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Farsopoli di P. CICCONOFRI del 17/06/2012 09:57:44
Narducci: vanto o vergogna?

 

Hanno capito tutti. Basta sparlare della Juventus o dei suoi tesserati e si ottiene un doppio risultato: visibilità e consolidamento del famoso sentimento popolare a sostegno di sentenze che ancora non convincono.

Troppo facile pubblicizzarsi il giorno dell’uscita del libro attraverso la polemica tanto cara agli italiani antijuventini per di più sostenuta nell'impianto accusatorio del processo calciopoli, con una visione necessariamente di parte, precisiamolo. Ancora una volta il buon magistrato in aspettativa, assessore al Comune di Napoli, non ha perso occasione per mettersi in mostra e promuove la sua fatica letteraria.

Per il popolo dei rancorosi, che l’ha conosciuto dal quel famoso “piaccia o non piaccia” , nessuna novità; per tutti gli altri una buona occasione per riflettere.
Un uomo di legge, un personaggio politico pubblico, vuol far passare come condanna definitiva quella che è solo una sentenza di primo grado e punta il dito contro chi – come Buffon - non è nemmeno sotto indagine lasciando credere alla sua colpevolezza.
E’ questo un comportamento di cui vantarsi o di cui vergognarsi? E’ da condannare o da premiare chi, non certamente per alimentare una sana cultura sportiva, può mandare un messaggio così distorto della realtà e della “giustizia”?

Narducci ha dichiarato su Radio 24: Io non avrei portato Buffon e Bonucci agli Europei…. era opportuno non portare nella competizione persone rimaste coinvolte”. Ed ancora sulla terza stella: “Le decisioni, all'epoca, della giustizia sportiva, furono decisioni giuste e a distanza di anni credo che si confermino sempre più giuste. Il tentativo ricorrente di rovesciare la verità dei fatti che è emersa e anche formalmente contrastare le decisioni della giustizia sportiva e degli organi federali cui ovviamente tutte le società di calcio professionistiche devono attenersi, anche quando questi verdetti e questi provvedimenti, come dire, possono non essere convincenti, questa è una provocazione che giudico pericolosa".

Dichiarazioni di una gravità assoluta, lesive dell’immagine della Juventus e dei suoi tesserati.
A distanza di anni quelle decisioni - le stesse che ricorda Narducci come giuste - sono risultate parziali, per ammissione stessa della giustizia sportiva, che pur preservando le società coinvolte dalle inevitabili condanne certificandone la prescrizione dei reati, ha dovuto rendere di pubblico dominio parte di quelle verità nascoste – la relazione di Palazzi di luglio 2006 è lì a dimostrarlo - che il prode magistrato vorrebbe ancora insabbiare.

Stendiamo un velo pietoso sul quel giudizio gratuito che chiama in causa direttamente Buffon, allo stato dei fatti nemmeno indagato. Narducci ha volutamente sposato la teoria colpevolista ben sapendo di attirare le simpatie dei molti accusatori della prima ora.

Come è possibile che nessuno tuteli l’immagine di un calcio sempre più bistrattato da chi ne sfrutta la popolarità in modo improprio veicolando un messaggio non corretto?
Come è possibile che un uomo di legge, che presto tornerà a fare il magistrato, si presti (ancora) a simili polemiche?
Come è possibile che la Juventus, Buffon e Bonucci non pretendano rispetto per la loro immagine?

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