Marco Borriello è un giocatore della Juventus, e lo resterà quanto meno fino al mese di giugno, quando compirà 30 anni.
Prestito senza obbligo di riscatto è la forma contrattuale con cui Marotta ha assicurato a Conte il bomber napoletano.
I commenti della tifoseria bianconera nei giorni che hanno preceduto l’ufficialità del suo arrivo sono stati contrastanti. In prevalenza
diffidenti sulla bontà dell’affare , sebbene mitigati dalle insistenti voci relative alla volontà propria del mister Conte nel richiederne l’acquisto alla dirigenza. E ad onor del vero le diffidenze furono molte anche in estate, e sugli acquisti di quasi tutti i giocatori (Vidal e Pirlo a parte). I fatti però, ad eccezione del solo Elia, raccontano di risultati più che soddisfacenti da parte dei nuovi arrivati. Lichsteiner, Pirlo, Vidal e Vucinic hanno tenuto ottimi rendimenti, e costanti. Superiori alle attese quelli di Estigarribia e Giaccherini. Più che sufficiente il contributo di Pazienza, quando chiamato in causa.
La carriera di Marco Borriello è invero una successione continua di gaussiane. L’anonimato non sembra proprio essere il suo forte, sul campo come nella vita privata. I suoi esordi, datati 2001, sono entusiasmanti. Chiamato in causa solo nelle ultime partite della stagione della Triestina, allora in serie C2, colleziona 9 presenze e segna anche la rete con cui gli alabardati conquistano la promozione tramite i play-off. L’anno dopo è a Treviso in serie C1, dove in 27 gare segna 10 reti.
Terminato questo biennio 2001-2002 all’insegna delle soddisfazioni, Borriello sembra pronto per il grande palcoscenico e viene richiamato a casa dal Milan, nel cui vivaio il giocatore ha mosso i primi passi. Inizia così però un periodo di quattro anni, dal 2003 al 2006, nel quale l’attaccante cambia più volte la casacca della squadra di appartenenza (Milan, Empoli, ancora Milan, Reggina, Sampdoria, infine di nuovo il Treviso), nel quale pare proprio che il giocatore non sia in grado di emergere nel calcio che conta. Le sue prestazioni sono spesso buone (soprattutto nel periodo blucerchiato), ma le sue qualità migliori sembrano quelle relative ai movimenti classici del centravanti-boa: difesa della palla corpo a corpo, e azioni a liberare per il tiro i compagni di reparto. Buone caratteristiche per un attaccante, ma le percentuali realizzative come bomber restano bassissime. In quattro stagioni Marco mette a segno il misero bottino di undici reti.
Nel 2006 Borriello torna nuovamente al Milan, e questa volta sembra essere l’anno buono. Riesce a giocare con una certa continuità e segna persino 3 reti in Champions League. Ma il destino è dietro l’angolo, e una pomata al cortisone, tralasciando i dettagli, gli costa 3 mesi di squalifica per doping.
Arriva però la stagione 2007-2008, e finalmente il centravanti vive la sua migliore annata calcistica, questa volta con la maglia del Genoa. Con il grifone gioca costantemente su altissimi livelli, finisce il campionato terzo nella classifica dei cannonieri dietro Del Piero e Trezeguet con 19 reti, e guadagna un posto in nazionale.
E’ arrivato il momento di ritornare al Milan come l’uomo su cui puntare per l’attacco. Ma gli infortuni, una costante nella carriera del calciatore, ne limitano al contagocce l’utilizzo la prima stagione, prima del campionato 2009-2010 in cui invece si riscatta segnando la bellezza di 15 reti in stagione. Nel mercato estivo Galliani mette però a segno il colpo Ibrahimovic, e Borriello decide di lasciare il Milan, questa volta per sempre, per recuperare una maglia da titolare. Sceglie la Roma, anziché la Juventus, perché la società capitolina è disposta ad acquistarlo a titolo definitivo scommettendo su di lui. Nel corso della gestione Ranieri la scelta paga (17 complessivamente le reti messe a segno tra campionato e coppe), ma poi con Montella in panchina l’attaccante trova meno spazio, finendo infine costantemente tra le seconde linee nella nuova gestione giallorossa targata Luis Enrique.
E così eccoci al suo approdo alla Juventus: l’ennesimo tentativo di rilancio alla ricerca di un maggiore spazio. Paradossalmente, però, nella compagine capolista in classifica, con un reparto d’attacco già al completo: Matri, Vucinic, Pepe, Quagliarella, Del Piero, Giaccherini, senza contare gli accantonati ed oggi partenti (forse) Toni, Iaquinta ed Amauri.
Dov’è la coerenza nella sua scelta, e dove quella della Juventus? Forse la risposta è una e una soltanto. Quagliarella non è una prima punta, e il gioco dispendioso che mister Conte pretende dall’unica punta centrale che schiera in campo, sottoposta a botte, corse e rientri, necessita di due giocatori in competizione in grado di consentirsi l’un l’altro di rifiatare. E’ l’unica spiegazione sensata, e sarebbe esattamente il ruolo che Borriello ha mostrato di saper svolgere meglio nella sua carriera: la boa, capace di tenere palla, e giocare con la squadra e non solo per sé stesso come tante punte fanno.
Se la scelta è questa, allora potrebbe essere vincente. Per la Juve, che si avvantaggerebbe di un giocatore che come panchinaro è decisamente una prima scelta. Per Matri, se saprà reggere il peso psicologico della concorrenza, poiché gli consentirà maggiori momenti di respiro. Per Quagliarella, che potrebbe tornare a svariare negli spazi laterali partendo da dietro, per poi accentrarsi, da sempre le sue caratteristiche migliori.
Al popolo bianconero non resta che tifare per il nuovo arrivato, sperando che le diffidenze nei confronti del suo acquisto trovino le stesse risposte di quelle che il campo ha fornito in questa prima parte di stagione per Vucinic e compagni. Sognando magari alla fine del campionato di ritrovarsi nella stessa posizione in classifica occupata oggi!
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