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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di M. LANCIERI del 28/02/2012 07:16:40
Milan-Juve: una partita falsata

 

Sarà che vedo le cose a modo mio, ma mi pare che spesso l’enfasi data alle notizie sia inversamente proporzionale all’importanza delle stesse. Un esempio a caso? Campionato 1997/98. L’inter gioca buona parte degli incontri con un tesserato extracomunitario munito di passaporto falso. Per questo, un dirigente nerazzurro, dopo avere ammesso la propria responsabilità, patteggia una condanna in sede di giustizia ordinaria. La conseguenza sportiva dovrebbe essere scontata: retrocessione del club in serie B. E invece non succede niente. Anzi, ancora oggi si parla dell’ormai mitico fallo di Iuliano su Ronaldo e di come la Juve abbia rubato lo scudetto ad una squadra che, stando alle regole, avrebbe dovuto terminare la stagione con una retrocessione nella serie cadetta.

Più recentemente, la Juve viene spedita in serie B per un “reato potenziale” . La condanna è talmente surreale da non permettere neppure agli anti-juventini più accaniti di spiegare il motivo di tale sentenza, senza cadere in errori plateali. Fate un esperimento. Entrate al bar e chiedete al primo che vi capita se sa per quale motivo la Juve sia stata punita. Tendenzialmente, le risposte saranno tutte dello stesso tenore: “Perché rubava dal 1994”, “Perché truccava i sorteggi”, “Perché regalava le auto agli arbitri”, “Perché faceva squalificare i giocatori delle altre squadre prima degli scontri diretti”… una sequela di panzane clamorose. Eppure, se provate a spiegare che tutte quelle balle sono state clamorosamente smentite in aula, vi additano come pazzi visionari. A tutt’oggi, l’unica questione che non è stata smontata è quella delle SIM straniere. Una vicenda paradossale e certamente marginale, rispetto ad altre ben più preoccupanti, ma passate sotto silenzio. Ci si accanisce contro Moggi e Giraudo, perché al termine di una partita arbitrata maldestramente andarono nello spogliatoio dell’arbitro a protestare vivacemente, ma non si ha nulla da ridire sul fatto che l’arbitro (allora in attività) più famoso ed osannato d’Italia incontrasse in stile carbonaro i dirigenti della squadra milanese a strisce rossonere. Ancora, ci si scandalizza perché Moggi acquistava schede svizzere, senza neppure sapere con quelle schede cosa ci facesse, ma non ci si meraviglia se l’altra squadra di Milano, quella a strisce nerazzurre, profittando dei “buoni rapporti” con Telecom, spiava avversari ed organi federali, secondo le migliori tradizioni di KGB e STASI.

Un noto adagio orientale spiega: “Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito”. E anche questa volta i mass-media (in particolare quelli targati Mediaset, notoriamente estranei al Milan e al suo proprietario) ci chiedono di guardare il dito anziché la luna, riproponendo senza tregua il gol non assegnato al Milan (come se quello annullato alla Juve fosse valesse meno), la manata di Pirlo a Van Bommel (scordandosi il calcio dello stesso sulla testa di un malcapitato juventino a terra) e le dichiarazioni di Buffon (colpevole di avere detto una verità tanto semplice quanto scandalosa per i falsi moralisti anti-juventini). La gazzarra è poi completata dai giornalisti-ultrà (sempre accasati in Mediaset) Fede (unica persona al mondo capace di cambiare squadra per una cadrega) e Pellegatti (semplicemente penoso e tragicamente indicativo del baratro in cui sono precipitati i nostri organi di “informazione”), che stigmatizzano la vivacità di Conte, guardandosi bene dall’evidenziare i gesti indecenti dei vari Mexes e Muntari.

Ma anche queste vicende, pur essendo deprecabili, assumono un’importanza del tutto trascurabile, se confrontate all’episodio accaduto nell’intervallo e del quale sembra quasi non si debba parlare. Tanto vale allora fare un passo indietro.
Reggio Calabria, 6 novembre 2004. Come accennato in precedenza, appena terminata la partita Reggina-Juventus, Moggi e Giraudo piombano all’interno dello spogliatoio di Paparesta, colpevole di una direzione scandalosamente partigiana. I toni sono concitati e certamente volano parole grosse.
Un episodio censurabile, ma che, essendo avvenuto al termine dell’incontro, non lo può certamente alterare. Eppure, su questa vicenda (neanche troppo insolita sui campi di calcio), si costruisce un castello di accuse che porterà i dirigenti juventini addirittura all’incriminazione per sequestro di persona e che fornirà un contributo decisivo alla condanna della Juventus del 2006.
Milano, 25 febbraio 2012. Siamo all’intervallo dello scontro al vertice, che vede in vantaggio il Milan 1-0. Ma il risultato potrebbe anche essere 2-0, dal momento che arbitro e guardalinee non hanno visto una rete dei padroni di casa. L’ambiente è teso, dagli spalti si levano cori di disapprovazione, molti giocatori rossoneri protestano vivacemente. Fin qui, niente di strano. Ma poi arriva lui: il grande capo (o meglio, il lacchè del grande capo) del Milan, colui che può fare ciò che vuole senza dovere rispondere mai delle proprie azioni. È inviperito con la terna arbitrale e la aggredisce: fa capire ad arbitro e guardalinee che faranno molto meglio a cambiare atteggiamento e a dimostrare più rispetto per la squadra milanese. Probabilmente, nella mente delle “giacchette nere” scorrono le immagini dei predecessori finiti in disgrazia e distrutti da mass-media, giustizia sportiva e giustizia ordinaria: autentiche “lezioni di vita”, che inducono a temere il potere di certe persone. Poi, come se non bastasse, il massimo dirigente rossonero si scaglia anche contro l’allenatore della Juve, con l’arroganza del capetto di una gang di periferia e la consapevolezza dell’impunità derivante dall’appartenenza ad un club meneghino.

Galliani ottiene il risultato che si era proposto: nel secondo tempo, arbitro, guardalinee e quarto uomo dimostrano la reverenza richiesta, annullando un gol buono della Juve e lasciando che i rossoneri malmenino senza ritegno gli avversari, fino ai gesti clamorosi di Mexes e Muntari. La sua tracotanza non è però sufficiente a portare a casa i tre punti, dal momento che Matri gonfia nuovamente la rete della porta difesa da Abbiati, e così assistiamo ad un finale grottesco, con il popolo anti-juventino finalmente riunito, dopo oltre un lustro, a combattere il nemico comune.

Ma, a parte le scene da teatro dell’assurdo messe in piedi da Pellegatti, Boban e compagnia bella, a chi si chiede come si comporteranno le istituzioni sportive di fronte all’ennesimo schiaffo tirato dal solito Galliani, ha dato un’immediata risposta Nicchi. Il capo degli arbitri, anziché preoccuparsi dell’aggressione subita dalla terna durante l’intervallo, ha trovato il modo di svicolare, concentrandosi sulle dichiarazioni del dopo-partita di Buffon, troppo sincero per il retorico perbenismo dei ruffiani di corte. Come se uno, mentre gli stanno picchiando i figli, se la prendesse con il vicino di casa, ché tiene il volume dello stereo troppo alto.
C’è una norma che non dovrebbe dare adito a troppi equivoci: “Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica costituisce illecito sportivo” . Ma, se è per quello, ce n’era anche una che impediva ai dirigenti di intrattenere rapporti con gli arbitri e ci dovrebbe essere qualche articolo nel codice penale (oltre che nella costituzione) che impedisce la violazione della corrispondenza altrui. Ma come sei anni fa, anche oggi, l’occhio del gregge pallonaro è concentrato a guardare il dito, anziché la luna.
E allora prepariamoci ad una settimana di fuoco, in cui da una parte si chiederà la radiazione di un guardalinee e la squalifica di Pirlo, colpevole di alto tradimento, mentre dall’altra ci si accanirà su Pellegatti e forse su Mexes e Muntari. Ma l’unico motivo per cui questa partita è stata clamorosamente falsata passerà rapidamente nel dimenticatoio. Anche perché punire il Milan e Galliani, considerando il potere che detengono, equivarrebbe ad un suicidio. E di aspiranti suicidi, così come di eroi, in Federazione ce ne sono pochi.
Tanto vale godersi lo spettacolo: panem et circenses per tutti!

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