Giancarlo Abete, stando a quanto riporta
Tuttosport nell’edizione del 24 aprile, avrebbe avuto una brillante idea: candidare
Giandomenico Lepore quale futuro procuratore federale (o giudice della corte di giustizia federale). Un invito ad entrare dalla porta principale, nel
malleabile mondo della giustizia sportiva italiana.
L’ex procuratore capo di Napoli, in pensione dallo scorso dicembre, dopo aver coordinato fino alla conclusione del processo le
lacunose indagini di calciopoli con i pm Narducci, Beatrice e Capuano, potrebbe prendere il posto del super procuratore Palazzi che è a termine del suo mandato, già in deroga di un anno.
L'ennesima provocazione, se confermata, del calcio italiano targato Abete.
La sequenza infinita di
istigazioni di questo governo del calcio, ci costringe a
ricordare con più fermezza calciopoli, che deve essere un argomento riproposto in ogni momento, in quanto è lo specchio che riflette l’amara realtà di una giustizia che solo grazie a uomini di potere ha potuto partorire un abmonio giuridico di tale portata. Lepore è un uomo di potere (colui che
«tiene sotto schiaffo il Tribunale di Napoli») che è entrato a piene mani nella gestione
dell’imbroglio, che ha fatto giustizia nella confusione mediatica avallandola, con indagini prima, processo e sentenza poi, che non possono essere considerati atti di garanzia e chiarezza, ma solo un evidente esercizio di imposizione e di potere. Le motivazioni che hanno accompagnato la prima sentenza penale di calciopoli lasciano più dubbi che certezze e la relazione con relativa prescrizione dei reati firmata da Palazzi nel luglio del 2011, che addebitava ad altra squadre illeciti sportivi, la conferma del delitto perfetto. Non dimentichiamoci che fu lo stesso ex procuratore capo a dire, il 26/07/2006:
«Dato a Borrelli atti che si potevano dare: una legge ce lo consente»; ed oggi sappiamo bene quelli che non si potevano dare…
Il filo comune che lega l’inchiesta penale a quella della giustizia sportiva
è la selezione e la scelta di chi colpire e chi salvare.
Lepore e Palazzi, due facce di una stessa medaglia, che hanno potuto indisturbati, prendersi gioco anche della nostra intelligenza. Ed ora l’uno potrebbe subentrare all’altro.
Palazzi, che sta lottando contro il tempo per arrivare ai deferimenti sul calcio scommesse che dovrebbero essere resi noti nei primi giorni di maggio, con un futuro (forse) da giudice sportivo (o forse altra deroga per concludere il suo lavoro di procuratore federale), parla pubblicamente dell’inchiesta con
atteggiamento provocatorio. Queste le sue parole:
«I giocatori si sentono tranquilli? Noi invece parleremo con i deferimenti».
C’è da aver paura di queste affermazioni, perché le
analogie con calciopoli si moltiplicano di giorno in giorno. La stampa pubblica novità coperte da segreto istruttorio che come bombe ad orologeria colpiscono qua e là…(casualmente?). Palazzi deve velocizzare e sappiamo bene che
quando conviene la giustizia sportiva giudica anche solo in base al sospetto e crede alla prima chiacchiera utile ad avallare qualche progetto ben architettato … Non sempre è conveniente velocizzare, a volte passano anni prima che ci sia una pronuncia ed il più delle volte con reati già prescritti (casualmente?).
Questa nuova ondata di indiscrezioni sembra, alla pari di quanto successo nel 2006,
preparare il terreno a nuove condanne ben indirizzando in tal modo il sentimento popolare, predisponendolo ad accettare forse un’altra situazione di comodo. Abete occupa ancora la stessa poltrona del 2006 e Palazzi è ancora il procuratore federale. Entrambi sanno già come gestire, indirizzandola, un’inchiesta sportiva. Lepore dal canto suo, ha già avuto modo di avere una panoramica del calcio italiano scegliendo da subito da quale parte schierarsi.
Con questa possibile successione (se confermata) nel segno della continuità,
quali garanzie di giustizia ed imparzialità possiamo aspettarci? Pubblicato da Professione calcio
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