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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di P. CICCONOFRI del 30/03/2012 08:30:33
Il non governo della Figc di Abete

 

Luglio 2010, Giancarlo Abete, ospite da Marzullo dichiara:
«Ma certo, il calcio ha vissuto un periodo difficile, calciopoli, nel 2006, io da questa vicenda, ma come me tanti altri dirigenti, che in un primo momento sono stati accusati sono usciti incolumi, ho avuto come dire, modo di lavorare ma anche un po’ la fortuna di non essere in qualche modo interpretato, perché noi sappiamo che le situazioni alcune volte sono soggette anche a determinati momenti, a determinate interpretazioni, lo considero anche una fortuna anche se penso che sia una fortuna meritata; penso però che questa debba insegnare a tutti quanti noi che la ruota gira e quindi bisogna sempre rimanere se stessi, mai avere la logica di essere soddisfatti delle disgrazie degli altri, perché questo è un fatto indegno per una persona che abbia una capacità di rapporto con gli altri, e sperare che la fortuna ti dia una mano, ma la fortuna te la devi meritare, devi lavorare e devi resistere a determinate tentazioni».

La metafora della “ruota che gira” calza a pennello per descrivere il non governo di Abete.

Dal 2 aprile 2007, giorno della sua elezione a Presidente della Figc, il calcio italiano è calato in una sorta di limbo che tiene sepolte verità scomode, dove nessuno muove un passo nella direzione di correggere gli errori commessi e sbugiardati dai fallimenti accumulati anno dopo anno.

Sotto il suo governo, l’Italia ha perso per due volte la possibilità di ospitare gli Europei di calcio (2012-2016) che avrebbero permesso quell’ammodernamento necessario dei nostri stadi lontani anni luce dalla realtà europea, facendo venir meno anche l’indotto che avrebbe portato l’organizzazione di una manifestazione di tal portata.
Una perdita di prestigio internazionale certificata anche dal declassamento nel ranking uefa, nonostante due coppe conquistate (da Milan e Inter), con l’immediata conseguenza della perdita di una squadra in Champions League. Dal prossimo anno accederanno alla massima competizione europea solo 3 squadre. Nemmeno le nazionali sono riuscite a mantenersi ai livelli altissimi ai quali ci avevano abituato prima che iniziasse questo declino.

Gli anni della presidenza di Abete sono stati caldi, vivendo quotidianamente, a parte tutti i problemi consueti di una Federazione calcistica, l’eredità di calciopoli. Abete non ha mai voluto, nonostante ne avesse pieni poteri, esprimersi direttamente e prendere alcuna posizione. Sulla questione delle radiazioni degli imputati di calciopoli, ha preferito ricorrere al solito cambio in corsa del regolamento e addirittura l’istituzione di un procedimento ad hoc che deve ancora terminare il suo iter, pur di mantenere uno status quo ampiamente turbato dai fatti emersi dopo il 2006.
Sulla revoca dello scudetto di cartone, forse il caso più emblematico dell’intera sua gestione della federazione, si è dichiarato incompetente a decidere, tutelandosi anche in questa circostanza con la richiesta di una consulenza ai legali della Figc, depositando dopo ben 16 mesi di vana attesa una risposta di non competenza.
La questione Lotito, risolta questa volta con il rimando ad un parere della corte federale sulla posizione del consigliere condannato in primo grado a Napoli, ha mandato su tutte le furie Petrucci, che aveva voluto reagire prontamente con la regola “etica” ad hoc, vietando ai condannati, seppur in primo grado, di rivestire il ruolo di consigliere federale.
Ma l’attività del presidente della FIGC non si esaurisce con le considerazioni inerenti alla sua inerzia decisionale. Come giudicare i ritardi e le omissioni di premiopoli e le intercettazioni con Mazzini pro-Fiorentina? O il suo intervento al processo di Napoli quale testimone dell’accusa che ha finito per appoggiare la tesi difensiva?

Nonostante tutto la ruota ha continuato a girare per Abete e il 22 marzo del 2011 è stato eletto vice-presidente Uefa.
Gli imbarazzi evidenti di fronte all’assenza di giustificazioni al suo operato, hanno fatto spesso calare il silenzio sulle sue dichiarazioni. Abete tace, solo qualche parola di circostanza. La FIGC tace. Se non per dichiararsi incompetente. Il CONI lascia fare. Nonostante le apparenze di un Petrucci intento a ricucire gli strappi, a tutti va bene questo limbo.

In un silenzio assordante, negli anni di governo di Abete, il calcio è lentamente retrocesso, facendo emergere una realtà che si dimostra incapace di sostenere concretamente l’intero movimento calcistico.
A marzo 2011, Abete aveva dichiarato: «La Federcalcio ha dato indicazioni per chiudere il cerchio nell’ambito della stagione sportiva». Ad un anno di distanza, ed a pochi mesi dalla fine del mandato, il cerchio non si è ancora chiuso e la ruota è diventata di pietra, tanto da necessitare della spinta di Petrucci per continuare a girare.

Il presidente della FIGC però non demorde e non intende fare autocritica. Qualche giorno fa, la Gazzetta dello Sport riporta queste sue dichiarazioni: «Mi accusano di non avere influenza sulle società però sto gestendo con successo i rapporti internazionali, senza aiuti». Ed ancora: «Ho sentito dire che la federazione non avrebbe delle capacità di moral suasion. È un’opinione. Ma questa federazione assolve compiti istituzionali di grande importanza, dal Consiglio alla giustizia sportiva, dagli arbitri alla Nazionale, nel rispetto e a garanzia di tutti. E, se posso aggiungere, c’è un presidente federale che sta gestendo con successo i rapporti internazionali senza l’aiuto di nessuno e con il lavoro quotidiano».
Non comprendiamo bene chi dovrebbe aiutare Abete nella sua mission di rendere proficui i rapporti internazionali dell’Italia calcistica, ma attendiamo gli esiti del suo lavoro quotidiano. Anche se le aspettative non possono essere alte, alla luce dei pessimi risultati finora raggiunti.
Difficile credere che nei pochi mesi che rimangono al suo mandato si possa assistere a un’inversione di rotta. Il calcio italiano vorrebbe, ma non può ringraziare.

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Pubblicato dal settimanale Professione calcio

 
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