Sgombriamo immediatamente il campo da qualsiasi dubbio: sportivamente parlando, Gigione nostro non ha detto una bella cosa. Dire “se mi fossi accorto che il pallone era entrato, col fischio che gliel'avrei detto all'arbitro” è contro i principi fondamentali della lealtà sportiva. E su questo siamo tutti d'accordo, mettiamo timbro, firma e mettiamo la pergamena in una capsula di acciaio inossidabile da seppellirsi nel cerchio di centrocampo allo Juventus Stadium come una preziosa reliquia a vantaggio dei posteri. Ok. Tutto quanto sopra premesso, potrei anche capire chi si straccia le vesti e chiede che Buffon non vesta più la fascia da Capitano degli azzurri. Attenzione. Potrei, ho detto. Potrei farlo in un mondo perfetto dove tutto fila sempre liscio. E purtroppo così non è, perlomeno nell'italico mondo pallonaro. Ma andiamo con calma...
A scadenze più o meno regolari la televisione ci mostra episodi “curiosi” dove un attaccante, rendendosi conto che il rigore che sta battendo non doveva essere fischiato, lo spara volontariamente fuori, o dove la squadra che ha segnato una rete palesemente irregolare fa riprendere il gioco permettendo ad un giocatore dell'altra squadra di arrivare fino in porta indisturbato e pareggiare il conto. Tutti ne abbiamo visto qualcuno, no? Ok. Qual è il comune denominatore tra questi episodi? Che al 90% si tratta di immagini dal campionato inglese, russo, cinese, australiano... quasi mai da quello italiano. Certo, non voglio dire che in quei paesi non ci sia mai un rigore non dato o un goal irregolare, per carità. Ci sta nel gioco. Ma il fatto è che questi episodi che a noi sembrano “alieni”, là accadono, qui no. Qui, anzi, siamo nel paese dove, in caso di contropiede, alcuni giocatori cadono a terra folgorati da un infarto pretendendo che l'arbitro fermi il gioco. O dove i tifosi possono puntare (con tutti i rischi del caso) un laser negli occhi del portiere avversario e la cosa viene considerata “arguzia popolare”. Siamo nel paese dove un massaggiatore può permettersi di dire ad un giocatore “resta a terra, resta a terra” per ottenere una vittoria a tavolino, dove ci sono dirigenti che oggi pretendono di dare lezioni di moralità sportiva, ma che hanno interrotto una partita facendo uscire la squadra dal campo con la scusa che al 90° una lampadina si era fulminata. Siamo nel paese dove personaggi dallo sguardo “dolce e severo” chiedono esplicitamente al designatore degli arbitri di far migliorare lo score della propria squadra, e dove giocatori più avvezzi al mojito che agli allenamenti segnano per due giornate di seguito dei goal decisivi con palesi e volontari tocchi di mano. E soprattutto non uno di questi dica “scusatemi, ho sbagliato”. Senza arrivare agli eccessi di Maradona che giustificò un proprio goal irregolare dicendo che la mano non era la sua, ma era la mano di Dio che puniva gli inglesi guerrafondai (per dirla tutta, Dieguito in quella partita segnò anche un goal da cineteca, andatevelo a cercare in rete perchè merita davvero...) tutti cercano di negare l'evidenza, dal “non me ne sono accorto” al “non è vero, nell'immagine non si vede bene”.
E' per questo che non accetto il “crucifige” contro Buffon. E' la famosa vecchia pratica di -come si suol dire- prestarsi a certe “esperienze sessuali alternative ma con parti anatomiche altrui” e non solo nel calcio, ma in ogni ambito. Lo stato deve punire gli evasori fiscali, mica me che mi limito a non battere qualche scontrino. La sanità italiana è una vergogna; se non fosse che conosco il dottor Tizio, che mi faceva passare avanti, avrei aspettato sei mesi per una visita. Basta coi privilegi della “Casta”, ma intanto telefono a mio zio onorevole per una raccomandazione. Questi siamo noi, non lo neghiamo, signori, guardiamoci allo specchio. E pertanto lasciatemelo dire. Gigi ha detto una cazzata. E' fuori di dubbio. Ma nella sua DISONESTA' è stato di sicuro un uomo ONESTO. Soprattutto con se stesso, che è la cosa più difficile di tutte.
Chiudo con un ricordo della mia gioventù. Siamo nel 1990, l'anno di Totò Schillaci e delle “Notti Magiche”. Il Milan (proprio loro) si gioca il passaggio del turno in Coppa Italia contro l'Atalanta in un mini-girone col Messina. A due minuti dalla fine l'Atalanta sta inaspettatamente vincendo 1 a 0, eliminando così virtualmente il Milan dalla competizione quando avviene un episodio che fece discutere. Borgonovo, centravanti del Milan (al quale va il mio abbraccio pieno d'affetto: forza Stefano!) è a terra e gli atalantini mettono il pallone fuori. Alla ripresa del gioco Rijkard sarebbe tenuto (non dal regolamento, ma dall'etica) a restituire la palla ai nerazzurri. Invece la mette sui piedi di Massaro, che crossa in mezzo all'area. La difesa atalantina, visibilmente presa in contropiede per questo comportamento inatteso, reagisce convulsamente, e Barcella atterra malamente Borgonovo. Da regolamento nulla da dire, l'arbitro non può che indicare il dischetto. Ovvio che a questo punto tutti si aspettano un gesto “forte”. Sul pallone va Capitan Baresi, bandiera rossonera di indubbio carisma, che potrebbe tranquillamente rimediare all'errore e appoggiare il pallone mollemente fuori. E invece no, spiazza il portiere e insacca. L'Atalanta è eliminata e il Milan continua la sua strada verso la Finale dove, tra parentesi, perderà la Coppa proprio contro la Juve “operaia” di Galia e Pasquale Bruno. Un dirigente rossonero, il dottor Ramaccioni, giustificò Baresi dicendo: “sbagliare volontariamente quel rigore poteva configurare un'ipotesi di illecito sportivo”. Non credo, dottor Ramaccioni, non credo proprio. Sono invece sicuro che, dopo questa affermazione, ci dovrebbe pensare meglio prima di dare degli “antisportivi” a qualcuno. Con rispetto parlando, s'intende. |