Arriva un momento nella vita, alla fine della vita, in cui si lascia e ognuno lascia quello che ha avuto la capacità di costruire o la fortuna di trovare lungo il cammino. Per uno scrittore o un giornalista il testamento è essenzialmente “spirituale”, si usa dire, una raccolta di opinioni e riflessioni pensate, scritte e raccolte nell’arco dell’esistenza o della carriera, che spesso coincidono.
Il testamento spirituale (così lo definiscono in alcune recensioni, e nei fatti lo è) di Candido Cannavò ci viene trasmesso dal figlio che ha raccolto in “La vita e altri giochi di squadra” (Rizzoli, 2010) la summa del pensiero del padre.
Da juventini quello che abbia fatto o detto Cannavò prima del 2006 ci interessa poco: i giornalisti, si sa, hanno tutti un datore di lavoro o un padrone e opinioni, principi, valori, punti di riferimento e muse ispiratrici ognuno i suoi, ognuno la sua cultura, le sue preferenze e passioni, politiche e sportive.
Noi ci teniamo caro il ricordo di Wladimiro Caminiti, un dolce poeta bianconero, sempre delicato, sempre amabile, sempre corretto, loro, loro si tengano Gianni Brera, per il quale il mondo, la civiltà e il calcio si fermavano poco oltre Porta Ticinese a Milano. Va bene così.
Ma sfogliando (senza averlo acquistato) il testamento spirituale di Cannavò non posso riportare almeno una frase, solo una per non farla troppo lunga e non annoiarvi:
“ … l’arbitro venduto non l’ha inventato Moggi. Lui, con la complicità di uomini indegni del loro ruolo dirigenziale, ha trasformato il piccolo artigianato in un’azienda di servizi che si è sempre più potenziata attraverso gli anni. Esisteva già nel ’98, dopo la famigerata sfida Juve – Inter diretta da Ceccarini (…) Sapete qual è lo scandalo nello scandalo ? Che nessuno degli arbitri più in vista ha avuto la schiena diritta. Neanche quelli che, usciti dal porto delle nebbie, avevano autorità e carisma per denunciare lo sporco sistema di cui erano schiavi. Paparesta è un caso limite: umiliato da Moggi e muto. Ha chiesto persino scusa “per non rovinarsi la carriera”. Noi sappiamo com’è andata, Cannavò lo sapeva già da prima di scrivere queste righe che risalgono al 2006. E allora che cos’è questo? Errore? Disinformazione? Diffamazione? Scorrettezza? Abuso del potere conferito dal proprio ruolo di opinionista di un giornale fra i più popolari?
Noi non sappiamo chi e cos’era Cannavò prima del 2006 (in realtà lo sappiamo, ci ricordiamo del caso Pantani) perché tranne il buon Caminiti (un poeta, un amico) e l’aspro Brera (mediocre romanziere e giornalista presuntuoso, sportivamente un avversario), i giornalisti sono tutti uguali, con i loro pregi e i loro difetti.
Ma se questo è un testamento spirituale noi di GLMDJ nella nostra povertà lessicale e modestia narrativa ci accontentiamo di lasciare qualcosa che ci diranno sgrammaticato e fazioso, ma sincero, autentico e soprattutto:
vero. Di Francesco (LuisitoMonti) Scarica GiulemanidallaJuve News, clicca qui 