In questi giorni, a seguito della tragedia della nave Costa Concordia, abbiamo assistito all’ennesima
crocifissione a mezzo stampa .
Per carità, non voglio entrare nel merito delle responsabilità: non è mio compito e mi auguro che la Giustizia (quella vera) faccia il suo corso.
Ma mi pare chiaro che chiunque si troverà a giudicare il Comandante Schettino non potrà non essere
influenzato da tutto quanto è venuto fuori attraverso i media e soprattutto dalla diffusione quasi eterea e divinatoria di alcune delle telefonate intercorse con la Capitaneria di Porto.
La cosa che trovo triste, anzi tristissima, è
la reazione scomposta di molte persone che come me hanno assistito impotenti e appreso le notizie dai media.
Ho visto insultare pesantemente una donna la cui unica “colpa” finora accertata è di essere stata a cena col comandante. Ho sentito parlare di sesso orale, di prostituzione, di auguri di morte e via discorrendo.
Ho perfino visto decine di insulti sulla pagina facebook di un comico, la cui unica colpa è stata quella di avere lo stesso cognome del comandante. Ovvero, non ci preoccupiamo manco di vedere che faccia ha l’uomo da insultare e neanche quale sia il nome di battesimo.
Ormai
i media costruiscono dei veri e propri “Colossei” virtuali in cui la vittima predesignata (
colpevole o no non interessa, tanto i processi arrivano molto tempo dopo ) viene data in pasto alle tigri virtuali: la gente che preferisce usare l’istinto bestiale piuttosto che il cervello.
Sembra quasi che
la nostra società sia tornata di un colpo al medioevo , nonostante secoli di storia alle spalle e tanta tanta conoscenza in più.
In quest’ottica,
la lettura di farsopoli è sempre più d’attualità. C’è una verità costruita ad arte, quella fatta passare come assoluta dai media, che prevede un unico, vero, despota da abbattere: Luciano Moggi.
Lui è colpevole a prescindere, il resto non conta. Non conta che le telefonate per cui è stato condannato dal Tribunale di Napoli siano state smontate, nella loro efficacia probatoria, da una montagna di indizi.
Non conta che altri ne abbiano fatte di molto peggiori, sempre nell’ottica probatoria. L’analisi delle stesse cozza con l’Art. N.1 della farsa, ovvero “Moggi è colpevole”: l’Art.2 infatti recita “nella malaugurata ipotesi che si metta in discussione la colpevolezza di Moggi, entra immediatamente e tassativamente in vigore l’Art.1”.
Tante cose non hanno contato, men che meno la relazione di Palazzi sulla presunta prescrizione per gli illeciti commessi dall’Inter.
Il ragionamento è semplice: fatto proprio il parere della Giustizia Sportiva, secondo cui per la Juventus non sono stati riscontrate violazioni dell’Art.6 C.G.S. ma solo una serie di violazioni dell’Art.1, e sulla base di ciò s’è decisa la retrocessione in B, allora per l’Inter sarebbe dovuta scattare punizione più pesante in quanto l’Art.6 è stato sicuramente violato.
Eppure? Eppure nessuno ci ha fatto caso, perché cozza con l’Art.1 della farsa e quindi entra in vigore l’Art.2.
Ovviamente con questa cosa
ci rimettiamo tutti. Non solo i tifosi Juventini e in particolare quelli che non si sono arresi.
Il piegare la verità alla volontà da parte di chi può orientare i media ci cambia la vita, a tutti quanti .
In peggio.
Siamo alla mercè di
chi decide cosa è vero e cosa no, chi è colpevole e chi è innocente.
L’anestetico dei titoloni fa benissimo il suo mestiere, e chi vuole approfondire si trova davanti un muro di gomma fatto di teste vuote.
Vuote per abbandono. Altro che riempire facebook di pagine intitolate “Vada a bordo, cazzo!” e dedicarle al Comandante Schettino: lo stesso ordine dovrebbe prima essere impartito a tante ma tante persone che
con il rifiuto ad approfondire le tematiche si lasciano condizionare dal potere. Così magari saremmo di più, noi Juventini che ci chiediamo come mai l’avvocato Vitiello, difensore della Juventus al processo di Napoli, abbia così palesemente esultato alla sentenza che condannava il D.G. dell’epoca ma sollevava la società dal risarcimento dei danni.
Ci ritroviamo con una condanna per A.D. e D.G. e un avvocato che fuori dal Tribunale salta come un bimbo cui han regalato la Playstation: francamente, mi pare abbastanza incomprensibile per uno come me che si augura che la società faccia tutti i passi che servono per la restituzione del maltolto e il giusto risarcimento.
Se l’intenzione, come pare da quanto accaduto, sarà solo la ricerca del ristoro economico, allora non ci rimarrà altro che
spronare Andrea Agnelli ad un atteggiamento più consono nei confronti del blasone della società, sintetizzabile con la frase “Presidente, torni a bordo, cazzo!” Commenta l'articolo sul nostro forum!Scaricate il pdf di Giulemanidallajuve News con un click (qui!)
Regalatelo ai vostri amici
