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Attualità di N. REDAZIONE del 10/06/2012 09:20:37
Heysel non è il nome di un bar

 

39 vittime innocenti, ma evidentemente non bastano. Allucinante doverne ancora difendere la memoria, a 27 anni dalla strage, dal vilipendio impunito negli stadi, dalla ignoranza, dai luoghi comuni e dalle leggende metropolitane dell'informazione. Quella partita si gioca ancora troppe volte in luoghi più sbagliati di quello stadio. Cerchiamo tutti insieme una rivincita morale per le famiglie di quei poveri morti, pretendendone il rispetto dalle istituzioni del calcio, ma iniziando anche ad esigere risposte che a volte tardano ad arrivare proprio da chi dovrebbe per deontologia professionale raccontare solo la verità.

Gent.mo sig. Guarneri, ero in macchina ieri sera ed ascoltavo alla radio, letto dalla speaker, il suo testo relativo alla strage dell'Heysel: "1985 – E’ il giorno della “Strage dell’Heysel”. A Bruxelles, 39 persone muoiono e centinaia rimangono ferite, durante scontri scoppiati nella finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Per la cronaca, il trofeo va ai bianconeri, vincenti per 1 a 0 (contestato rigore di Platini al 56°)." Con molta franchezza, oso dirle che se fossi un familiare di una delle vittime dell'Heysel mi sentirei profondamente offeso dal contenuto di questa breve informazione. I morti ed i feriti non parteciparono ad alcuno scontro fra tifoserie perché furono aggrediti ingiustificatamente e barbaramente dall'orda selvaggia degli inglesi ubriachi. Gli scontri dei tifosi Juventini avvennero semmai con la polizia belga, successivamente, nella curva opposta, impegnando soltanto gli ultras bianconeri e non tifosi comuni. Riguardo la “cronaca” riferita al trofeo, mi permetto di farle notare che nessun calciatore o dirigente del Liverpool contestò il rigore fischiato a favore della Juventus dall'arbitro Daïna . La palesemente errata interpretazione arbitrale del fallo su Boniek, avvenuto nettamente fuori area, non legittima a riguardo alcun genere di accanimento terapeutico su quell'incontro di calcio, disputato fondamentalmente per gravi motivi di ordine pubblico e non certo per il crogiuolo delle moviole di Biscardi. Bisognerebbe fare comunemente tutti insieme lo sforzo di tramandare a quanti non conoscono quella tragedia una informazione corretta e pulita, non cedendo alle insidie di argomentazioni più consone al bar dello sport. Perdoni il mio spirito critico, ma sentivo di doverle comunicare quanto le ho detto.


Naturalmente non è seguita nessuna risposta

Di Domenico Laudadio

Sala della memoria dell’Heysel





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