Le abitudini forcaiole italiane sono dure a morire: anzi, più passa il tempo e più sembra che lo sventolio di cappi si stia affermando come sport nazionale.
I motivi per cui si generano mostri da prima pagina a cadenza più o meno periodica sono tanti e in fin dei conti piuttosto evidenti.
Prima di tutto, c’è la tentazione di tutti noi a cercare un lavacro nelle colpe altrui:
scagliandoci a testa bassa contro il “nemico pubblico”, ci sentiamo migliori. È una debolezza umana, che si evidenzia nelle piccole questioni quotidiane (quando in famiglia ce la prendiamo con lo scapestrato che ha buttato via la sua vita dietro alle donne, oppure quando al bar sproloquiamo sulla necessità di mettere al rogo tutti gli evasori d’Italia) e, in forma più esasperata, nel momento in cui giornali e tv ci indicano il nuovo bersaglio:
Tortora, Craxi, Zornitta, Moggi, Doni. Cos’hanno in comune tutti questi personaggi? Nulla, a parte il fatto che sono stati condannati al pubblico ludibrio ancora prima che cominciasse un processo. Sia chiaro, ognuno di loro ha una propria storia: alcuni, come Tortora, si sono rivelati esclusivamente vittime di un sistema barbarico, altri, come Craxi, hanno contribuito alla loro stessa distruzione. Ma tutti sono stati fisicamente o moralmente uccisi da giornali, tv e infine dal popolo appecoronato ai media, molto prima che le loro reali responsabilità fossero chiare a tutti.
E proprio i mass media hanno più di una ragione per creare mostri. Evidentemente, una motivazione forte è quella di “fare notizia”:
titoli corretti, in cui si metta in risalto il fatto che chiunque è innocente finché la sentenza non passa in giudicato, non venderebbero. Serve qualcosa di più forte: “Ecco come truccavano i sorteggi”, “Catturato Unabomber”, “Le scarpe incastrano Stasi”. Poi, se qualche anno dopo e magari solo in Cassazione, il malcapitato colpevole della prima ora risulta essere innocente, chi se ne frega? I giornali sono già stati venduti e comunque per il popolo quella persona resterà per sempre colpevole. Ma forse la leva più forte sui mass media è un’altra:
creare realtà di buoni e cattivi, o meglio ancora di tanti buoni e un solo cattivo, è un toccasana per il sistema. Due casi emblematici sono quelli di Craxi e, più recentemente, di Schettino. Entrambi autori di gesti deprecabili, entrambi molto probabilmente meritevoli di essere condannati. Ma anche entrambi accomunati da un destino simile, che li ha trascinati dagli altari alla polvere, con tanto di lancio di monetine e invocazione della pena di morte da parte di una quantità enorme di “eroi”, che dietro le tastiere di Facebook si tramutano in virtuosi ma implacabili giudici. Apro e chiudo rapidamente una parentesi su Schettino. Premesso che non ho idea di quali siano le regole del mare, ma che gli errori del comandante della Concordia sembrano di un’enormità tale da portare anche un ignorante come me a ritenerlo responsabile, qualche domanda me la faccio. Perché nessuno in capitaneria ha fermato quella città ambulante prima che andasse addosso alla costa del Giglio? A qualcuno è venuto anche solo il sospetto che i toni concitati della telefonata “eroica” (sai che eroe ci vuole ad urlare di tornare su una nave…) derivino anche dalla consapevolezza di avere mancato nei propri doveri? Non dico la certezza, ma almeno il sospetto. Non stiamo parlando di un aereo che impiega una manciata di secondi a percorrere quei chilometri dentro al parco naturale, ma di un colosso che non fa certo della velocità la sua qualità peculiare: in capitaneria cosa stavano facendo? Dormivano? Perché quelli della Costa fino a pochi mesi fa si congratulavano con il loro capitano per un gesto analogo, eseguito a Procida, e adesso lo trattano come un pazzo criminale? Insomma, come al solito il mostro è uno solo. Se poi, come in questo caso, le sue responsabilità appaiono evidenti, allora scatta anche la sete di sangue da parte dell’opinione pubblica.
Molto meno drammatica è la vicenda del calcioscommesse. Ma anche qui il metodo è lo stesso: si sta cercando di ritagliare qualche mostro isolato, che avrebbe manipolato partite, facendolo praticamente da solo e magari senza neppure giocare. Molto meglio non andare in profondità, perché magari si scoprirebbe qualcosa di poco piacevole in quel mondo calcistico che ci avevano spiegato essere finalmente pulito, dopo il grande e serissimo processo sportivo del 2006. Poco per volta, si abbasseranno i riflettori e un paio di ex-giocatori, in compagnia di qualche atleta e qualche dirigente delle serie cadette, fungeranno da capro espiatorio, così da permettere ancora una volta alle anime belle di sparare sentenze e sentirsi migliori.
Ormai non c’è più da stupirsi della superficialità e dell’assoluta mancanza di senso critico che ci circonda. Ed è su questo che fa leva il potere, creando
verità semplici e comode, costruendo
nemici del popolo su cui rifarsi. Nemici che possono essere personaggi caduti in disgrazia oppure intere categorie difficilmente localizzabili. L’importante, comunque, è che a nessuno venga la tentazione di non accontentarsi dei titoli dei giornali. Del resto, ce l’hanno spiegato fior fiori di direttori qual è la loro missione: non certo informarci, ma spiegarci cosa è buono e cosa è cattivo.
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