L’ipocrisia accompagna fin troppo spesso i discorsi dei nostri politici del pallone (o nel pallone) e tra promesse mai mantenute e il solito sguardo al futuro, vengono riempite pagine vuote di concretezza ma intrise di chiacchiere.
Direte voi: in un mondo sportivo dove il sentimento popolare finisce per essere la prova per giustificare una condanna (calciopoli ha indicato la via), nulla è meglio che qualche parola ben assestata e diffusa con la complice alleanza mediatica, per rispolverare un’immagine ammuffita da una condotta povera di idee.
Sarà per questo che
Albertini, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, riprende vecchi argomenti riproponendoli in veste romantica e come obiettivo di crescita.
«Programmare a lungo termine, dare fiducia ai giovani, perché russi e sceicchi non possono essere i nostri punti di riferimento», «… bisogna tornare a una gestione sostenibile, per salvaguardare il calcio, che non è solo business ma anche senso d’appartenenza, tessuto sociale». Ed ancora: «Bisogna operare in più direzioni. Intanto, restituendo centralità al progetto sportivo, che ultimamente abbiamo trascurato troppo.» L’opportunità è quella di presentarsi così, con belle parole e forti promesse, la realtà è cosa ben diversa.
Per l’intero campionato si sono rincorse dichiarazioni di presidenti, allenatori e vari addetti ai lavori, inneggianti a
presunti favoritismi arbitrali che avrebbero in qualche modo condizionato l’esito di alcune gare. Da Zeman a Zamparini, da Galliani a Moratti, il leitmotiv è stato sempre lo stesso: mostrarsi vittime di un sistema approfittando del momento per sperare - a volte pretendere - nella compensazione. Le istituzioni hanno ascoltato, qualche volta replicato con parole più o meno dure, ma senza infliggere particolari sanzioni seppur previste dai regolamenti. Deroga ovviamente necessaria per mantenere il consenso e rimanere attaccati alla poltrona.
Con lo scoppio del
calcio scommesse, Simone Farina è stato portato in trionfo da tutto il mondo sportivo come esempio di onestà. Blatter ha di recente invitato il giocatore del Gubbio al Congresso Mondiale che si aprirà giovedì 24 maggio a Budapest. Pochi sanno e molti nascondono, che Palazzi ha fatto trascorrere ben 40 giorni prima che la denuncia di Farina, fondamentale per l’inchiesta sul calcio scommesse, venisse trasmessa alla Procura di Cremona che stava seguendo l’indagine. Oggi si parla di processi veloci, di rispetto delle regole, di pugno di ferro. In realtà la faccia mostrata dalla giustizia sportiva dopo lo scempio di calciopoli e quello che ne è seguito, fa ancora più paura e le dimenticanze dell’integerrimo Palazzi, con la sua tempistica a doppia velocità, non possono dare garanzia di giustizia ed equità. Si ostenta consapevolmente perché è più semplice poter gestire che far rispettare le regole.
Tutto questo accompagnato dalle solite
incertezze di chi dovrebbe garantire il corretto andamento di tutto il mondo sportivo. E questa incapacità, unita al costante bisogno di consenso per mantenere il ricco incarico, porta alla solita (non) gestione dei problemi. Lo scarica barile delle responsabilità, con tempi biblici per delle risposte che il mondo sportivo deve (dovrebbe) poter garantire nell’ immediato (l’esposto della Juve ha avuto risposta di “non competenza” dopo ben 14 mesi); le solite contrattazioni secretate (il caso Preziosi ne è l’emblema); le anticipazioni della stampa di documenti segreti di un inchiesta ancora aperta (il verbale di Carobbio)… E quali sono le prese di posizione davanti a tanta negligenza? Ovviamente nessuna.
Albertini nella sua intervista si chiede perché non possiamo imitare la Spagna, la Francia, l’Inghilterra, oggi modelli di riferimento per un certo modo di concepire il calcio e lo sport.
La risposta è presto data: non possiamo perché in Italia la classe dirigente ha bisogno del compromesso per mantenere il consenso e quanto sopra esposto non è che un piccolo esempio di come una casta, prima ancora che dare centralità al progetto sportivo, protegge i propri interessi nel modo e nei tempi dettati dalla logica della convenienza.
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