Giulemanidallajuve
 
 
 
 
 
 
 
  Spot TV
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di L. BASSO del 07/03/2012 08:57:17
C'è razzismo e razzismo

 

E' inutile. Tutti ci siamo passati prima o poi.
Arriva il giorno che devi accompagnare la tua lei a fare shopping.
Fino al giorno prima noi maschietti vivevamo nella nostra beata ignoranza, e ci stavamo pure bene. Sapevamo che c'erano tre colori fondamentali, Giallo, Rosso e Blu, che mescolandoli in qualche maniera ottenevi Verde, Arancio e Viola, e tutto per noi finiva lì.
Poi la nostra lei ci trascina davanti ad un'immensa vetrina piena di vestiario rosa e lì comincia la nostra discesa nell'incubo.
“Cosa ne pensi di quella camicia ciliegia?”
“Uh?” è l'unico monosillabo gutturale che ci esce così, sui due piedi, mentre la domanda ci distoglie dall'esame delle rotondità callipigie di una commessa.
“Sì, quella ciliegia, vicino a quella fucsia...”
“Ehm... bella...” abbozziamo, senza sapere che indichiamo la parte opposta della vetrina.
“Ma no, ma no, zuccone! Non dico quella rosa antico vicino a quella magenta, dico quella ciliegia vicino a quella fucsia, sotto la maglia rosa shocking!”
Sempre più spersi ci sentiamo vittime della superscazzola come in Amici Miei: “No, sì... cioè...”
“Santo cielo! La vedi la gonna color rosa confetto con la cintura rosa eliotropo? Ecco, dove sotto ci sono le scarpe rosa fandango, vicino hai la camicia ciliegia, quella col cappellino corallo...”
Perdiamo i sensi avvolti da quel turbine di parole mentre l'ultima cosa che vediamo è la massa di vestiario incontrovertibilmente tutta rosa, che assume le sembianze di una Hello Kitty gigantesca che si avventa su di noi...

Lo stesso discorso vale per i mille toni del blu, del verde, del giallo e del viola.
Solo un colore fa eccezione. Il nero.
Il nero è un assoluto. La scienza lo definisce la “negazione di tutti i colori”, il “non-colore”.
A modo suo, qualcosa di fisso e immutabile.
Purtroppo, il nero è anche sinonimo (per la nostra cultura occidentale) il colore della morte e del dolore.

E, per alcuni, è anche il colore della sofferenza. Nascere con la pelle nera è stato spesso (e continua spesso ad esserlo) una “colpa”, nel nostro mondo caucasoid-centrico, meschino ed ignorante.
Per colpa di una quantità maggiore o minore di melanina nella pelle interi popoli si sono sentiti in diritto di sottometterne altri, di renderli schiavi, di massacrarli.
E ancora oggi, disprezziamo il “negher”, il “baluba”. Specie negli stadi di calcio, dove il ritrovarsi in “branco” spesso libera gli istinti più bassi della nostra componente primitiva e becera.
Salvo poi, ironia dell'ignoranza umana, ritrovarsi a “farsi la lampada” per scurire artificialmente la nostra pelle.

Il nero, quindi, come un qualcosa privo di sfumature.
E il razzismo, allo stesso modo, come un male assoluto da condannare senza “SE” e senza “MA”, un aborto generato dagli abissi più profondi dell'imbecillità umana.

E invece no.
Lo credevamo, ma non è così.
I nostri Illuminati governanti del pianeta della Pelota sono riusciti a svelare anche questo mistero.
C'è nero e nero. E quindi, ovviamente, ci dev'essere razzismo e razzismo.

C'era una volta uno di quelli che i sociologi chiamerebbero “ragazzo difficile”. Uno che, se non avesse avuto la fortuna di giocare bene a pallone, forse avrebbe già passato i suoi bei guai.
Perchè diciamocelo, uno qualsiasi dei lettori che andasse in giro con una pistola (benchè giocattolo) a giocare al Cow-Boy nella Piazza centrale del suo paese, sarebbe quanto prima invitato dalla Polizia a recarsi in Questura.
Ci siamo? Bene.
Dato il personaggio, questo ragazzo non fece alcuna fatica a tirarsi addosso molte antipatie. E ci sta che qualcuno lo mandi a quel paese e anche pesantemente, tirando dentro i suoi antenati fino alla settima generazione.
Ma come diceva il saggio Funari “Se uno è str****, nun je poi dì che è sciocchino, je devi dì str****!” E soprattutto non puoi offenderlo per il colore della pelle, aggiungo io.
E invece che ti capita? Che alcuni ignorantoni di prima categoria invece che augurargli attacchi di dissenteria o ripetute infedeltà coniugali, lo subissano di ululati, di insulti razzisti, eccetera.
Giustamente parte l'alzata di scudi contro il razzismo negli stadi, scattano le squalifiche del campo, si chiede di sospendere le partite per simili episodi, anzi, il capitano della squadra dove il ragazzo gioca (un tizio che assomiglia per viso e pettinatura a Ken della Barbie) dice: “Andrò io dall'arbitro a chiedere la sospensione!”
E tutti si sentono di colpo migliori, più Giusti. Almeno per un po'.
Già, perchè com'è, come non è, quando poi quel ragazzo lascia la sua squadra sbattendo la porta, magicamente i signori benpensanti si accorgono che al di là del colore della pelle, è un tipo che ne combina più di Carlo in Francia, e viene additato da loro stessi come un “cattivo esempio”. Bianco, nero o giallo che sia.

Qualche giorno fa si giocava il derby tra le due squadre della Capitale.
Juan, giocatore della Roma (al quale va tutta la mia solidarietà) viene subissato di fischi, ululati ed insulti da parte dei tifosi laziali.
Polemicamente si mette il dito davanti al naso come a zittire quella massa di ignoranti, ma con scarsi risultati.
Lo speaker dello stadio rimprovera la curva laziale (non so perchè ma ho in mente l'immagine di Costanzo che dal suo trespolo dice: “Bboni... state bboni...”) con scarsi risultati.
E allora Juan si rivolge all'arbitro, pensando di trovare conforto in colui che dovrebbe far rispettare le Regole dello Sport.
Nulla.
L'arbitro Bergonzi fa proseguire la partita come se nulla fosse.
Per carità, non c'è uno che, alla radio, sui giornali o in TV non abbia stigmatizzato l'episodio.
Ma in quanto a conseguenze, possiamo registrare solo un'ammenda di 20.000 €uro per la Lazio. Forse il corrispettivo di quanto la società spende ogni anno in cancelleria. O forse meno.
“L'arbitro non può sospendere le gare, non ne ha facoltà” dice Nicchi, numero uno degli arbitri.
Peccato che l'arbitro Tagliavento non esitò a farlo quando ad essere preso di mira da cori ugualmente beceri fu Eto'ò, guarda caso uno della stessa squadra del “cattivo soggetto” di cui sopra.
Juan non gioca in quella squadra, e probabilmente per lui non vale l'Art. 62, comma 6, delle Norme Organizzative Interne della Figc che recita così: "Il responsabile dell'ordine pubblico.... il quale rileva uno o più striscioni esposti dai tifosi, cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria costituenti fatto grave, ordina all'arbitro, anche per il tramite del quarto ufficiale... di non iniziare o sospendere la gara".

Come dire... c'è nero e nero.
E c'è razzismo e razzismo.

Commenta l'articolo sul nostro forum!

Scarica GiulemanidallaJuve News, clicca qui

 
  IL NOSTRO SONDAGGIO
 
Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
  TU CON NOI
   
 
   
 
  AREA ASSOCIATI
   
 
 
 
  DOSSIER
   
 
   
 
  LETTURE CONSIGLIATE
   
 
   
 
   
 
  SEMPRE CON NOI
   
 
   
 
Use of this we site is subject to our