Sono passati quasi sei anni dallo scoppio dello scandalo più grave della storia del football italico; e lo scandalo non stava certo nel fatto che una cupola di malfattori alterasse i verdetti stabiliti dal campo, cosa non vera come è stato dimostrato sia nelle sentenze della Giustizia Sportiva che in quelle della giustizia penale, ma semmai perchè un certo
malcostume generale di quel periodo fu preso a pretesto per distruggere l'immagine e la storia del club più glorioso e vincente del movimento: la Juventus.
Le ragioni per cui tale scempio venne pensato, architettato, mediaticamente preparato con cura propagandistica di regime,
portato avanti persino da chi si sarebbe dovuto difendere da tale scempio e infine certificato da sentenze allucinanti che di fatto incolpavano la Juve di niente, ma solo dell'"intraprendenza" dei suoi dirigenti, ne abbiamo già discusso lungamente.
Qui, oggi, vorremmo cercare di capire se quell'alone di
strane connivenze reso ancor più evidente da situazioni altrettanto discutibili, quali le regalie di Rolex agli arbitri, i cambi di regolamento in corso di stagione, le partite disputate in piscina anzichè su un verde campo da calcio, i passaporti palesemente falsi, le fidejussioni altrettanto palesemente false per potersi iscrivere ai campionati senza averne titolo e in fine quegli atteggiamenti degli arbitri che sembravano quasi manovrati per decidere in un senso o nell'altro le partite, sia svanito oppure se ci
siano ancora situazioni e fatti di campo che quell'alone ricordano.Normalmente a parità di sintomo la malattia dovrebbe essere la stessa; quindi se gli errori pro-Juve della stagione 2004/'05 furono sintomatici, per chi dovette giudicarli, di un sistema "cupolaro" che avrebbe tentato di "sofisticare" i risultati del campo, ci chiediamo se e quando gli errori a raffica che stanno pesantemente condizionando i campionati di calcio dal 2007 in poi saranno finalmente anch'essi oggetto di un'indagine simile a quella che portò alla condanna della Juventus "per non aver commesso il fatto".
E' storia che gli scudetti 2008 e 2010 furono figli di errori enormi degli arbitri, tanto che un'associazione di consumatori bollò il torneo 2007/'08 come quello più "falsato" dai tempi dell'introduzione della moviola; per non parlare della vergognosa sceneggiata di Lazio-Inter del 2010, quella dello "scansamose"; quella del "oh, no!".
Ma è anche storia recente che la squadra attualmente seconda in campionato, che ha comandato la classifica per 3/4 dell'attuale torneo, abbia ricevuto solo un rigore a favore, per altro inesistente, per altro ininfluente, dall'arbitro Doveri, che dopo quell'episodio è diventato "fantasma"; al contrario di Bergonzi, fischietto che ha contribuito notevolmente a che la stagione 2007/'08 diventasse la "più falsata" dall'introduzione della moviola, che una domenica espelle, in qualità di quarto uomo, Antonio Conte per proteste e per atteggiamento minaccioso (?) e poi due domeniche dopo va ad arbitrare la stessa Juventus nella difficile trasferta fiorentina.
E' storia recente che la squadra attualmente in testa al campionato abbia avuto una serie di favori arbitrali evidenti, che vanno dai rigori con simulazione incorporata di Ibrahimovic e Boateng, fra l'altro neppure puniti con la prova TV per buona pace di Milos Krasic, al fallo di Pato su Manfredini che viene incredibilmente "girato" come rigore per i rossoneri; passando per Zamparini che si sente un 5% di possibilità di battere il Milan e puntualmente perde 4-0 in casa; arrivando alla madre di tutte le partite, quel Milan-Juventus che rimarrà alla storia come l'ennesima "Turonata", l'ennesima "Iulianoronaldata", ovvero il gol non assegnato a Muntari: una Muntarata".
E poco importa se quel gol, che c'era, era scaturito da un angolo battuto irregolarmente dal duo Robinho/Emanuelson; poco importa se a fine primo tempo Galliani vomitò insulti sia sui tesserati della Juventus che sulla quaterna arbitrale, rendendosi di fatto responsabile di un comportamento riconducibile ad un illecito sportivo conclamato; poco importa se dopo quell'illecita intimidazione la quaterna arbitrale non vide due falli da espulsione dei giocatori milanisti e un gol regolare della Juve; poco importa se dopo quella partita alla Juve furono negati il rigore del possibile 2-1 a Bologna e il gol dell'1-0 a Genova, che l'avrebbero riportata in testa al campionato; poco importa se alla Juve quest'anno manchino almeno otto rigori e tre gol validi:
l'importante è continuare a ricordare solo i pochi errori a favore della Juve; l'importante è ricostruire sapientemente il clima di odio e di sospetto verso una società che oggi come sei anni fa è più vittima che carnefice di un sistema palesemente marcio alla radice.
Ma ridurre tutto alla rinnovata guerra bianco-rosso-nera è estremamente riduttivo. Un sistema non può definirsi tale se non si occupa più o meno di tutti. Per questo fanno impressione le parole del solitamente pacato presidente dell'Udinese Giampaolo Pozzo, che dopo la vergognosa direzione di Rocchi contro il Napoli, ha espresso tutta la sua rabbia per un arbitraggio che oggettivamente è stato palesemente partigiano: dalle due ammonizioni rifilate a Fabbrini, passando per un rigore che in realtà era un fallo in attacco, per finire con una serie di punizioni dal limite a favore dei friulani totalmente ignorate.
Il Napoli nelle ultime due trasferte ha racimolato 4 punti, frutto delle decisioni scellerate dei bomber col fischietto in bocca, più che delle prodezze dei bomber Cavani e Lavezzi.
Il Napoli che già ad Ottobre era uscito vincitore da San Siro grazie ai graditi regali di Rocchi; regali amabilmente ricambiati, visto che l'arbitro col cuore che palpita per il "Ciuccio", avrebbe chiesto la maglia a Cavani a fine partita davanti ad un "Friuli" schiumante rabbia; cosa che ha scatenato la reazione sarcastica di Floro Flores; cosa che sicuramente avrà procurato un travaso di Bile a De Santis, che per le magliette regalategli da Moggi, ma non a fine partita, si è visto rifilare un capo di imputazione in un processo penale.
E allora non possiamo che chiederci: quanto pesa su queste decisioni il mitico "M.erd.e!" urlato prima dell'altrettanto mitica sgommata in Vespa e senza casco di De Laurentiis il giorno della compilazione dei calendari? Quanto pesa il ruolo di Vice-Presidente in pectore della Lega che gli altri presidenti stanno per accordare al cinematografaro napoletano sull'incazzatura di Pozzo?
Vorremmo capire: in sostanza dopo sei anni, cosa è cambiato nel calcio italiano? E farebbe bene a porsi certe domande anche Andrea Agnelli, presidente di una Juve, che è bene ricordarlo, nel ruolo di vittima sacrificale ci sta sempre bene. Nonostante tutti, ma dico: tutti, la dipingano da sempre come il male supremo.
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