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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 04/05/2012 16:28:06
Scusi, signor Rossi

 

E’ curioso osservare come certi episodi di cronaca riescano a tirare fuori il peggio di noi.
Minuto 32 di Fiorentina Novara, una partita delicata in chiave salvezza. I viola sono sotto di due reti e Delio Rossi decide un cambio: Oliveira per Ljajic. Il ventenne serbo non la prende bene e va fuori applaudendo sarcasticamente il suo allenatore e rivolgendogli delle parole che i media riporteranno come un insulto alla sua famiglia.
Si scatena una rissa. Delio Rossi si avventa sul ragazzo e lo prende a pugni, prima di far segno all’arbitro e al quarto uomo, che non oppongono alcuna reazione, che va tutto bene e il match può riprendere. Montolivo realizzerà una doppietta e la partita finirà con un pari. La notizia si diffonde rapidamente sul web, suscitando in un primo momento ilarità e sconcerto.

E’ proprio di Sconcerti la prima voce dei media a condannare l’episodio, perché, come scrive sul Corriere della Sera – Blog ‘Lo sconcerto quotidiano’, “credo che picchiare chi ci provoca sia sempre una risposta inaccettabile”. Il giornalista rincara la dose, aggiungendo che qualora Ljajic querelasse Rossi per lesioni, “sapremmo cosa ne pensa di un’aggressione la giustizia italiana”. Risponde L’Espresso blog, scomodando addirittura Shakespeare e ponendo la questione sul piano di un dualismo che francamente desta qualche perplessità: “Delio Rossi o Mario Sconcerti? That is the question”.
Gianfrancesco Turano è in vena di fratture e insiste con la spaccatura tra opinione web e opinione su carta stampata, agguantando l’argomento al volo in difesa della sua categoria e, già che c’è, buttando nel calderone di tutto e di più.

Ma andiamo con ordine. Eravamo rimasti al web che se la rideva e un poco si indignava per gli scapaccioni dell’allenatore al giovane giocatore. Inversione di marcia nel momento in cui si diffonde la voce che gli schiaffoni sarebbero la reazione, di colpo giustificata e legittima, all’insulto gratuito contro la famiglia, con l’aggravante che il deriso sarebbe un figliolo disabile.
Delio Rossi diventa l’eroe vendicatore dei deboli e il difensore del luogo comune più comune mai escogitato dal genere umano, quello a metà strada tra Dio e la patria.
Lo stesso allenatore conferma in una breve conferenza stampa di non transigere di fronte alla mancanza di rispetto nei confronti della sua persona, del suo lavoro, della squadra che allena e della sua famiglia.
Sacrosanto, signor Rossi. Lei porta il nome con il quale l’italiano medio è conosciuto nel mondo e con i suoi altrettanto scontati luoghi comuni si conferma tale. Ma non c’è bisogno di ricorrere a Padre Pio, basterebbe rifarsi un pochino al celeberrimo libretto di un autore, tal Cesare Beccaria, che abbiamo imparato a conoscere ai tempi del liceo, quando ci propinavano come compito di italiano il commento a qualche sua frase tratta dal Dei delitti e delle pene, nel tentativo mal riuscito di fare di noi dei cittadini civili. Lei è padronissimo di difendere ciò in cui crede, la sua famiglia e il suo lavoro e di pretenderne il rispetto, ma si ricordi che questo vale anche per gli altri. Persino per quei giovani che si ritrova ad allenare, verso i quali ha non solo l’obbligo di trasmettere nozioni su schemi tattici e impartire ore di sforzo fisico, ma anche e soprattutto il dovere di insegnare le regole dello sport.
Lei è una guida e un educatore, l’organizzatore del gioco e della filosofia che intende infondere a esso. Non può permettersi di far valere le sue regole solo per lei. Anche se Ljajic ha sbagliato, forse perché a 20 anni non gli è ancora capitato di trovare nessuno tra i suoi educatori diverso da lei.

Delio Rossi è stato esonerato coraggiosamente, in una fase delicata della stagione, dai dirigenti della Fiorentina, che hanno preso le distanze dal suo gesto violento. Apprezzabile, ma in questa vicenda nessuno purtroppo appare esente da ipocrisia.
I dirigenti viola sono infatti gli stessi che hanno sempre avallato i cori meschini dei loro tifosi, che ad ogni partita disputata contro la Juventus non perdono occasione per ingiuriare i morti dell’Heysel. Senza che l’opinione pubblica o la carta stampata si scandalizzino.
Quella stessa opinione pubblica che giustifica e celebra come un vendicatore Delio Rossi e quella stessa massa di giornalisti dall’etica contorta che intende recuperare verginità condannando a prescindere un gesto violento.

Gli uomini sbagliano sull’onda dell’emozione e della rabbia. Il suo, signor Rossi, è stato presumibilmente il gesto impulsivo di un padre deriso dal figlio. In un momento difficile, lei che dovrebbe essere la guida ha perso il controllo. Non amplifichi il gesto rivestendolo di legittimità, perché fallirebbe due volte.

E lei, Gianfranco Turano, non approfitti della situazione per specchiarsi vanitosamente dentro una professione che a torto riconosce di avere il diritto di influenzare il sentimento e le logiche popolari dall’alto dello scranno di una presunta verità. Il giornalista non deve insegnare niente. Ha il compito di riportare i fatti e qualora li commenti, studiare il modo di essere al di sopra delle parti, ammettendolo quando si adopera per dare un giudizio e giustificandolo secondo la sua formazione culturale. Separando le opinioni da quanto ha creduto di poter comunicare, ritenendolo ciò che era più vicino alla verità. Lei scrive: “Ma oggi finalmente, grazie alla libertà di espressione che il web garantisce, si può esprimere una verità alternativa e dire che è arrivato il momento di finirla con questi stronzetti di calciatori capricciosi e strapagati, che i giornalisti sono pennivendoli nemici del calcio e del tifo, che i giudici di Calciopoli sono gli esecutori di un complotto o, cambiando argomento, che le Torri Gemelle sono cadute perché i vetri erano puliti male” . La verità non è alternativa, la verità è ricerca. Spesso depistata proprio da chi ha l’obbligo per mestiere di farne la sua legge.

Rimane la massa senza nome dei tanti giudici e opinionisti del web, forumisti e frequentatori di social network. Una marea che a occhio può contare qualcuno che abbia partecipato ai movimenti del ’68 e tanti che hanno beneficiato dei cambiamenti che da quel fermento culturale derivarono. Sappiano che se non hanno dovuto sostare in punizione sui ceci a scuola e se oggi è possibile denunciare un insegnante che maltratta i loro figli schiaffeggiandoli e ingiuriandoli, lo devono a quel discusso e controverso periodo storico oggi in discussione. Facciano in modo che non siano i loro figli a schiaffeggiare e ingiuriare i loro insegnanti.
A tutti, anche a me stessa, una prece. Prima di premere invio verificare che quanto scritto sia davvero il frutto del nostro pensiero. Sempre che si desideri averne uno.
“Perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a' delitti, dettata dalle leggi". (C. Beccaria, Dei delitti e delle pene)


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