Messo alle strette dai regolamenti Uefa per le Coppe Europee e nientepopodimeno che dalla storica presa di posizione della
Panini che “immortala nei suoi archivi il pareggio e non la vittoria milanista” nel ritorno di semifinale dell’edizione 2012 di Coppa Italia,
Galliani si appella all’ultima possibilità che rimane a un povero cristiano che voglia vedere riconosciuti i suoi diritti in ambito calcistico in questo paese, vista l’incompetenza autoconclamata della FIGC.
Sicché, munitosi di carta, penna e calamaio, si rivolge a quello che rimane del più autorevole giornale sportivo italiano per far sentire gli ultimi vagiti delle sue ragioni. Sfumato il triplete rossonero, in vista di una perigliosissima sfida di CL con la quintessenza del calcio di tutti i tempi, al vertice di una classifica di campionato che tale è in virtù del maggiore bagaglio tecnico dei rossoneri, ma anche di una più spiccata propensione degli arbitri al fischio in loro favore,
Galliani vuole prendersi a tutti i costi il merito di aver compiuto l’impresa più mirabolante dell’anno: battere la Juve. Così scrive nella lettera che veramente ha avuto la faccia tosta di recapitare ai gazzettari la grande verità ignorata da tutti e cioè che la “
Regola 7 del Regolamento del Giuoco del Calcio vigente, prevede per l'appunto che la gara si compone di due periodi di gioco di 45 minuti ciascuno”.
Invano Marotta tenta di spiegare da Torino: “
Mi sembra che già la 'Gazzetta' abbia spiegato cosa conti a livello di statistiche. In caso di supplementari, va archiviato il risultato finale e non quello parziale del 90'. E francamente mi sembra una cosa anche logica”. L’unica logica sulla quale conta Galliani è la sua. La stessa logica che infila nel pallottoliere della classifica marcatori i gol di Ibra esen-rigore
e che durante calciopoli gli permise di avere contatti con Collina nella duplice veste di vicepresidente del Milan e di Presidente di Lega, con e senza l’intermediario Meani. L’uomo della scuderia Milan, tutt’oggi attiva sulle fasce durante le partite della squadra rossonera, e del ristorante con la comoda uscita sul retro. La logica di chi non dorme e si guarda bene dagli uccelli paduli, indirizzandoli nelle reti avversarie quando non riesce a metterci dentro il pallone.
Una logica che non fa una piega quando la prova televisiva serve a estromettere gli avversari dagli scontri diretti per lo scudetto e che si muove bene nei meandri dell’ìtalico malcostume per il quale fa notizia per 100 anni, nonostante le sentenze dei tribunali della repubblica,
la bugia che Paparesta sia stato chiuso negli spogliatoi dello stadio di Reggio Calabria da Moggi e Giraudo, ma passa inosservata quella che lo stesso arbitro scriveva a Galliani affinché facesse da tramite con l’allora presidente del consiglio e sempre padrone del Milan, per ottenere vantaggi per la ditta presso la quale svolgeva la sua attività lavorativa. Argomento detto volgarmente clientelismo.
Ma restiamo dentro lo stadio. Per ricordare a Galliani che riguardo a questo genere di dispute che lasciano il tempo che trovano, poiché baratterei volentieri una paio di sconfitte per il primato in classifica detenuto dal Milan che imbattuto, piaccia o non piaccia, è e spesso e volentieri a spese della Juve, l’edizione 2003 della CL. Fu un anno magico e irripetibile per il calcio italiano, che riuscì a portare nella finale europea più prestigiosa due squadre: la Juventus e il Milan. La Juventus si presentava orfana di Nedved, squalificato, dopo aver eliminato Barcellona e Real Madrid. Anzi, dopo essersi resa protagonista con il Real di quella che è stata votata sul sito ufficiale della Juventus come “la partita perfetta”, giudicata da numerosi esperti il match più bello della storia del calcio. Il Milan proveniva da due miseri pareggi con l’Inter, un 1 a 1 e uno 0 a 0. La finale si concluse ai supplementari con un altro 0 a 0. Ai rigori vinse il Milan.
A noi Juventini non rimase che accettare il verdetto del campo. Come era stato per gli Interisti.
E nemmeno a 9 anni di distanza mi sognerei di dire o pensare che quella sera il Milan non ci ha battuto. Fosse anche per quel famigerato fattore C che sta perdendo vieppiù il suo valore originario per significare l’iniziale di un appellativo nuovo. Grazie ad Allegri e Galliani stiamo assistendo a un fatto di costume che oserei definire epocale.
Dal Bar dello Sport ci stiamo evolvendo verso il Calcio delle Comari.
Buon divertimento.
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