L’arte del compromesso, cioè la strategia atta a creare confusione, sembra essere diventata l’attività prediletta dei rappresentanti delle nostre istituzioni sportive, sempre più decontestualizzata da una realtà che ne mostra impietosamente i limiti.
E così l’incompetente Abete, trova il coraggio nel giorno della festa del 30° scudetto della Juventus, di dichiarare:
"Penso che occorre essere chiari, come ho fatto ieri e anche molto rispettosi. Ci sono delle titolarità che sono in capo alla federazione e opportunità che riguardano i club, non i singoli club ma tutti. Il presidente della federazione ha il diritto e dovere di ricordare il sistema di regole nel grande rispetto della storia, delle emozioni e dei sentimenti attendiamo con serenità le riflessioni, le valutazioni e le proposte della Juve e saranno oggetto di una valutazione".La questione terza stella non sarà altro che una valutazione, un
compromesso su una proposta che la Juventus dovrà porre al mondo dello sport. Le stesse istituzioni che dichiarandosi incompetenti non hanno riconosciuto una verità storica che la stessa giustizia sportiva, nel luglio del 2011 con la famosa relazione di Palazzi ha messo nero su bianco evitando sanzioni per i club interessati con la contestuale dichiarazione di prescrizione, oggi si trovano davanti ad un altro bivio che vorrebbero superare come fatto fino ad oggi:
non decidendo! Compromesso annusato anche dalla Gazzetta dello Sport, che nell’edizione del 13 maggio ha posto l’accento sul contenuto del
comunicato ufficiale della Lega calcio di assegnazione del titolo di campione d’Italia, perché a differenza degli anni precedenti non è stato indicato il numero degli scudetti. Nel 2010-11 il comunicato recitava: «Sabato 14 maggio la Lega nazionale professionisti Serie A e Telecom Italia consegneranno al Milan, società vincitrice del 18° scudetto, la coppa di campione d’Italia 2010-11». Nel 2009: «società vincitrice del 17° scudetto». Per questa stagione la dicitura scelta è stata la seguente: «alla Juventus, società vincitrice dello scudetto 2011/2012».
Giancarlo Abete si nasconde anche in questa circostanza fuggendo per l’ennesima volta dalle proprie responsabilità, dichiarando in diretta rai mentre assiste ai festeggiamenti bianconeri:
“..gli scudetti sono 28, quelli sanciti dalla decisione di un organo di giustizia sportivo, non della Federcalcio, ma del Coni. Sono 28 come ha anche detto Blatter nella sua lettera di complimenti alla Juventus».Ricapitolando: la Lega calcio evita l’argomento non riportando il numero di scudetti vinti; Abete aspetta di conoscere la proposta di Agnelli e scarica le responsabilità sul Coni appoggiandosi tristemente alla lettera di Blatter; Petrucci ribalta la fritta:
"Rispetto tutti e non esprimo giudizi. Faccio il presidente del Coni e la federazione ha una sua autonomia e ha delle regole. Non voglio entrare nel merito". Tutti incompetenti un’altra volta! L’unica via di salvezza sembra essere quella di un eventuale escamotage capace di rassicurare i tifosi e le istituzioni.
L’unica certezza è che titoli vinti sul campo vengono trattati dal 2006 come merce di scambio dove la giustizia, quella che ha dimostrato di
non essere per tutti uguale, permette ancora ad una squadra di fregiarsi di un titolo di cartone, evitando di pronunciarsi per opportunità sulla legittimità di una vittoria consacrata dal campo e ricostruita dalla semplice sequenza degli eventi, che scomposti volutamente hanno annebbiato le convinzioni di un popolo antijuventino.
Cambiano gli scenari ed anche le responsabilità su alcune valutazioni, quello che rimane come dato certo, da ricavare facilmente anche da una sterile polemica come quella sulla terza stella,
è l’incapacità di un sistema calcistico che attraverso le sue istituzioni ed i suoi uomini non sa dare certezze e garantire parità di trattamento. L’immagine che ne esce è sempre più quella di un sistema corrotto, dove la giustizia finisce per essere il paracadute salva poltrone, strumentalizzata in modo talmente evidente da non poter più nascondere il suo vero volto.
Il dato che allarma è che a fronte di principi sbandierati come l’oramai famosa affermazione del presidente Figc: “l’etica non va in prescrizione”, dobbiamo confrontarci con un mondo
che si regge solo sul compromesso e non sul rispetto delle regole e dello sport. Pubblicato da Professione calcio Commenta l'articolo sul nostro forum!