“L'acqua vò 'a pennènza e 'a forma vò 'a sustanza”. Recita così uno dei tanti proverbi della saggezza popolare, volendo intendere che la prima necessita della pendenza per non farsi stagnante e maleodorante e la seconda della sostanza per non esaurirsi in fumo senza arrosto.
La triplice inchiesta del calcioscommesse procedeva secondo Tuttosport fino al 29 maggio a due velocità: a raffica da Cremona e Bari e con estrema calma e cautela dalla procura di Napoli. Nella rubrica “Palazzo di vetro”, appena 4 giorni or sono, Palombo si rifiutava di credere al pettegolezzo che avrebbe voluto qualche occhio di riguardo posarsi sullo squadrone di De Laurentiis. La stoccata sarebbe da inquadrarsi nella querelle animata tra il giornale rosa e il presidente celeste a proposito del sorteggio dell’anno scorso, che lo vide non gradire il calendario del campionato riguardo alle partite che il Napoli avrebbe giocato in prossimità degli impegni di CL.
Le inchieste di scommessopoli stanno mettendo duramente alla prova la partecipazione di diverse squadre ai tornei continentali, ragione per la quale, pungolato dalla stampa, il pool di PM napoletani che vede impegnata anche la vecchia conoscenza Stefano Capuano sotto la guida del procuratore aggiunto Gianni Melillo, ha presentato finalmente la forma che si celerebbe sotto il fumo nel quale sembrava rimanere nascosta la posizione del Napoli. Palombo aveva invocato anche una sollecitazione da parte di Abete, preoccupato dal silenzio assordante che giungeva dalla terra partenopea e alimentava il sospetto che l’attesa, trascorsa tra gli amabili contatti che sarebbero intercorsi, a detta di Tuttosport, tra gli ottimi amici Palazzi e Melillo, avrebbe potuto posticipare alla stesura delle liste per la UEFA il procedimento sportivo nei confronti della società napoletana, senza metterne a rischio la partecipazione in EL. Illazioni, a quanto pare.
Secondo Il Mattino del 29 maggio siamo di fronte a un’indagine per frode sportiva su scenario associativo, che ruota attorno all’ammissione di almeno un tentativo di combine da parte dell’ex terzo portiere del Napoli Gianello. Il 15 giugno 2011 Gianello fu interrogato in procura, ammettendo di essere stato contattato dai fratelli Federico e Michele Cossato, ex compagni di squadra del Chievo e da Silvio Giusti per convincere alcuni compagni di squadra a far perdere il Napoli nel match dell’ultima giornata del campionato 2009/2010 contro la Sampdoria. La partita, giocata il 16 maggio, fu vinta per 1 a 0 in casa dai blucerchiati, che ottennero la qualificazione ai preliminari di Champions. Gianello avrebbe chiesto aiuto a Paolo Cannavaro e Gianluca Grava, che si sarebbero opposti con vigore al piano, negando l’episodio davanti ai PM come persone informate dai fatti. Agli ex calciatori Matteo Gianello e Silvio Giusti è stato notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari dalla procura di Napoli, che oltre ad aver trasmesso gli atti alla FIGC ha depositato la richiesta di archiviazione per una serie di altri indagati: Federico Cossato, Michele Cossato, Gianluca Di Marzio, Giuseppe Santorum, Demis Gasperi, Dario Passoni, Luca Ariatti, Ernesto Renzi, Paolo Franchetti, Mario Zamboni, Gianfranco Parlato per le presunte alterazioni delle partite: Napoli-Parma del 10 aprile 2010; Lecce-Napoli dell'8 maggio 2011; Brescia-Catania dell'8 maggio 2011; Napoli-Inter del 15 maggio 2011 (tirata in ballo per il sospetto di aver consentito l’accesso in CL a entrambe le squadre con il più classico dei biscotti); Catania-Roma del 15 maggio 2011 e Palermo-Chievo del 22 maggio 2011.
Cosa rischia il Napoli? La partecipazione in EL, a causa dei punti di penalizzazione derivanti dall’eventuale condanna della giustizia sportiva per responsabilità oggettiva della società, squalifiche per i tesserati colpevoli di omessa denuncia e un’ammenda. Secondo Il Mattino “Viaggia su un altro binario, invece l’inchiesta del pool dell’aggiunto Rosario Cantelmo, che ipotizza il controllo di flussi di scommesse da parte della camorra stabiese”. A questo proposito Tuttosport cita l’episodio Napoli Parma del 10 aprile 2010, allorchè il futuro latitante (dal 5 maggio 2011) figlio del boss di Secondigliano Antonio Lo Russo assistette alla partita da bordo campo, in qualità secondo De Laurentiis di dipendente di un manutentore dello stadio. Per la Repubblica dell’8 giugno 2011 “il confidente aveva indicato anche un altro episodio sospetto: il flusso anomalo di puntate registrato nella periferia Nord quando, nell’intervallo della gara terminato con gli azzurri in vantaggio per 1-0, si impennarono le giocate sulla sconfitta del Napoli”. La partita fu vinta per 3 a 2 dal Parma.
Scommessopoli ha decretato una nuova sconfitta per il calcio, che Mario Monti ha sintetizzato nel suggerimento di fermare questo sport per almeno 2 o 3 anni. Si è levato un coro di “no”, capitanato dal presidente della FIGC, eppure si potrebbe cominciare mettendo le sorti del pallone nelle mani di qualcuno che si riveli più competente. Per citare ancora Palombo, che non sia disposto a rimanere prigioniero delle procure, “con buona pace di una par condicio dei processi sportivi sempre più problematica e lontana”.
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