto all’epoca della condanna e poiché l’eventuale ricorso di un esito negativo sarebbe da presentarsi allo stesso organo giudicante che nel 2006 si espresse per la colpevolezza.
Luciano Moggi presenta istanza di ricusazione nei confronti del giudice Sergio Artico e di alcuni suoi collaboratori, poiché avevano fatto parte della Commissione Disciplinare Nazionale che lo aveva condannato nel procedimento della giustizia sportiva relativo alle sim svizzere. Artico aveva tra l’altro sottoscritto una dichiarazione secondo la quale non erano stati accertati fatti censurabili nei rapporti tra Nucini e Facchetti. L’istanza viene respinta e la proposta di radiazione è discussa il 6 giugno. Piuttosto remissiva la difesa di
Giraudo, che propone a sua difesa la buona condotta tenuta in questi anni. Molto combattiva quella di Moggi, che consente all’avvocato Prioreschi di portare per la prima volta direttamente all’attenzione di un organo della FIGC tutti gli argomenti chiave di calciopoli e i nuovi fatti e le nuove prove emerse dal 2006, anno al quale rimane ancorato l’atteggiamento di Palazzi.
Il risultato è il 15 giugno la radiazione dei dirigenti bianconeri. L’8 luglio la Corte di Giustizia Federale respinge il ricorso. Come farà l’Alta Corte del CONI in seguito al procedimento aperto il 13 ottobre.
Il processo di Napoli vede la requisitoria fiume di
Narducci, che prima di andare a occupare la poltrona di assessore della giunta napoletana, dimostra ancora una volta di credere o far finta di credere al suo castello accusatorio e alla credibilità di un teste come Nucini.
Le arringhe difensive vertono sempre più verso un
attacco all’operato dei carabinieri che effettuarono le indagini e ai pm, soprattutto dopo lo scoop estivo di Tuttosport, che pubblica le immagini della documentazione prodotta dai “Magnifici 12”, i quali avevano ascoltato e segnalato debitamente con
baffi rossi il grado di gravità delle intercettazioni di marca nerazzurra.
Nell’udienza del 12 luglio si attende anche il documento di un
pentito dell’indagine, con importanti rivelazioni che riguarderebbero i Della Valle. Invano. Narducci chiosa sulla solita Gazzetta che, piaccia o non piaccia, stavolta le
intercettazioni c’erano, ma non avevano rilevanza penale.
Va in scena la prima vera difesa della Juventus, protagonista l’avvocato
Vitiello che scarica la Triade. La mossa produrrà gli effetti tragicomici della sentenza dell’8 novembre, di colpevolezza per Moggi e di innocenza per la società bianconera.
E’ un ramo di calciopoli che converge con gli sviluppi dell’esposto di
Andrea Agnelli. Giorno
1 luglio Palazzi produce una relazione che certifica gli illeciti dell’Inter, purtroppo prescrivendoli.
Il 18 la
FIGC si dichiara incompetente a decidere la rimozione dello scudetto di cartone.
Scoppia
scommessopoli.
Il
10 agosto il Presidente della Juventus annuncia ricorsi urbi et orbi.
Tra il 9 settembre e il 15 novembre il
TNAS si associa all’incompetenza della FIGC.
Il 16 novembre
Petrucci invita il presidente della Juventus a fare un passo indietro e i tifosi a essere meno tifosi. Andrea Agnelli propone un
tavolo per tentare una soluzione politica prima di estendere i ricorsi fuori dall’alveo di competenza della giustizia sportiva. Il 14 dicembre il tavolo fallisce.
Scommessopoli torna a turbare l'incompetenza di un'inconsistente FIGC.
La vigilia di Natale rimette ancora una volta in discussione calciopoli. Il Corriere dello Sport pubblica
l’intervista al
carabiniere pentito di via in Selci. Riemergono gli interrogativi di sempre. Chi ha nascosto le intercettazioni? Chi ha fatto sparire l’audio di Villa Massa che avrebbe scagionato i Della Valle? Chi e perché manovrava il server di piazzale Clodio affinché alle postazioni dei carabinieri non arrivassero mai alcune intercettazioni? Perché le SIM svizzere non sono state intercettate? Perché Auricchio ha edificato un castello accusatorio che non convinceva Arcangioli?
Nell’attesa delle motivazioni della sentenza di Napoli e della sentenza di secondo grado del processo contro Giraudo, ci auguriamo
che nel 2012 queste domande trovino una sede competente a darci le risposte. Calciopoli continua.
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