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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 10/05/2012 07:54:13
La stella e il francobollo

 

"La vera sfida tra noi e le milanesi? Loro a mettere la seconda stella, noi la terza". ( Gianni Agnelli.)
Non a caso la frase sta facendo il giro del web. Il 30° scudetto vinto dalla Juventus colma la terza decina e ci ritroviamo davanti a un altro gioco del destino. Come ricorda Sconcerti sul “Corriere della sera”: “La stella non è un’istituzione ufficiale, è l’idea, pensa un po’, di Umberto Agnelli quando la Juve, nel ’58, vinse il decimo scudetto” . Un giovane Umberto Agnelli era allora presidente della Juventus, oggi tocca al figlio Andrea.

Tutto l’ambiente bianconero ha apposto il sigillo della terza stella sulle maglie della Juventus. Calciatori, dirigenti e tifosi. E ha preso corpo una querelle non tanto sull’esigenza di tenere il conto degli scudetti, quanto sulla necessità di esibirli.
Scrive Sconcerti: ”… la Juve ha vinto trenta scudetti, ma è anche vero che per slealtà sportiva e illecito strutturale, due le sono stati tolti con sentenza definitiva emessa da tutti i gradi della giustizia sportiva. Quindi la Juve ne ha certamente vinti trenta, ma ne può esibire pubblicamente 28. I due che mancano non potranno mai essere riconosciuti. E’ come non li avesse vinti, tanto che uno è stato assegnato a un’altra squadra…”, puntualizzando che ” tutto quello che va sulle maglie ufficiali deve essere concordato con la Lega” e che “la federcalcio non potrebbe inoltre che deferire la Juventus per il significato eversivo dato dalla stessa Juve alla terza stella”.
Parole pesanti. Anche troppo, dal momento che Platini ha già fatto capire che la questione è, come al solito, tutta italiana e che sotto il naso della FIGC, proprio nella persona del suo presidente, 29 scudetti erano già stati bellamente esposti nel corso dell’inaugurazione dello Juventus Stadium.

Ci sarebbero da segnalare alcuni mal di pancia di area nerazzurra, ma si sa, trattasi di qualche artista dalla bocca larga, al quale non è andata giù di dover spegnere le luci di San Siro anzitempo e di aver ceduto la palma di spettacolo più bello dopo il big bang alla Vecchia Signora Gioventù.
Andrea Agnelli ha risposto che gli scudetti vinti sul campo sono 30, come anche la Procura di Napoli ha certificato quando ha stabilito che il campionato 2004/2005 non è stato alterato e il successivo nemmeno investigato. Ha anche anticipato che gli Juventini troveranno una sorpresa sulle maglie bianconere della prossima stagione. Tra le ipotesi più accreditate la registrazione di un marchio che ingloberebbe una terza stella dall’improbabile design o posizionamento e l’ultima anticipazione di SKY che vorrebbe presente, nero su bianco o forse il contrario, la celeberrima frase di Boniperti, secondo il quale “alla Juventus vincere non è importante, ma l’unica cosa che conta”.

Dappertutto è un fiorire di loghi fai da te e l’interesse sale e surriscalda l’atmosfera al punto che il calore sveglia dal torpore incompetente anche l’austero Abete che ha tuonato, come scottato dalla situazione incresciosa: “La Federazione deve far rispettare le regole” . E di fronte all’ipotetica sorpresa di Agnelli ha promesso una pronta risposta da una FIGC che ha rispetto del mondo del calcio.
Pare che Abete abbia rilasciato a SKY queste dichiarazioni e mi domando davvero con quali sofisticate tecniche di drenaggio i tecnici fonici siano riusciti a isolare la sua voce dalle sonore risate che devono aver rumorosamente contagiato gli astanti.
Perché almeno uno solo degli inviati di qualche giornale o emittente non chiede ad Abete una volta per tutte che significato e che valore abbiano per lui le parole: rispetto delle regole?

Il processo sportivo celebrato contro la Juventus nel 2006 rimane quell’aborto giuridico sentenziato dal giudice De Biase. Calciopoli scoppiava mentre si sgonfiava passaportopoli e un dirigente e un calciatore interista patteggiavano dinanzi a un giudice le sanzioni per alcuni reati penali commessi con l’ausilio di un noto ribaltatore.
Uno degli scudetti revocati alla società bianconera fu generosamente elargito proprio alla squadra di quel dirigente e di quel giocatore, che secondo l’ex presidente della FIGC, che si raccomandava al telefono con gli arbitri di non favorire la Juventus, non poteva essere retrocessa alla luce dell’ingente patrimonio sperperato dal suo presidente nel calcio italiano grazie ad alcuni accorgimenti finanziariamente creativi, per il condono dei quali si studiò il modo di inserire patteggiamento e pentimento nel Codice di Giustizia Sportiva con logica avversa a quella con la quale si elaborò l’inserimento dell’illecito strutturato per relegare in B la Juventus.
La stessa squadra beneficiava lo scorso luglio della prescrizione per essersi resa colpevole di illeciti sportivi mai dimostrati per la Juventus, sfuggendo con tale escamotage avallato dall'incompetenza della federcalcio alla revoca dello scudetto usurpato.

In questi giorni la cassazione ha respinto le richieste di alcuni pm e di un ex dirigente interista, Marco Tronchetti Provera, ex presidente della Telecom, come quel Guido Rossi che tolse lo scudetto alla Juve per consegnarlo all’Inter, che intendevano contrastare il pronunciamento della giudice Panasiti, secondo la quale i vertici Telecom erano al corrente dei dossieraggi illegali eseguiti da Cipriani anche ai danni dei dirigenti juventini. Come se non bastasse siamo in piena scommessopoli e la FIGC ha deciso di rimandare le decisioni che riguardano la serie A dopo gli europei di calcio.

Il presidente Andrea Agnelli ha osservato che con il ritorno alla vittoria la Juventus ha chiuso un cerchio, ma il prossimo 10 giugno sarà emesso il consueto francobollo da 0,60 euro per la squadra che ha vinto il campionato di calcio di serie A e vi sarà stampato il n. 28, che esclude ufficialmente gli scudetti revocati nel 2006.
Anche Alessandro Del Piero ha detto: “Terza stella? Sul cuore l’abbiamo, sul campo pure, ma quello che viene determinato da altri criteri è da rispettare, non dobbiamo andare oltre”.
Forse psicologicamente Alex si sta preparando ad andare oltre la Juve, forse verso una futura, legittima carriera di dirigente, e quindi politico, dello sport.

Ma Jack Kerouac, al quale piaceva di più l’idea del viaggio che quella della meta, così come a noi piace di più l’idea della giustizia che quella di un accomodamento posticcio, ha suggerito: “Si può sempre andare oltre, oltre, non si finisce mai”.
Il rischio c’è, equivale a una resa, lo dice Chris nel film "Match point" di Woody Allen del 2005: “A volte si impara a mettere lo sporco sotto il tappeto e andare avanti, altrimenti si viene travolti” . E’ un rischio che abbiamo già corso e che la Juventus ha già superato. Anche se solo su un campo di calcio.


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