Il fatto. Il 2 dicembre 2010 Annozero manda in onda un servizio di Corrado Formigli che mette a confronto le prestazioni di tre auto, “fiore all’occhiello delle piccole sportive, quelle che i giovani vogliono comprare”, con esiti penalizzanti per la FIAT Alfa Mito, terza dopo la Mini e la Citroen.
L’accusa. La FIAT denuncia Formigli e la RAI, presentando una richiesta di risarcimento danni e spiegando, come ha puntualizzato l’avvocato Briamonte, che
“in modo del tutto strumentale” Annozero aveva
“illustrato le prestazioni di tre autovetture”. La sentenza. Il 20 febbraio 2012 Maura Sabbione, giudice della quarta sezione del Tribunale di Torino, essendo l’
«Informazione non veritiera e denigratoria», assolve Michele Santoro e condanna la RAI, colpevole di aver messo a disposizione i mezzi per la diffusione del servizio e il giornalista Corrado Formigli a un risarcimento di 5 milioni di euro a FIAT Group Automobiles. Fissando anche una cifra di due milioni di euro che dovrà essere versata per rendere pubblica entro 15 giorni l’intera sentenza di 60 pagine sui tre maggiori quotidiani nazionali in una giornata di venerdì, sabato o domenica, oltre che su un mensile di automobili.
La difesa. Secondo i legali di Formigli si tratta di un caso di conflitto di interessi, perché il presidente della commissione composta di tre periti che ha valutato la veridicità di quanto affermato nel servizio di Formigli e i danni patrimoniali (1.750.000 euro, i rimanenti sono relativi ai danni morali e di immagine) era Francesco Profumo, all’epoca dei fatti rettore del Politecnico di Torino, istituzione che si giova dei finanziamenti della FIAT per un accordo di collaborazione stabilito fino al 2014.
Il caso inevitabilmente fa ripensare a certe dichiarazioni rilasciate al convegno “World Marketing & Sales Forum” il 17 giugno 2008 da
Luca De Meo, allora responsabile marketing di FIAT, che descriveva i successi registrati in quel momento da FIAT come il risultato della presenza di Lapo Elkann che
“sì, ha aiutato, assieme alle sconfitte della Juventus”. Difficile conciliarle con l’epilogo della vicenda che ha visto coinvolti Formigli e la RAI. Non siamo qui per perorare la causa di Formigli, che il 23 dicembre 2011 ha dedicato parte della trasmissione Piazzapulita della quale è conduttore su La 7 a scommessopoli, ponendola in stretto rapporto con calciopoli. Errore grossolano che non depone a suo favore, testimoniando la scarsa conoscenza dell’argomento.
Calciopoli viene accostata a ogni genere di scandali in virtù dell’associazione di idee generata dalla parola, essendo invero l’unico scandalo, da Tangentopoli in poi, a non essersi basato su un fruttuoso giro illegale di denaro, come ha chiarito anche la recente sentenza di primo grado del processo di Napoli.
Tuttavia Formigli, rivendicando la volontà di continuare a tenere la schiena dritta e cioè di voler esercitare senza coercizioni il suo mestiere, manifestata in avvio della puntata di giovedì 23 febbraio 2012 di Piazzapulita, rischia con la sentenza di Torino di diventare un alfiere del giornalismo libero.
Ma torniamo allo strano caso del danno di immagine rivendicato dalla FIAT, dal momento che, come ci aveva fatto capire De Meo,
erano proprio i danni di immagine a rendere simpatico il Gruppo FIAT e ad agevolarne lo sviluppo anche in sede di mercato. Nel 2006 la Juventus, società non tanto estranea a quello stesso gruppo, fu vilipesa e offesa oltre ogni ragionevole dubbio e limite. Con l’aggravante di ritrovarsi a essere difesa nel processo sportivo dall’avvocato
Zaccone, che curiosamente fu il primo a sentenziarne le colpe e la condanna.
Nel 2008 l’avvocato
Grande Stevens in persona chiese e ottenne il patteggiamento nel processo sportivo delle sim svizzere, con il “congruo” pagamento di 300.000 euro al settore giovanile e scolastico della FIGC, definito non un’ammissione di colpa, ma un atto di generosità.
Nel processo per doping amministrativo del 2009 la Triade fu assolta perché il fatto non sussisteva, nonostante i solerti avvocati della Juventus si fossero premurati di presentare una
denuncia contro ignoti fin troppo noti.
Giulio Vigevani, professore associato di Diritto Costituzionale e Diritto dell’Informazione, così commenta la sentenza relativa al servizio di Annozero con Linkiesta:
“Se la pena diventa così grande, allora il suo potere deterrente rischia di rivelarsi dannoso. Giornalisti ed editori, pur di non avere problemi di questo tipo, rinunciano a dire certe cose, a rischiare” . Sull’altro piatto della bilancia bisogna porre però il
peso degli errori dei giornalisti, che possono essere
“mostruosi, ed è giusto che ci sia una regolamentazione attenta”. Molti giornali contribuirono nel 2006 a deformare la sostanza delle cose e a generare un’eco mediatica che influenzò se non pilotò il processo sportivo e il diffuso sentimento popolare al punto che ancora oggi calciopoli si basa per il lettore medio su un crogiolo di luoghi comuni difficili da estirpare. Ricorderete i titoloni della Gazzetta dello Sport su come venivano truccati i processi e altre amenità variamente assortite. Nessun giudice è mai intervenuto a pretendere la rettifica delle informazioni false pubblicate a suon di milioni di euro.
Il querelante è mancato, pur non rischiando, come spiega Vigevano, niente più che il pagamento delle spese processuali secondo l’attuale legislazione.
L’acqua continua a scorrere sotto i ponti e il vento del nord alita qualche increspatura meno cheta.
Andrea Agnelli ha seguito il nuovo corso. Coadiuvato dall’avvocato Briamonte ha dato il via a una serie infinita di esposti e denunce nel nome della parità di trattamento, intraprendendo una battaglia impari contro i mulini a vento dell’incompetenza. Urge riprendere in mano le redini della storia e della dignità della Juventus, sopravvissute in mano a un manipolo di rancorosi ostinati e appassionati.
Stessi avvocati, alle dipendenze di chi? E’ in atto un reale cambiamento del modo di affrontare e gestire situazioni già viste e purtroppo compromesse? In unità di intenti? Vigilia di Milan Juventus. Al telefono
Andrea Agnelli e Galliani stemperano le ansie. Tira aria di restaurazione, non solo per quanto riguarda il presunto consueto convergere di interessi in Lega. Abete tira le orecchie a Conte e Agnelli non ci sta. Chiama
Petrucci, che tenta ancora una volta a SKY di fare da intermediario.
Sotto ribolle calciopoli, ma le porte di accesso alla revisione rimangono sbarrate.
Secondo gli addetti ai lavori, l’intervista di Marchionne di venerdì 24 febbraio 2012 al Corriere della Sera sarebbe una riapertura di spiragli di collaborazione con la vita politica del paese, dopo la fuga americana. Anche questa potrebbe essere una chiave di lettura dell’attacco frontale condotto contro la RAI. Mutatis mutandis.
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