Ne abbiamo parlato a sfinimento. Chiunque, anche chi per
opportunità finge oggi di non sapere la vera storia di calciopoli, ha potuto conoscere una realtà diversa da quella che certa stampa e un certo sentimento popolare voleva nascondere. Una realtà ricostruita anche grazie al lavoro di semplici tifosi come lo siamo noi, che hanno avuto la volontà di capire cosa realmente si nascondeva dietro a farsopoli.
La storia è quella
dell’onestà interista, quella costruita e ostentata dagli stessi rappresentanti della società nerazzurra,
appoggiata da chi aveva bisogno di presidenti che potevano “mettere soldi” nel calcio e da chi non ha disdegnato qualche bella sponsorizzazione per valorizzare un marchio che sul campo era sbiadito da anni di mancate vittorie. Una voce, quella nerazzurra, che si alzava e gridava sdegnata ogni qual volta si tirava in ballo il defunto
Facchetti.
Ricorderete tutti come all’indomani della relazione di Palazzi ci fu una mobilitazione volta a
salvare l’immagine del Cipe. Gigantografie esposte negli stadi e nei ritiri dell’inter, interventi pubblici di ogni esponente nerazzurro volti a sconfessare quello che il super procuratore aveva avuto l’ardire di scrivere, seppur coperto da prescrizione; una condanna "morale" come amano definirla oggi.
Ricorderete pure
Gianfelice Facchetti chiamato come testimone dell’accusa nel processo calciopoli a ricordare gli appunti annotati nel presunto diario
(link) del defunto padre quale prova atta a convalidare un’accusa che dopo anni non si riusciva (e non si riesce) a rendere credibile.
La tutela della memoria del Cipe ha spinto Gianfelice a
querelare l’ex fischietto De Santis dopo che lo stesso aveva dichiarato di aver avuto contatti telefonici con Facchetti. Contatti che grazie al lavoro certosino della difesa di Moggi sono
stati provati, attraverso la riesumazione di quelle telefonate insabbiate dal Colonnello Auricchio e dal pm Narducci. Lo stesso De Santis, in un’intervista di qualche giorno fa ha dichiarato di essere ancora di attesa di ricevere le scuse di Gianfelice…
(Link)Ieri, al tribunale civile di Milano si è tenuta l’udienza del processo intentato dall’arbitro De Santis nei confronti dell’Inter per i pedinamenti e dossieraggi illegali.
Tuttosport
(link) nel resoconto dell’udienza, scrive che l'Inter «
contesta integralmente le prospettazioni in fatto e in diritto» ed eccepisce «l'intervenuta
prescrizione del diritto al risarcimento». Quello che colpisce non è il solito ricorso alla prescrizione per uscire indenni da situazioni di grave colpa, ma l’insistenza con cui la società ribadisce di non aver mai “dato ordine di pedinare De Santis e di averlo saputo soltanto attraverso la stampa”, riportando nel memoriale difensivo come “l’operazione di intelligence era seguita “
solo“ dal vice presidente”
(link). Insomma hanno addossato a Facchetti l’eventuale responsabilità…
Un episodio questo che racchiude tutta l’ipocrisia del mondo nerazzurro. Quello fatto di etica smarrita e falsa onestà, stuprando doppiamente la memoria di Facchetti: usandola prima per impedire, a suon di querele, di ricostruire la realtà di calciopoli, poi per pararsi da eventuali responsabilità.
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