Nel segno della continuità, Gianni Petrucci ha introdotto il suo discorso in occasione della riunione n.1000 della Giunta Nazionale del Coni. Ecco alcuni passaggi:
“C’è un filo comune che lega queste mille puntate, periodica espressione di quel principio di autonomia di cui siamo fieri: il senso di appartenenza ad un ambiente in cui l’aria che si respira sono i valori dello sport, quell’etica sportiva basata su principi universali quali la lealtà, la correttezza, la trasparenza e il rispetto delle regole, che hanno sempre fatto da
base ad ogni tipo di decisione.” Ed ancora: “Questo simbolico traguardo è pertanto, per tutti noi, una spinta ulteriore a continuare nel tragitto segnato da chi ci ha preceduto – in particolare da Giulio Onesti - con la stessa passione, ma anche con immutato rigore, con spirito di unità e senza alcun cedimento a disinvolte logiche affaristiche e di convenienza, che non appartengono al mondo e all’etica dello sport e che purtroppo, anche recentemente, troppo spesso ispirano alcuni dirigenti che, in vista della propria utilità, non esitano ad innescare un clima di conflittualità permanente a scapito degli interessi generali. Questi soggetti in realtà non fanno parte della famiglia dello sport, ma vorrebbero servirsene a fini personali. Sono corpi estranei, che mettono a rischio l’integrità del sistema, e da cui lo sport deve difendersi in ogni modo.” LinkPer chi ha vissuto ed ha ben compreso calciopoli, sentir parlare ancora di
autonomia sportiva, non è altro che una provocazione di cui aver paura.
Dietro l’autonomia dello sport, alla cui base c’è da sempre l’appoggio del Presidente Uefa che ne ha fatto il proprio cavallo di battaglia, si è nascosto e si nasconde quel
potere capace di stravolgere i risultati sul campo, di variare in corsa regolamenti, di decidere chi può avere diritti e chi invece deve sottostare alle logiche affaristiche che il sistema ha deciso di proteggere.
Calciopoli, nonostante la tragicità di chi l’ha subito, è stato un modo per permettere al grande pubblico dei tifosi di
vedere chiaramente come si muovono le istituzioni sportive, capire quale è il vero spirito che le anima e avere uno scenario chiaro che non lascia dubbi sul perché si è voluto agire in un determinato modo, anche palesando malafede e non giustizia.
Spostando quindi l’attenzione dalle belle parole di Petrucci - quelle che parlano di etica e di valori dello sport - alla realtà, si precipita in un mondo di
compromessi, di chi vuole sbrogliare la matassa della malagiustizia di calciopoli con un accordo sottobanco, formalmente ricordato come “tavolo della pace”.
Abete come Petrucci. Con la stessa logica si temporeggia per più di un anno prima di dichiararsi incompetenti
falsando ancora una volta la realtà, quella fatta di interessi personali da proteggere, quella che si prende gioco dello sport e chi lo sport lo sostiene con la propria passione.
C’è la convinzione da parte di chi occupa una poltrona così importante come quella di Presidente del Coni, di poter
giustificare con belle parole, la bontà di quelle macchinazioni che nella realtà sono solo l’espressione di un chiaro fallimento.
Il potere, quello di cui hanno
abusato Petrucci e Abete, non nasconde la realtà. Anzi, più ne abusano e più emerge quel modo di operare dove l’etica, la correttezza e la lealtà proprio non trovano spazio. Le belle parole da oratori davanti alla melmosa realtà dove stagnano i più disparati interessi, deve rendere ancor più forte il desiderio di
contrastare chi si fa portavoce e protettore di interessi di parte. Ci chiediamo il perché, anche davanti ad una realtà che lascia poco spazio all’immaginazione, dove si usa in modo strumentale anche la parola "etica" per arricchire solo nella forma qualche discorso, Petrucci ed Abete possono continuare nella loro
politica di distruzione di uno sport da sempre vanto della nostra nazione. Ci chiediamo perché davanti ad una realtà di
fallimento tanto palese quanto drammatica, nessuno paga gli errori che sono costati la perdita di prestigio internazionale e la fiducia di chi per passione ha da sempre finanziato questo sport.
Ci chiediamo quando
fatti incontrovertibili saranno garanzia di equità tali da sostituire una politica sportiva fatta di sole parole che non possono giustificare la mediocre condizione che vive oggi il nostro sport.
Pubblicato da Professione Calcio
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