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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Farsopoli di P. CICCONOFRI del 17/01/2012 17:16:02
La sconfessione di calciopoli continua...

 

Abete, il presidente della Figc, ha ricordato ieri, in ordine alla vicenda del calcio scommesse che la giustizia sportiva “entra in una nuova fase: può operare solo sulla base dei documenti messi a disposizione della giustizia ordinaria tenendo presente che le prescrizioni nel calcio sono state allungate a otto anni. I tempi della giustizia sportiva devono essere quindi più rapidi, ma sempre prendendo in considerazione il vincolo della documentazione. Comunque la vicenda va affrontata con senso di responsabilità e prudenza, ma senza caccia alle streghe”.

Dopo aver letto queste dichiarazioni ricordiamo cosa è successo nel 2006. La giustizia sportiva forte dell’appoggio mediatico e di tutta l’Italia antijuventina, condanna la Juventus in 20 giorni sulla base del sentimento popolare e le chiacchiere da bar. L’allora ministro allo Sport Giovanna Melandri, arriva al punto di intimare l'invito nelle trasmissioni televisive - all’interno dei pochi format di approfondimento su calciopoli - del mostro (Luciano Moggi). Il giorno dell’elezione del Presidente della Repubblica la prima pagina dei quotidiani fu dedicata ad Alessandro Moggi e alla famosa telefonata con la signora D’Amico. Potrei continuare elencando altri episodi, ma basta quanto sopra riportato per rendere l’idea.
I fatti danno la certezza che la prudenza nel 2006 non era né dovuta, né cercata. La caccia alle streghe era aperta, con tanto di processo in pubblica piazza, in attesa del rogo a fuor di popolo, con evidente responsabilità di chi lo ha permesso.

Prudenza che continua a mancare ancora oggi. E’ di qualche giorno fa un’intervista di Dino Baggio alla gazzetta dello sport, con l’ex calciatore che giustifica così la fine della sua carriera: “Un fallo che avevo fatto nel 2000 contro la Juve. Poi uscì pure un’intervista sul discorso del tipo di fallo, del gesto che avevo fatto, ecco… E da lì sono iniziati i miei guai. Io ho avuto dall’inizio fino all’età di 30 anni una grande carriera, poi da 30 in poi non sono più riuscito a giocare a calcio. Non riuscivo nemmeno più a trovare una squadra per giocare a calcio. Tutto scritto da un’organizzazione che dopo 10 anni è uscita. Io 10 anni prima avevo detto un po’ come era e nessuno e mi credeva. Dopo 10 anni, son dovuti passare 10 anni, per sapere come erano le cose, quindi… Forse allora io passai per matto però adesso mi danno ragione tutti”.
Il gesto a cui si riferisce lo ha fatto in Parma-Juve; la squadra bianconera domina e Dino Baggio, dopo un brutto fallo, fa il segno dei soldi…. In questi 10 anni di anonimato del nostro Messi italiano nessuno si è ricordato di lui. Nemmeno la gazzetta dello sport, tranne quando, attraverso le sue parole, ha potuto perorare la personale lotta contro il “mostro”. Alcune lotte per ideali tribali - a quanto pare - continuano anche nel nuovo millennio con buona pace di Abete.
Una storia che assomiglia sempre più alla favola della volpe e l’uva… e utile a giustificare la fine anticipata di una carriera normale. Dimostra anche - e non è l’unico esempio - che “piaccia o non piaccia”, essere allontanati dalla Juventus brucia e ogni occasione è buona per recriminare… se poi trovi qualcuno pronto a raccogliere i lamenti come verità, il gioco è fatto.

Domenica 15 gennaio 2012, derby di Milano, il guardalinee Copelli annulla un gol regolare all’inter segnalando il fuorigioco. Nessuno degli illustri commentatori televisivi prova ad accostare quanto accaduto nel 2006 all’episodio incriminato, se non altro per condannare la necessità di designare proprio Copelli per tutte le partite più importanti del Milan. La scelta è quella di non parlarne. Anzi, il dubbio che ha animato il dibattito della domenica sportiva era legato alla Juventus con argomenti ben più importanti e di tendenza: il Cagliari doveva recriminare 2 o 3 rigori?
Ricordiamo che il guardalinee Copelli, coinvolto nelle indagini di calciopoli a causa delle sue intercettazioni con l’addetto agli arbitri del Milan Meani, è stato anche sanzionato con tre mesi di sospensione. Il 19 aprile 2005, alle 9.52 del mattino, chiedeva protezione per le critiche ricevute dall’allora direttore sportivo del Palermo Rino Foschi all’indomani della partita tra Sampdoria e rosanero proprio a Meani…

Non parliamo di prescrizione. Già il richiamo fatto da Abete da quasi l’idea di un remoto senso di responsabilità. E sappiamo anche il perché e cosa richiamare alla mente: la relazione di Palazzi, la colpevolezza dell’inter e dei suoi amministratori e l’onestà conquistata a suon di prescrizioni come gentile omaggio del calcio italiano a chi ha investito (male) tanti soldi.

E’ la normalità che continua a darci ragione.
Leggendo le notizie sportive in un momento in cui calciopoli non è ancora chiusa e chiarita, e mentre impazza scommessopoli, la solerte giustizia sportiva, guidata dal procuratore della Figc Stefano Palazzi, ha aperto un fascicolo nientepocodimenoche sulle dichiarazioni dell’allenatore della Sampdoria Beppe Iachini che due giorni fa parlando con alcuni tifosi aveva usato il termine “merde” riferendosi ai tifosi del Genoa.
Fa sorridere perché la solerzia con cui si interviene su episodi insignificanti rende ancor più l’idea di come solo gli illeciti interisti siano stati maneggiati con cura per non dover arrivare a prendere provvedimenti. Una scelta voluta, studiata e ponderata.
E la cosa è ancor più grave se soppesiamo le responsabilità e le conseguenze che il mancato intervento nel 2006, o almeno in tempo utile per poter processare anche l’inter, ha provocato.
La “parolaccia” punita confrontata alle responsabilità che anche altri processi hanno fatto emergere, Telecom su tutti, deve essere motivo di riflessione.

Non ci aspettiamo niente da gente che gioca, e male, da anni con il doppiopesismo anzichè prendere provvedimenti per garantire una competizione equa e salvare il calcio italiano.
Ma questo comportamento, queste parole, sono il segno tangibile di collusione che ha fatto perdere il senso dello sport.
Episodi e circostanze che ogni volta rinnovano l’ interrogativo dei tifosi juventini: Andrea Agnelli sedendosi al tavolo con queste persone cosa crede di ottenere? E’ chiaro a tutti che non può essere giustizia…

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